Super euro, gli effetti su famiglie e imprese

26 Gennaio 2018, di Mariangela Tessa

Il 2018 è nato sotto il segno del mini-dollaro: il biglietto verde ha perso finora oltre il 15% nei confronti dell’euro e circa il 10% sulle altre principali valute globali. Se questa è una notizia positiva per chi ha intenzione di fare a breve un viaggio negli Stati Uniti, quali sono i principali effetti del rafforzamento dell’euro su mercati, imprese e famiglie? Un’analisi approfondita sull’argomento è stata fatta da Vito Lops, in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore.

Partiamo dai mercati. Il mini-dollaro favorisce Wall Street, che non a caso continua a macinare record dopo record, ma crea problemi invece in Europa:

“Nell’ultima settimana, quella in cui l’euro è balzato sui massimi degli ultimi tre anni sul dollaro a quota 1,25, il (il listino tedesco, simbolo della forza dell’export con un surplus di 700 miliardi di l’anno) ha interrotto i rialzi perdendo l’1,5% in poche sedute” spiega Lops.

Discorso diverso il mercato del reddito fisso:

“Il super-euro in prospettiva potrebbe esercitare una pressione deflazionistica nell’Eurozona, complicando la strategia della di uscita dalla politica monetaria espansiva (a fine settembre dovrebbe terminare il quantitative easing ma non è da escludere a questo punto che vengano prorogati). Se così fosse i prezzi delle obbligazioni europee potrebbero restare sostenuti e i rendimenti, che si muovono in direzione opposta, restare molto bassi”

Per quanto riguarda invece le imprese europee:

Al momento un cambio a 1,25 non preoccupa (a parte per la violenza come sopra indicato) ma se tra qualche settimana il cambio dovesse portarsi a 1,3 e poi a 1,4 a quel punto verrebbe davvero toccata la soglia del dolore che equivarrebbe a un calo di esportazioni e utili.

Infine, le famiglie:

Chi stipula oggi un mutuo a tasso variabile deve essere consapevole che nel corso del tempo la rata aumenterà. Ci potrebbe essere qualche sorpresa positiva invece sui conti di deposito con offerte al rialzo. Ma purtroppo bisogna ammettere che di solito l’aggiustamento al rialzo dei tassi da parte delle banche avviene con molta più lentezza rispetto a quanto si vede generalmente sul mercato monetario e dei bond”.