Storno finito. Rally dei bond dell’area periferica

11 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Sono ancora senza alcun dubbio le Borse le vere protagoniste dei mercati finanziari. Una settimana fa a quest’ora parlavamo dei massimi storici del S&P500 e alcuni giorni prima del Dax, per poi ritrovarci a commentare degli ampi ribassi che ne sono conseguiti nei giorni più recenti fino a ieri in cui pesanti ancora sono state le vendite sui listini prima di buone riprese che potrebbero suggerire potenziali nuovi scenari rialzisti.

Le Borse

I mercati, si sa, corrono alla velocità della luce e le prospettive di investimento e soprattutto di trading, quando orientato nel breve termine, si modificano sostanzialmente anche a distanza di giorni. La settimana scorsa dibattevamo a proposito di come, in particolare i benchmark americani, si trovassero su massimi storici all’interno di un costante percorso di crescita che proviene ormai dall’introduzione delle prime misure di allentamento quantitativo e che sono tutt’ora sostenuti dall’enorme liquidità immessa in circolazione in particolare dalla Federal Reserve.

Ripetevamo ancora come a dispetto dunque della congiuntura economica globale, delle varie dinamiche settoriali, delle politiche e dei piani industriali e delle strutture dei conti delle aziende, la facile reperibilità di dollari USA il cui rendimento è pressochè inesistente (volutamente sintetizziamo) avesse permesso il vero e proprio gonfiamento del prezzo delle azioni di cui è bene contemplare il proseguo nel momento in cui ancora sono in piedi le misure di iniezione di denaro nel sistema e i tassi di interesse restano radenti lo zero.

Questi i fatti. Gli elementi contrari rispetto a questo, e pure ciò lo attestavamo, erano e tuttora sono la costante mancanza dal lato dell’offerta che rende ed ha reso di fatto le salite sempre meno importanti ed i volumi che sono apparsi ed appaiono sempre più scarichi, con l’eccesso di domanda che continua di fatto ad alimentare i prezzi e lo farà probabilmente fino a che le due condizioni appena accennate non muteranno in maniera più decisiva di quanto non sia successo finora. Ma questi elementi restano ed in questi giorni hanno manifestato, se non il loro effetto, quanto meno un preludio ad esso.

Qualche cambiamento da un punto di vista di politica monetaria? No, diciamo di no: le aspettative degli operatori restano le medesime ed essi continuano a comprare in barba ai fondamentali e gli istituzionali che perdurano nel loro processo di distribuzione fino a che evidentemente riterranno che i prezzi possano crescere per poi procedere ad ampi alleggerimenti dei propri portafogli. Questo il caso di questi giorni? Molto verosimile.

Storno vero dell’azionario? Su questo ci permettiamo ancora di essere cauti: le condizioni affinchè ciò avvenga non sembrano ancora così vicine, ma non può essere negato che il timing in un’attività come il trading consente di cogliere ampi movimenti di prezzo pure in controtrend. Era però importante osservare le chiusure giornaliere di ieri, per capire se questi ribassi potranno proseguire con veemenza anche nei giorni a venire.

Ebbene, il recupero del S&P500 nel pomeriggio è stato importante ed ha consentito veloci riassorbimenti dell’offerta che hanno di fatto condotto a rotture non confermate dell’area della confluenze grafiche tra 1.960 e 1.950 punti; indubbiamente la domanda a questi prezzi ha giocato la sua parte fondamentale e ciò sarebbe tanto più vero se assistessimo a superamenti di area 1.970, con prezzi buoni per acquisti e ripresa della tendenza principale dopo che il mercato ha spazzato via i compratori di massimi e riempito di gain i venditori dai punti di massimo.

Meno palese questa dinamica sui principali indici europei, dove il clima di apertura potrebbe essere decisamente più interdittorio e le zone di conferma si trovano ben più in alto, vedi 9.750 per il Dax, 20.680 per il Ftse Mib, 6.690 per il Ftse di Londra e 3.180 per l’Eurostoxx.

E il dollaro americano?

Beh, anche se per breve, è stato catalizzatore di flussi soprattutto dopo le Minute Fed di mercoledì sera ma poco altro. Non si individuano dinamiche dollaro-centriche, nel momento in cui esso è stato comprato contro euro, ma venduto contro yen e commodities currencies. Nessuna particolare tendenza invece nei confronti della sterlina, anche dopo la conferma da parte della Bank of England del tasso di interesse allo 0,50% e del Quantitative Easing a 375 miliardi di sterline.

Reazione di risk off quella di ieri? Vero in parte, se si considerano gli acquisti di yen (ma non di franco svizzero), e le vendite di Borsa con il rialzo dell’oro (per la verità anch’esso rientrato). Risulta quindi ancora fallimentare in questo momento storico ricercare i quadri correlativi, di qualsiasi logica sottostante essi possano essere. Molto più accorto è ancora una volta ragionare tecnicamente su ogni singolo cambio e/o strumento finanziario che sia, prediligendo precise situazioni di tendenza che offrano un buon rapporto rischio/rendimento.

