SWIFT, RISCHIO PRIVACY IN BANCA

4 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Bruxelles lancia l’allarme privacy in banca e riapre il caso Swift. Nel mirino della Commissione europea sono finiti i rapporti tra gli istituti di credito di tutta Europa e Swift (Society for worldwide interbank financial telecommunications), il consorzio belga che cura la gestione di una fetta rilevante del traffico di denaro nel mondo.

Ma la vicenda tocca da vicino anche il Tesoro Usa che accede, grazie a speciali misure antiterrorismo, ai dati sulle transazioni finanziarie internazionali monitorate proprio dall’ente del Belgio. Dopo mesi di silenzio, adesso la Ue sembra insorgere. Secondo quanto risulta a F&M, l’Unione Europea ha avviato da poche settimane un’inchiesta che coinvolge tutti i sistemi creditizi europei, per verificare il rispetto delle regole sulla tutela dei dati personali.

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In prima battuta la Commissione ha allertato le ambasciate degli Stati membri a Bruxelles che, a loro volta, hanno girato il caso ai governi e alle autorità di vigilanza locali. E anche il Garante italiano per la privacy ha alzato il livello di guardia. La questione dovrebbe essere già arrivata ai piani alti del ministero dell’Economia e della Banca d’Italia. Via XX Settembre e l’istituto centrale devono rispondere a un vero e proprio questionario.

Cinque i punti cruciali. I vertici comunitari vogliono sapere, anzitutto, qual è il trattamento dei dati personali dalle banche Ue che aderiscono a Swift per gli spostamenti di denaro nel mondo. E poi accertare se le aziende creditizie sono effettivamente al corrente del passaggio di informazioni sui movimenti finanziari internazionali dal centro operativo Swift degli Stati Uniti alle authority americane. Poi il capitolo clienti. Bruxelles chiede se i cittadini coinvolti sono informati sulla destinazione dei dati personali e, soprattutto, se sono al corrente del fatto che le informazioni vengono messe in circolazione al di fuori del cosiddetto spazio economico europeo, verso un Paese terzo.

Ultimo fronte, quello dell’authority garante della privacy: la Ue vuole appurare se ci sono state violazioni delle leggi nazionali e se le autorità locali sono state adeguatamente informate. Incassate le risposte, Bruxelles prenderà le contromisure per quello che appare un vero e proprio intrigo internazionale. Tutto ruota attorno al modo in cui Swift utilizza i dati raccolti attraverso il monitoraggio delle operazioni finanziarie. Dati che, in teoria, dovrebbero essere usati per fini commerciali, ma che in realtà sono stati consegnati al Grande fratello americano per scopi diversi, come, appunto, la lotta alla criminalità e al terrorismo. E non è escluso che la Banca centrale europea fosse a conoscenza delle attività illegali del consorzio incriminato. E, nonostante ciò, la Bce non avrebbe fatto nulla per porre fine alla presunta attività di spionaggio.

Swift è un colosso che collega 7.800 banche di oltre 200 Paesi e gestisce quotidianamente movimenti per oltre 6 miliardi di dollari. L’inizio della vicenda risale all’11 settembre 2001, quando la Cia (il servizio d’intelligence statunitense) istituì un programma segreto per controllare le transazioni bancarie internazionali alla ricerca di trasferimenti di fondi da parte di organizzazioni terroristiche. Lo spionaggio bancario dell’agenzia investigativa venne alla ribalta della cronaca poco prima della scorsa estate, suscitando non poche polemiche in America e pure in Europa, dove già teneva banco l’affaire delle prigioni e dei voli segreti della Cia.

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