Stress test, tre gli scenari individuati

21 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Tre possibili scenari accompagneranno la pubblicazione degli strees test tra due giorni. E’ quanto contenuto nei documenti redatti il 15 luglio dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS), l’organismo incaricato di condurre le indagini su 91 istituti nel Vecchio Continente.

Le banche messe sotto sforzo renderanno note le loro stime sull’indice di patrimonializzazione di riferimento (il Tier 1) per il 2011, lo faranno alla luce di un contesto avverso e uno in cui le prove effettuate serviranno per verficare la tenuta in caso di quello che e’ definito uno “shock sovrano”.

In quest’ultimo scenario, le banche saranno chiamate a pubblicare le rispettive previsioni di perdite su debiti sovrani in carico cosi’ come “perdite aggiuntive in bilancio” con cui gli istituti stessi potrebbero dover fare i conti in seguito a una crisi del debito.

Come riportato da Bloomberg, le banche dovrebbero ricorrere a svalutazioni solo nel caso in cui ci siano seri e reali dubbi sulla capacita’ di un paese di ripagare il proprio debito.

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Il terzo, e il piu’ difficile scenario, non implica pero’ che i paesi europei debbano fallire. Cosi’ ha rassicurato una persona che segue da vicino la questione. Piuttosto, ha continuato la fonte, esso indica che un rialzo dei rendimenti dei titoli di stato determinera’ un aumento dei costi che un paese dovra’ sostenere per attrarre investitori. Di conseguenza cresceranno anche i costi per prendere a prestito il denaro dagli istituti stessi, cosa che spingerebbe i fallimenti nel settore privato e che si rifletterebbe (in termini di perdite) sui bilanci delle banche.

Si ricordi che le societa’ messe sotto la lente del CEBS potrebbero esser chiamate a un aumento di capitale se non dovessero vantare un Core Tier 1 del 6%.

In generale l’esito degli stress test sembra sara’ deludente. Perche’? Secondo l’ufficio studi di Nomura l’organismo competente potrebbe pretendere dalle banche ricapitalizzazioni per meno della meta’ dei 75 miliardi di euro di capitali freschi che invece servirebbero.

“Sono in molti ad adottare un approccio dubbioso nei confronti della questione”, ha spiegato il capo economista globale di Goldman Sachs Jim O’Neill. Sembra inoltre difficile, o inapproppriato, appllicare la stessa analisti a banche molte diverse tra di loro, dalla “top class” spagnola BBVA alla tedesca (controllata dallo stato) Landesbanken. Secondo l’esperto, il nodo cruciale e’ il sistema credizio spagnolo. Li’ si sarebbero dovute concentrare le autorita’ a cio’ preposte.