STRESS-TEST PER CITIGROUP (E TUTTE LE BANCHE)

24 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Cumberland Advisors. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il prossimo capitolo della
saga di Citigroup sta per
dispiegarsi poiché i vincitori
dell’Oscar si sono rivelati.
All’epoca in cui un’oncia
d’oro vale quasi quanto 500
azioni di Citigroup, siamo
pronti ad assistere al prossimo
capitolo nell’evoluzione
del ruolo del governo a supporto
del sistema bancario.
Attualmente si sta discutendo
della conversione dei titoli
privilegiati Citigroup detenuti
dal governo in azioni ordinarie.

Questo processo, che crediamo continuerà,
potrebbe terminare con il
governo possessore di ampie partecipazioni
nel capitale di numerose
banche. Si tratterà di un processo
volontario, come indicano i recenti
colloqui tra Citigroup e il governo, o
di un processo obbligato, con le banche
costrette ad accettare i termini
posti dal governo? È questa una tappa
dello stress-test di Tim Geithner?

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È troppo presto per dirlo. La
prima parte del piano Geithner è stata
accolta con freddezza dai mercati.
Il neo segretario del Tesoro ha
creato incertezza perché non ha fornito
dettagli. Altri, come l’ex presidente
della Fed Alan Greenspan e il
senatore Christopher Dodd, hanno
peggiorato le cose paventando future
nazionalizzazioni. L’entourage di
Obama ha invece evitato di menzionare
la nazionalizzazione. Il silenzio
è d’obbligo: se a prospettare la nazionalizzazione
fosse l’amministrazione,
il mercato risponderebbe con
estrema volatilità. Obama, Geithner
e Summers sanno che questa volta
dovranno essere chiari e precisi.

Crediamo che le storie che circolano
attorno a Citigroup sono un modo
per far passare l’idea della nazionalizzazione.
Una volta che i mercati
avranno realizzato che le azioni privilegiate
diventeranno azioni ordinarie
e tangibili, il mercato obbligazionario
interpreterà questa conversione
come un fatto positivo e potrebbe
stringere gli spread sul credito. Al
contrario, il mercato azionario di
quei titoli oggetto di tali voci (come
Citigroup) non apprezzerà a causa
della possibile diluizione dei titoli
esistenti.


Tuttavia, la reazione complessiva
dei mercati potrebbe essere
migliore di quella attesa. La ragione
è semplice: i mercati sono stati
sul baratro a causa dell’incertezza.
La chiarezza del piano e dell’azione
calmerà i mercati. La maggior chiarezza
permetterà agli operatori di
mercato di procedere con le proprie
valutazioni. Che piaccia o no, la nazionalizzazione
delle banche e del sistema
finanziario sta già avvenendo
nella sostanza (con l’uso massiccio
di garanzie federali), mentre la formadeve
essere ancora chiarita. Prevediamo
che la conversione di azioni
privilegiate in azioni ordinarie avverrà
presto. Con Citi che vale 2 dollari
ad azione, i mercato stanno già
scontando l’aspettativa di una forte
diluizione.


Un ultimo appunto: quello
che sta succedendo è il risultato
del fallimento di Lehman Brothers,
che ha accresciuto il rischio sistemico
ad un livello mai toccato in precedenza.
Le autorità federali sono terrorizzate
dalla possibilità di un ulteriore
fallimento ed è per questo che
stanno facendo il possibile per evitarlo.
Se questa sia o meno la buona
soluzione è certamente un tema interessante
di dibattito. Ma non è
questo il punto. Questa è la politica
che si sta perseguendo, che ci piaccia
o no. Il problema è ora capire le
possibili reazioni dei mercati e agire
di conseguenza a seconda della tolleranza
al rischio di ciascun investitore,
sapendo che è necessario muoversi
con cautela.

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