Suicidio alla Commissione Europea

9 Dicembre 2015, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – La crisi economica e occupazionale non risparmia niente e nessuno causando oltre a problemi economici anche disagi a livello psicologico che possono sfociare in eventi tragici.

Denota una condizione di profondo esaurimento fisico e mentale, la sindrome di ‘burnout’, un mix di alienazione, disaffezione, disimpegno e inefficienza che può essere scatenata da diversi fattori come lavoro sottopagato, mancanza di collaborazione, ostruzionismo e anche aspettative deluse in termini di avanzamenti di carriera e quindi di aumenti di stipendio.

Sembrerebbe proprio una grossa delusione per una promozione attesa e non ricevuta ad aver spinto Gauthier Pierens, funzionario della Commissione Europea, a lanciarsi nel nuovo dalla finestra del suo ufficio al secondo piano del palazzo Breydel, diventata la sede della direzione generale per la crescita.

Brillante giurista francese, 40 anni, sposato e padre di 3 figli, cattolico praticante e da vent’anni funzionario della Commissione europea venerdì scorso, anche se la notizia è arrivata solo oggi, si sarebbe chiuso a chiave nel suo ufficio verso le 11 del mattino e compiuto il gesto estremo. Pierens, attento e scrupoloso funzionario, sembrava in attesa di una promozione da capo unità aggiunto a capo unità.

Invece della promozione però è arrivata una doccia gelata: un cambio di mansioni a d un livello più basso, desk officer.  Durante la sua attività di vice capo unità all’Unione Europea, Pierens si oppose ai compromessi politici suggeriti da un forte Stato membro europeo per la concessione di autostrade, ma  non gli venne confermato ovviamente che la sua retrocessione era dovuta proprio al suo atteggiamento sulal questione.

All’indomani della notizia trapelata del suicido di Gauthier Pierens, l’unione sindacale di Bruxelles, una delle principali organizzazioni dei lavoratori delle istituzioni Ue, ha denunciato con una nota il “moltiplicarsi di casi di depressione e esaurimento nervoso tra il personale come conseguenza di riorganizzazioni continue, riduzioni degli organici e sovraccarichi di lavoro”. L’accusa è pesante nei confronti della Commissione europea, colpevole di “non saper più trattare con umanità il suo personale”.