TANGO BOND, BUFERA
SULLA TASK FORCE

5 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Trecentomila sul piede di guerra. Sono i risparmiatori italiani che non hanno aderito all´offerta di Buenos Aires: temono che gli 8 miliardi di bond rimasti nelle loro mani si trasformino in carta straccia. E cominciano a maledire il giorno in cui hanno seguito il consiglio della Tfa, la Task Force Argentina creata dall´associazione dei banchieri italiani (Abi) perché ha consigliato di non accettare lo swap in quanto l´adesione al di fuori dell´Argentina non sarebbe stata elevata.

Le associazioni dei consumatori hanno attaccato l´operato del suo presidente, Nicola Stock. Lo ha fatto l´Adiconsum tra i primi chiedendo «come si intende proseguire nell´azione di tutela dei risparmiatori» nonché «una spiegazione plausibile sull´errata valutazione di adesione internazionale alla proposta argentina» e chiamando in causa «specifiche responsabilità dell´Abi che ha condiviso e appoggiato con una divisione formale del proprio comitato esecutivo le indicazioni della Tfa».

In attesa di conoscere le contromosse di Stock – si parla di possibili arbitrati internazionali – le speranze dei risparmiatori sono ora affidate alla possibilità che i responsabili del Fondo Monetario Internazionale convincano il paese sudamericano a riaprire i termini dell´offerta, tenendo conto che in tutto il mondo ci sono ancora 20 miliardi di bond, compresi quelli italiani, che non sono stati consegnati. Per i risparmiatori italiani la giornata decisiva potrebbe essere quella di domani.

Quando è previsto l´incontro tra il presidente spagnolo del Fmi, Rodrigo Rato, e i rappresentanti del governo argentino che ancora ieri ha sbandierato il 70,07% di adesioni all´offerta di cambio delle obbligazioni come una vittoria definitiva. E non intendono concedere alcuna riapertura per ritardatari o pentiti. Ieri lo ha detto chiaramente il ministro dell´Economia Roberto Lavagna: «I bond potrebbero permanere per sempre in default».

Mentre l´Italia nella sua richiesta di rivedere i termini dell´offerta è sostenuta dai paesi del G7, più difficile capire quale sarà l´orientamento del Fondo Monetario. In campo due schieramenti contrapposti. «L´Argentina deve chiarire come intende accordarsi con i creditori esclusi e deve trovare un modo che dia garanzia di fiducia», ha anticipato l´italiano Pier Carlo Padoan, direttore esecutivo dell´Fmi.

A suo dire il problema del debito argentino «non è ancora risolto», sebbene sia stato ridotto da 191.254 a 125.283 milioni di dollari. Di diverso parere il numero tre del Fondo, il messicano Augustin Carstens, ex sottosegretario alle finanze del governo Vincente Fox, il quale ha definito il 70% di adesioni come «un ottimo risultato e un passo importante per l´economia argentina».

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