SVIZZERA O SAN MARINO? ECCO
CHI OFFRE DI PIU’

29 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Mentre il decreto Visco-Berani rende più soffocante il controllo sui movimenti bancari degli italiani, molti nostri connazionali cominciano a guardarsi intorno, oltre i confini. E gli istituti di credito stranieri si preparano ad accogliere il denaro proveniente dall’Italia.

Libero ha già ricostruito il ritorno in attività degli “spalloni”: il termine usato a Como per indicare i contrabbandieri. Negli anni ’50 attraversavano la frontiera carichi di whisky e sigarette; oggi invece, nascosti nel doppiofondo dei serbatoi delle loro automobili o infilati nelle cinture dei pantaloni, portano in Svizzera centinaia di migliaia di euro da depositare nelle banche di Berna. Ma per sfuggire al Grande fratello fiscale si possono percorrere strade molto meno avventurose.

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Un’indagine del Sole 24 Ore ha infatti dimostrato quanto sia facile depositare i nostri risparmi a San Marino senza ricorrere a bonifici e assegni, che qualche traccia la lasciano sempre. Se infatti il cliente non può arrischiarsi ad andare alla banca col contante in mano (rischiando di essere fermato dalla finanza), ecco che la banca si prende la briga di andare dal cliente. «Organizziamo un viaggio con due macchine con targa della Repubblica e quattro addetti della banca e preleviamo il cliente al suo domicilio», ha spiegato un funzionario. Soldi compresi.

Quanto a discrezione i banchieri sanmarinesi hanno ben pochi rivali. E per gli evasori fiscali, i dodici istituti di credito della minuscola Repubblica sono un vero paradiso.

Anzitutto, niente domande scomode sulla provenienza dei capitali. Basta presentare un documento d’identità e certificare le proprie attività, e nel giro di due giorni il conto è operativo. Sui movimenti di denaro poi, massima segretezza. A patto naturalmente di agire con assennatezza, ad esempio evitando i pagamenti con carte di credito; meglio le carte ricaricabili, che non lasciano indizi dietro di sè. Certo, segnalazioni antiriciclaggio ce ne sono, ma rimangono gelosamente custodite entro i confini di quello che è a tutti gli effetti uno Stato sovrano; e che blocca ogni rogatoria della magistratura per quelli che il suo ordinamento considera non reati penali, ma semplici illeciti amministrativi: come, per l’appunto, l’evasione fiscale.

E da quel che risulta a Libero le maggiori banche del Canton Ticino stanno riattivando le linee con l’Italia, con offerte “tutto incluso”, assai competitive rispetto a quelle praticate dai banchieri del Titano. Altri approdi per i capitali in fuga dai controlli fiscali a tappeto minacciati da Visco sono mete tradizionali come Montecarlo, dove però la verifica sull’origine dei soldi da depositare è rigorosa. E’ il nuovo corso dopo l’11 settembre, fanno sapere dal Principato: altra musica rispetto ai controlli, molto più laschi, degli anni ’90.

L’Austria offre un’alternativa praticabile, garantendo un anonimato pressoché assoluto. E la possibilità di investire in obbligazioni completamente esentasse per i non residenti. Una regola abolita nel 2001, ma l’ostacolo è aggirabile: investendo in titoli emessi prima di quella data o in polizze Vita, oppure aprendo un conto intestato a una società.

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