STRANI COMPAGNI
DI LETTO

2 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Quando Carlo De Benedetti e i suoi lanciarono l’associazione Libertà e giustizia, il club dei miliardari, uno dei bersagli dell’iniziativa era Massimo D’Alema. Franco Cordero, cantore giuridico-poetico del giustizialismo, indicava nel presidente dei Ds l’artefice della sconfitta delle elezioni del 2001, accusandolo per il dialogo in Bicamerale, per la mancata soluzione del conflitto d’interesse, per la salvezza di Mediaset dalla ghigliottina, per l’approvazione del giusto processo.

L’ignavo D’Alema era il colpevole principale dell’aver consentito a “B.” di liberarsi dagli arpioni lanciati dalla magistratura. L’ignavo era tale anche per un altro grande protagonista di L. & G., quel Guido Rossi che aveva definito la Palazzo Chigi dalemiana una merchant bank dove non si parlava l’inglese. Il disprezzo di Rossi s’incrociava all’irritazione perché il ragionier Roberto Colaninno (con grande sdegno anche dell’antico suo “padrone” De Benedetti) aveva conquistato una Telecom che il diritto da alto lignaggio affidava naturalmente a ben altri capitalisti (grandi amici di Rossi).

Eppure nonostante questa lunga storia, in questi giorni D’Alema è stato invitato a partecipare come unico protagonista di un seminario riservato di L. & G. (2 dicembre, ore 18:30, spazio Krizia, via Manin 21) alla presenza dello stesso Guido Rossi. A Cordero l’incontro è stato risparmiato.

Si sa che “politics makes strange bedfellows”, la politica fa strani compagni di letto. Se poi la politica s’intreccia con il business, aumentano le stranezze.

Per capire che cosa significa questo incontro si deve riflettere sui malumori di De Benedetti: emarginato in Confindustria, in grande freddo con Romano Prodi, preoccupato da quella che giudica una scarsa visione politica di Piero Fassino, il presidente della Cir sa che se non manovra in questi mesi, l’esito del processo sarà un consolidamento incondizionato e incondizionabile del duo Prodi-Fassino.

All’inizio aveva pensato di coltivarsi Walter Veltroni, ma non conosceva bene la psicologia del sindaco di Roma, uno che coglie i frutti solo quando gli cascano in mano senza mai rischiare niente in proprio. Francesco Rutelli, poi, un altro su cui pensava di potere contare, pare guardare più a Luca Cordero di Montezemolo che a lui.

Nel frattempo D’Alema, che si era presentato come il lord protettore di Fassino e Prodi, si è accorto che il segretario del suo partito gli sta facendo fuori i fedelissimi, federazione per federazione, così da non sottostargli più, mentre l’ex presidente dell’Eurocommissione sta costruendo un asse di ferro con Fausto Bertinotti in modo da non dipendere dal presidente ds e, se del caso, schiacciarlo in una tenaglia destra-sinistra. Per De Benedetti e per D’Alema l’esigenza di tornare a dialogare per cercare di tenere aperti gli equilibri nel centrosinistra è apparsa stringente. Da qui l’incontro e l’invito.

Vi è, poi, anche un côté di business in tutti questi ammiccamenti. Sulla scena nazionale spicca l’inedito protagonismo di Giovanni Bazoli che, persa la preziosa guida di razionalità politica che gli garantiva Beniamino Andreatta, non solo è impegnato a imporre o a difendere questo o quel direttore di quotidiano, non solo s’industria nello scegliere i sindaci di questa o quella città ma usa anche la sua influenza politica per consolidare (come è ovvio) il business di Banca Intesa.

In provincia di Milano adopera le sue influenze su Filippo Penati, via il superconsulente Marco Vitale, per inserirsi meglio nel giro delle autostrade (l’ultima idea è cedere alla grande banca bazoliana una quota della Pedemontana, decisiva autostrada lombarda) e in quello dell’energia: in questo campo Bazoli cerca di usare il peso dei prodiani nelle municipalizzate perché soccorrano la sua Mittel all’interno di Edison.

Questo interesse d’affari prodiano infastidisce il duo De Benedetti – D’Alema almeno quanto la definizione di equilibri politici che non li vedano partecipi. Nel settore delle autostrade D’Alema non vuole contrapporsi al polo di Marcellino Gavio, con tutti i legami che questo ha con il mondo di Unicredit e Mediobanca. E in questo senso non è isolato: l’avvocato di Gavio nella disputa con l’amministrazione di sinistra della provincia è Guido Rossi. Nel campo dell’energia, la Cir ha la sua dinamica società i cui destini non vanno sbarrati da questo o quel potente banchiere.

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