Sudafrica: polizia spara e uccide 30 minatori in sciopero

17 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

Johannesburg – Sono oltre 30 le persone uccise negli scontri di ieri tra i minatori in sciopero e la polizia sudafricana nella miniera di platino di Marikana, di proprietà della Lonmin, nel nordovest del Sudafrica. Lo ha detto oggi il ministero della Polizia. In precedenza i servizi di soccorso regionali avevano fornito un bilancio di 25 morti. Questi decessi si aggiungo ai dieci morti delle violenze di domenica scorsa. Gli scontri di ieri sono scoppiati dopo che la polizia ha tentato di disperdere le centinaia di minatori in sciopero da cinque giorni, per richiedere un aumento degli stipendi.

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Roma – Nuova pesante strage, nei pressi della miniera di platino di Marikana, in Sudafrica: 18 minatori sono morti uccisi dai colpi d’arma da fuoco delle forze dell’ordine secondo la stampa locale, mentre le vittime sono almeno 12 secondo la Reuters. La polizia ha aperto il fuoco con armi automatiche contro un gruppo di minatori in sciopero, alcuni dei quali armati di machete o di bastoni, provocando la strage, senza precedenti in questi ultimi anni. La Reuters ha contato almeno dodici corpi, mentre la principale agenzia locale, la Sapa, parlava di 18 vittime.

Prima della sparatoria odierna, nei giorni scorsi 10 persone erano morte uccise in una prima serie di scontri provocati inizialmente dai sostenitori di due sindacati rivali, la National Union of Mineworkers e la Association of Mineworkers and Construction Union. Erano morti, in particolare, due agenti di polizia e quando la forze dell’ordine hanno aperto il fuoco hanno ucciso tre minatori. Le violenze sono iniziate venerdì, a causa di una disputa legata agli stipendi, secondo la direzione della miniera, che si trova ad una centinaio di chilometri da Johannesburg e appartiene alla Lomlin, un società quotata in Borsa.

Domenica, due vigilantes della miniera sono stati uccisi dai manifestanti, e due minatori sono morti poi in una serie di pesanti scontri, lunedì. Oggi, la polizia ha sparato contro i manifestanti, che in tutto erano circa 3 mila, dopo avere tentato di disperderli con gli idranti, i lacrimogeni e le granate non offensive. Dalle immagini diffuse dalla tv all news non è stato possibile capire che cosa ha spinto i responsabili delle forze dell’ordine, armati fino ai denti e protetti dalle tute antisommossa, ad aprire il fuoco. Le immagini diffuse in tutto il mondo hanno fatto vedere ad un certo punto un ufficiale che grida “cessate il fuoco”. Subito dopo, in mezzo alla polvere, si notavano diversi corpi stramazzati al suolo, molti dei quali in una maschera di sangue. Un’altra immagine ha catturato gli sguardi stupiti ed impauriti di altri minatori, che non si aspettavano una reazione così radicale della polizia, e non avevano neanche più il coraggio di scappare.

Come scrive la stampa locale, erano anni che non si registravano in Sudafrica tensioni di tale intensità, visto che il Paese ha vissuto anni di stabilità relativa dopo le prime elezioni multi razziali del 1994. Le immagini di questi giorni ricordano quelle degli anni dell’apartheid, quando la polizia apriva regolarmente il fuoco contro i manifestanti anti razzisti negli anni Sessanta e Settanta. Oggi c’è una grossa differenza: sia i poliziotti sia i manifestanti sono quasi tutti neri. Le violenze odierne hanno anche avuto conseguenze in Borsa: i titoli della Lomlin ad un certo punto hanno perso oltre il 13%, mentre i prezzi del platino sono saliti.