In calendario economico oggi sono due i punti salienti: l’inflazione tedesca alle 8 e i dati sul lavoro in Canada, con il primo che potrebbe impattare sull’eurodollaro più che sul Dax (ed il bund, di cui non vanno trascurati gli importantissimi rialzi), ed il secondo che potrebbe condurre a volatilità sui cambi Canada con attenzione soprattutto ai punti di minimo a 1,0620 per UsdCad che, se rotto, potrebbe ancora condurre a vendite importanti verso 1,0580 e 1,0520.

QUADRO TECNICO

EurUsd: ampie dunque le vendite viste sul cambio, che è tornato ad essere piuttosto confuso nella sua dinamica di prezzo anche per l’operatività di breve. Il daily suggerisce un’impostazione bearish che naturalmente dipende dal cedimento di 1,3585 e soprattutto 1,3565. Il grafico orario pone l’attenzione sulla confluenza grafica a 1,3610 che dunque rappresenta area di vendita verso i primi target appena citati e stop protettivi una volta raggiunti questi ultimi. Sempre 1,3610 può fare da trigger per operazioni long verso area 1,3640 per stop in pari verso una verosimile zona di approdo compresa tra 1,3650 e 1,3660.

UsdJpy: confermata la buona correlazione, una tra le poche discretamente affidabile, del cambio con i listini azionari. Difficile ancora parlare di vera direzionalità al ribasso da quadro giornaliero, non prima almeno di reazioni attorno al supporto cruciale di 100,85. Il grafico a 4 ore suggerisce lo sviluppo di una divergenza regolare rialzista tra prezzo ed oscillatore stocastico che può trovare conferma dalla tenuta del supporto a 101,25 verso l’area di 101,50, secondo trigger point per tradare il pattern anche se in maniera evidentemente molto più conservativa. Le buone confluenze grafiche suggeriscono infatti quella come area di vendita dove beneficiare di un ottimo rapporto rischio/rendimento, mentre il grafico orario permette tale posizionamento fin da area del pivot daily verso i punti di minimo visto ieri. Molto dipende quindi dall’orizzonte temporale operativo e dalla conferma o meno dei due maggiori punti di attenzione del grafico .

EurJpy: diremmo che finalmente questo cross è tornato alla sua vera natura. Assistere ad u movimento direzionale di oltre 100 pips era un qualcosa che non eravamo più abituati ad osservare da settimane a questa parte. L’effetto concomitante anche se differito di discesa di UsdJpy ed EurUsd ha dunque creato il famoso effetto amplificatore qui sul cambio derivato, in grado anche di rompere minimi importanti sotto 137,75, sulla media 200 daily. Anche qui si osserva la formazione di un pattern di divergenza regolare rialzista prezzo/stocastico che risulta però non ottimale dal punto di visa della potenza dei filtri da apporre a questo tipo di configurazione grafica. Consideriamo perciò l’area che va da 138 a 137,85 come area di vendita veso nuovi minimi sotto 137,50, con long conservativi solo sopra 138,15 per 138,45 fino a clamorose estensioni a 138,75.

GbpUsd: piuttosto confuso in intraday anche il quadro tecnico del cable, che comunque sul daily continua a confermare il trend rialzista. Ora però è la congestione tra i massimi a 1,7160 e 1,71 ad essere il principale riferimento grafico, con quella che apparea ancora come possibilie fase di distribuzione di cui però vanno attesi importanti escursioni di prezzo sui supporti e picco di volumi in vendita verso 1,7060, al cedimento del supporto sopracitato. I primi spunti rialzisti di breve possono arrivare al superamento di 1,7140 per ripresa dei massimi, con risk/reward appena accettabile.

AudUsd: interlocutorio anche l’australiano, come dimostra la candela daily della giornata di ieri. Ed i grafici inferiori non aiutano particolarmente l’analisi grafica. Si può privilegiare un’impostazione short dalle resistenze a 0,9400/10 verso area 0,9360/70 o attendere il cedimento di quest’ultima verso i punti di minimo a 0,9330. Pochi davvero gli spunti rialzisti, da studiare eventualmente nel micro (15m, 5m).

Ger30 (Dax): abbiamo già ampiamento spiegato la dinamica dell’azionario e del Dax nella parte macro del contributo. Come detto, la chiusura daily ci lascia interpretare come possibili le riprese verso area 9.750, riprese che diverrebbero confermate sul buon swing dello stocastico a 4 ore e su un ampliamento dei volumi in area 9.675 punti. Il grafico orario, ieri perfetto nell’indicare 9.800 come ottimale punto di vendita, ci fa essere più prudenti con gli acquisti in questo caso contemplabili solo al superamento al rialzo di 9.750, mentre suggerisce due aree di vendita: la prima a 9.715 e la seconda proprio a 9.750. 9.575 e 9.535 le estensioni al ribasso.

XauUsd (Oro): gran bel movimento di rottura dell’oro sopra i 1.331 dollari l’oncia con ottimo raggiungimento del primo target a 1.342. Perso poi il momentum rialzista, ci troviamo ora in fase di attesa, sfruttabile al rialzo in 2 modi: o a rottura di outside a 4 ore, quindi con stop entry sopra i massimi di ieri per target a 1.350/2, o in area media 21 oraria e pivot daily a 1.335 per stop in pari sui massimi di ieri e target invariati. Short invece sotto 1.331 con 1.325 primo e chiaro obiettivo di breve.

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