Sul breve termine l’Italia puo’ sopportare tassi al 7%

22 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Ginevra – “Fondamentalemente, l’Italia e’ solvente”. Con questa semplice frase Jan Poser, chief economist di Sarasin, s’iscrive nel partito di quegli analisti contrarian che considerano esagerate le angoscie del momento.

Malgrado un inebitamento esorbitante, delle previsioni di crescita deboli per i prossimi anni, “l’Italia ha un vantaggio su cui pochi paesi possono contare”, scrive l’esperto della banca in uno studio pubblicato pochi giorni fa.

“Il paese ha un budget primario in eccesso (pre-interessi) pari allo 0,5% del Pil. E il FMI prevede che superi il 4% dal 2013”, ricorda l’economista, che cerca di gettare acqua sul fuoco.

Conseguenze pratica: la montagna di debito pari al 121,4% del Pil, scendera’ al 114,1% nel 2016. “Il risultato e’ chiaro, assicura Jan Poser: l’Italia non ha creato del debito in eccesso ne’ e’ andata a impesantire le sue finanze pubbliche questi ultimi anni”.

Alcuni suoi colleghi non sono cosi’ ottimisti. Mentre i mercati del debito fisso europeo si sono ancora una volta fatti prendere dal panico, due settimane fa i tassi di interesse italiano a dieci anni hanno superato il 7%. Un record.

Con un fardello del debito di 1.900 miliardi di euro, l’Italia e’ una vittima ideale delle speculazioni. “Il tasso al 7% resta sostenibile”, afferma in un’intervista al quotidiano svizzero Le Temps, Gustavo Bagattini, economista di RBC Capital Markets.

“Perche’ si finanzi a delle durate relativamente lunghe, a 7 anni di media’, l”Italia finira’ per subire lievi cambiamenti di tasso a breve termine”.

Roma, ricorda Sarasin, deve “solamente” rifinanziare 60 miliardi di euro da qui fino al 2011 e 326 miliardi fino all’ottobre del 2012. “Anche con un tasso dell’8% per prendere denaro a prestito per i prossimi 10 anni, il debito italiano non verra’ risucchiato in una spirale incontrollabile”, assicura Gustavo Bagattini.

Poser e’ di tutt’altro parere rispetto ai tanti economisti, tra cui Nouriel Roubini, che hanno dato per spacciata l’Italia e con lei il blocco a 17 dell’Eurozona.

Su una cosa ottimisti e pessimisti concordano, tuttavia: bisognera’ impedire che questa situazione perduri. Il neo incaricato premier Mario Monti deve agire in fretta.