Svizzera alle urne: dirà no a reddito minimo da 2.260 euro al mese

30 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

ZURIGO (WSI) – Il 5 giugno non solo gli italiani, impegnati nelle elezioni amministrative, ma anche gli svizzeri saranno chiamati alle urne per decidere sull’introduzione del tanto discusso reddito minimo, in gergo tecnico reddito di base incondizionato (Rbi) in favore di tutti i cittadini, anche minori che perdono il lavoro.

Se dovesse passare, la proposta farebbe della Svizzera il primo paese a mettere in campo questo nuovo strumento da tempo oggetto di discussioni e polemiche, anche in Italia, cambiando radicalmente il sistema del welfare. Nella proposta soggetta al referendum svizzero del 5 giugno prossimo, il reddito minimo verrebbe elargito a vita, dalla nascita alla morte, in favore di tutti i cittadini  e avrebbe un importo pari a 2500 franchi svizzeri al mese, ossia 2.500 franchi (2.262 euro al cambio attuale) e 625 franchi per i minorenni (565,50 euro). Cifre che in Italia sono esorbitanti ma in Svizzera no, visto che si tratta di un importo poco sopra la soglia di povertà.

Il reddito di base incondizionato (Rbi) elvetico avrebbe come modello quello deciso in Finlandia e sarebbe attuato almeno in questa fase embrionale solo a titolo sperimentale dal 2017. Come spiegano i promotori dell’iniziativa del reddito di cittadinanza:

“Il Rbi si sostituisce alla maggior parte delle prestazioni sociali fino alla quota del suo ammontare (sussidi allo studio e familiari, aiuto sociale, assicurazione disoccupazione, ecc.). Le prestazioni sociali in contanti saranno mantenute per gli aventi diritto, per esempio nel caso della disoccupazione o delle prestazioni complementari”.

Il reddito di base si applicherà a coloro che lo vorranno, quindi chi è senza lavoro e secondo le ultime stime di Eurostat, in Svizzera il 13,8% della popolazione è a rischio di povertà. Ma quanto costa il reddito di cittadinanza? Si parla di cifre molto alte, circa 208 miliardi di franchi, equivalenti ad un terzo del Pil dell’intero Paese. Per finanziarlo, si ipotizza un aumento dell’Iva e delle imposte dirette, una tassa sulla produzione automatizzata e una sull’impronta ecologica.

A schierarsi contro la proposta è il governo elevetico, che mette nel mirino l’aumento di tasse che comporterebbe l’introduzione del Rbi e il fatto che potrebbe creare disincentivi a lavorare. A favore del reddito di cittadinanza invece i promotori del referendum che sostengono come lo strumento in questione possa sconfiggere la povertà, incentivando la formazione, lo studio e il volontariato, tutelando chi ha perso e chi perderà in futuro il lavoro a causa delle innovazioni tecnologiche.

A sostenere il fronte del sì troviamo Daniel Hani, imprenditore e regista svizzero e fuori dalla Svizzera personalità eccellenti come Robert Reich, economista ed ex segretario del lavoro degli Stati Uniti sotto la presidenza Clinton, e l’ex ministro delle finanze elleniche Yanis Varoufakis.

Gli ultimi sondaggi però danno la maggior parte degli svizzeri contrari alla proposta come riporta Il Corriere della Sera:

“Dai sondaggi pubblicati dalla stampa svizzera e riportati anche su uno dei siti ufficiali dell’iniziativa, basicincome2016.org, la maggioranza degli svizzeri è per il «no»: ma per i promotori sarà stato comunque un successo che il referendum si sia tenuto e che il tema sia entrato nel dibattito pubblico e soprattutto popolare. Circa il 40% degli interpellati ha detto che voterebbe «sì» alla proposta. Meno chiaro è che cosa accadrebbe se la proposta passasse. Una prima rilevazione statistica, effettuata dall’istituto Demoscope lo scorso novembre, quando il referendum venne presentato, mostrava come soltanto il 2% degli svizzeri smetterebbe di lavorare mentre oltre la metà di essi proseguirebbe la formazione e dedicherebbe più tempo alla famiglia”.