STOP ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO, GOLDMAN DELUSA

24 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’autorita’ di controllo dei mercati finanziari americani ha deciso oggi di porre un freno alle pratiche speculative delle vendite a nudo, mettendo la parola fine all’acceso dibattito che si protraeva ormai da un anno tra gli investitori e Wall Street, nel corso del quale si e’ tentato, invano, di trovare una soluzione tale da soddisfare entrambi. Ora il rischio e’ pero’ che la nuova norma finisca per scontentare tutti.

Con tre voti favorevoli e due contrari i membri della Commissione della Sec hanno chiesto di ridurre il numero delle vendite allo scoperto non appena il titolo dell’azienda presa di mira sara’ sceso del 10% rispetto al prezzo di chiusura della seduta precedente.

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Quando la soglia del 10% sara’ superata, i trader potranno effettuare vendite a nudo solo ad un prezzo superiore a quello rappresentato dalla migliore offerta del mercato. La nuova normativa entrera’ in vigore a partire da oggi.

“Le vendite short possono giocare un ruolo importante e costruttivo nei mercati, per esempio garantendo liquidita’ ed efficienza dei prezzi”, ha dichiarato la presidente della Sec, Mary Schapiro, in una riunione tenuta oggi a Washington. “Siamo anche preoccupati, tuttavia, che le pressioni al ribasso eccessive sui prezzi dei singoli titoli, accompagnati dalla paura di un’ondata di vendite allo scoperto, possano destabilizzare i nostri mercati e compromettere la fiducia degli investitori”.

General Electric, Charles Schwab e altre 5.600 persone che hanno firmato la petizione consegnata alla Commissione della Sec hanno chiesto una restrizione nelle pratiche di “short-selling” che sia sempre in vigore, simile a quella applicata per la cosiddetta “uptick rule”, che l’agenzia aveva abolito nel 2007. Contrari al limite si sono invece sempre dichiarati Goldman Sachs Group e i fondi hedge Citadel Investment Group LLC e D.E. Shaw.

La regola dell’uptick fu adottata nel 1938 dalla Sec per regolare le vendite allo scoperto. La norma imponeva, salvo alcune eccezioni, che ogni volta che un titolo veniva venduto, doveva essere venduto o ad un prezzo superiore al prezzo con cui la vendita immediatamente precedente era avvenuta, oppure all’ultimo prezzo di vendita, nel caso di un valore piu’ alto dell’ultimo prezzo.