TANGO BOND, BUENOS AIRES RILANCIA SUI RIMBORSI

1 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il governo argentino apre alle richieste dei creditori, riducendo il taglio del gigantesco debito in default. Ma il passo in avanti è modesto, dicono le anticipazioni: invece di veder evaporare il 75% dell’investimento iniziale, i detentori di bond argentini potrebbero – nella migliore delle ipotesi – perdere «solo» il 60%.

L’annuncio della proposta del governo argentino è atteso per le prossime ore. Ci hanno lavorato il ministro dell’Economia Roberto Lavagna e lo stesso presidente Nestor Kirchner nel weekend. L’aspettativa è grande in Argentina e all’estero, dove si trova il 60% dei creditori. L’Italia è il Paese più esposto: 400 mila risparmiatori sono coinvolti nel crac del 2001, il più grande di uno Stato sovrano. Le trattative tra l’Argentina e i rappresentanti dei creditori non prevedono la restituzione del denaro, ma lo scambio tra i vecchi bond senza più valore con nuovi certificati. E’ sulla base delle caratteristiche di queste obbligazioni (rendimento e scadenza) che si valuterà la perdita reale per chi aveva investito in Argentina.

Buenos Aires, per mesi, ha usato il taglio nominale del 75% come una sorta di linea del Piave, oltre la quale le condizioni economiche dell’Argentina non avrebbero permesso di spingersi. Ora, dicono le anticipazioni, Kirchner ritoccherebbe il numero, ma senza rimangiarsi la parola. L’idea è includere nel debito non pagato anche gli interessi, maturati ma non onorati in questi due anni. Si tratta di 23 miliardi di dollari che, sommati al debito in default di 88 miliardi, porterebbero il nuovo totale a 105 mila miliardi. Così il taglio nominale resterebbe lo stesso (61 miliardi), ma la percentuale può essere letta in due modi diversi a seconda della convenienza.

Kirchner potrebbe vantarsi con gli argentini di aver limitato le pretese degli «speculatori» (così ha più volte definito i risparmiatori stranieri) e allo stesso tempo avrebbe qualcosa di concreto da offrire nelle trattative, rimaste finora sostanzialmente paralizzate.
Cosa cambia per i possessori dei vecchi bond? Probabilmente, i nuovi buoni offerti dal governo argentino, una volta chiuse la trattative, renderanno un po’ di più del previsto.

A oggi, l’ipotesi è di ridurre le decine di vecchie obbligazioni in circolazione a due o tre soltanto. Ai creditori stranieri verrebbero offerte due alternative: o un buono alla pari, valore nominale uguale a quello scaduto, ma con una scadenza lunghissima, 35 anni, e tassi di interesse crescenti nel tempo; oppure un buono scontato con il forte taglio proposto dal governo, e una durata minore, tra i 12 e i 15 anni. A entrambi i certificati potrebbe essere annesso il famoso coupon legato alla crescita argentina, cavallo di battaglia di Lavagna per convincere i creditori, ma che le banche responsabili dell’emissione hanno detto di considerare troppo complicato. I due bond sarebbero in dollari. Un terzo bond, in pesos, verrebbe offerto ai creditori interni.

Una volta presentata l’offerta, nei prossimi giorni, dovrebbero ripartire le trattative con i comitati dei creditori, già convocati in Argentina nella seconda settimana di giugno. L’emissione dei nuovi certificati potrà avvenire dopo l’estate. L’idea è di mantenere l’offerta per il concambio aperta per un mese.

Copyright © Corriere della Sera. Riproduzione vietata. All rights reserved