STRATEGIE: CHE FARE DOPO IL CROLLO

6 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Con un calo del 39% da inizio anno, il natural gas è di gran lunga la commodity con la performance peggiore tra le 18 componenti dello S&P GSCI Commodity Index. Se poi si estende l’analisi agli ultimi dodici mesi il dato è ancora più imbarazzante.

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Il contratto future sul gas naturale chiuse la seduta del 3 luglio 2008 a 13,57 dollari mentre l’Etc, per riportare il dato dello strumento più diffuso tra gli investitori italiani, chiuse il giorno seguente a 2,065 euro; oggi il primo quota 3,74 dollari e il secondo solamente 0,463 euro. Insomma per entrambi si deve parlare di una vera dèbacle dal momento che la perdita è di poco inferiore all’80%. Il dato, purtroppo, è ben noto a tutti quegli investitori che, rimasti incastrati, non sanno più se tenere duro o uscire racimolando quel poco che è rimasto.

Un po’ di conforto giunge dall’analisi stagionale dei prezzi del natural gas. Analizzando gli ultimi nove anni, nel periodo compreso tra il 2 luglio e il 31 dicembre, i prezzi del future con scadenza generica si sono mossi al rialzo per ben cinque volte: nel 2000 l’anno si chiuse con una performance positiva del 137% rispetto ai prezzi di inizio luglio, nel 2002 il rialzo fu del 52%, nel 2003 del 19%, nel 2005 del 50% e nel 2007 del 10,6%. Sostanzialmente piatte furono invece le performance dal 2 luglio al 31 dicembre 2004 ( +0,02%) e nello stesso periodo del 2006 ( +3,19%). Le uniche due note stonate riguardano il secondo semestre 2001 , con un -18%, e 2008, il peggiore con un -52%.

Al di là di quello che potrà accadere, vale però la pena cercare di fare luce sul funzionamento dei principali strumenti di investimento quotati in Borsa Italiana. In molti danno la responsabilità delle ingenti perdite all’Etc o ai certificati, senza tenere conto che il sottostante , cioè il future sul natural gas, nel frattempo si è inabissato e non è rimasto sostanzialmente invariato come alcuni erroneamente fanno credere. In più si tenga conto del dollaro che, recuperando posizioni, ha finito con il peggiorare la situazione già critica.

Per investire sul natural gas senza accedere direttamente al contratto future quotato sul New York Mercantile Exchange gli investitori possono contare principalmente su quattro proposte quotate tutte in Borsa Italiana. Si tratta di un Etc della ETF Securities Ltd. e un certificato Open End emesso da UniCredit HVB , entrambi legati al sub-index DJ – AIG Natural Gas TR, che dal 6 maggio , a seguito del subentro di UBS Securities in qualità di agente di calcolo e sponsor degli indici Dow Jones AIG, è stato ridenominato DJ-UBS Natural Gas, e di due certificati di tipo Benchmark che agiscono proprio sul contratto future.

I due Benchmark, emessi rispettivamente da Abn Amro – RBS e Banca Imi, si caratterizzano per una replica lineare del sottostante senza la presenza di opzioni accessorie o effetto leva. Anche il rollover, che per il natural gas avviene con cadenza mensile, viene gestito direttamente dall’emittente dietro l’applicazione di una commissione definita Transaction Charge. L’emittente del gruppo RBS applica una commissione fissa di 0,015 dollari contro uno 0,15% e un minimo di 0,01 dollari dell’emittente italiana. Tutti gli strumenti, peraltro assimilabili anche nella struttura giuridica, sono soggetti al rischio cambio.

Ma quali differenze si possono riscontrare tra l’Etc e i certificati? Per definizione l’Etc , come i certificati di investimento, è uno strumento derivato, quotato su un mercato regolamentato, che riflette il prezzo di una materia prima o di un indice; tale strumento è emesso e gestito da una società che investe direttamente in contratti future o sul bene materiale. Con l’Etc, così come con i certificati, si ha la possibilità di rimanere costantemente allineati alle performance delle materie prime e a differenza di una posizione in future, non è richiesto nessun margine.

Riguardo al rollover è opportuno spendere qualche parola in più.
Al momento dell’emissione ciascun certificato parte con una parità ,o partecipazione, pari a 1 o 100%, ne deriva quindi che ad un dollaro di movimento del sottostante corrisponde un dollaro di variazione del certificato (da convertire poi in euro). A ciascuna data di rollover la parità subisce una variazione dovuta alla differenza di prezzo tra i due contratti oggetto del rollover: in assenza di tale adeguamento il prezzo del certificato subirebbe infatti uno sbalzo.

Molto più complesso è il meccanismo che regola il rollover degli Etc: nessuna differenza , e non potrebbe essere diversamente, nella necessità di dover applicare al prezzo dell’Etc un coefficiente di partecipazione al prezzo del future sottostante. Il coefficiente subisce diversi aggiustamenti nel corso della vita dello strumento: vengono definiti aggiustamenti quei costi di gestione, pari allo 0,49% annuo ( non presenti nei certificati), così come gli interessi positivi che maturano nella misura del Libor Weekly meno uno spread dell’1%.

Al fine di comprendere cosa accade all’Etc che investe, ad esempio, sul future WTI Crude Oil, si tenga conto che in una situazione di contango, ( che è quella in cui si trova molto spesso il petrolio e quasi tutti gli energetici in generale) la partecipazione subisce un adeguamento pari ad un 12% circa su un anno di rollover, ipotizzando sempre una differenza fissa tra i due contratti pari a 0,50 dollari. Viceversa, in una situazione di backwardation, che è quella in cui si sono trovati spesso i future sul rame o alluminio , per fare un esempio, la partecipazione si adegua al rialzo, perdendo però sull’anno un punto percentuale circa dovuto agli aggiustamenti giornalieri.

Ma non tutti gli Etc investono direttamente sui contratti future. L’Etc sul natural gas, infatti, è uno di quegli Etc che ha come sottostante un indice. In questo caso i costi non vengono risparmiati all’investitore ma a differenza di quanto accade sugli Etc e certificati che agiscono direttamente sui future, semplicemente non si “vedono”. Anche riguardo la tassazione non ci sono differenze tra Etc e certificati. L’Etc infatti genera solo redditi diversi e quindi è soggetto , come tutti i certificati, ad un’aliquota fiscale del 12,50% sul capital gain e consente di compensare eventuali minusvalenze.

Ne deriva che tra Etc e certificati le differenze sono davvero minime. In buona sostanza ciò che si può riscontrare sul mercato è una maggiore liquidità sull’Etc, dovuta alla presenza di più market maker. Insomma, sia l’Etc che i certificati sul natural gas sono strumenti che derivano il proprio valore da un future che , essendo soggetto ad una feroce speculazione e a dodici rollover all’anno, porta ad accelerare il processo di erosione del capitale nelle fasi profondamente negative.

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