Stiglitz: “l’Europa rischia una doppia recessione”

24 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il premio Nobel in Economia Joseph Stiglitz ritiene che l’Europa rischi una nuova caduta in recessione. Ad aumentare la probabilita’ del “double dip” nella Ue sono i tagli alla spesa varati dai governi europei per ridurre i deficit di bilancio. Lo scrive Bloomberg.com citando un’intervista del professore della Columbia University alla radio di Dublino RTE. “Inseguire un deficit pari al limite del 3% del Pil”, ha aggiunto Stiglitz, “e’ inutile perche’ e’ un numero artificiale”.

Per l’economista cercare di sistemare i conti pubblici solo per farli sembrare migliori e’ una follia. I governi d’Europa devono fare i conti con i limiti imposti a livello comunitario. Quello riguardante il deficit e’ pari al 3% del Pil. “Siccome molti in Europa si stanno concentrando sul numero artificiale del 3%, che non ha nulla a che fare con la realta’ e che si riferisce sono una parte dei bilanci pubblici, l’Europa rischia una doppia recessione”, ha detto Stiglitz.

Le dichiarazioni dell’economista arrivano all’indomani della nota dell’agenzia di rating Moody’s secondo cui i governi europei subiranno impatti negativi dalle misure taglia-deficit adottate mettendo cosi’ in guardia su un possibile taglio dei rating sovrani.

L’anno scorso e’ stata l’Irlanda a registrate il peggior deficit dell’Eurozona, apri al 14.3% del Pil. Il valore potrebbe scendere all’11.7% quest’anno, escludendo i costi dei salvataggi delle banche. “Ovviamente l’Irlanda da sola non puo’ mettere a repentaglio tutta l’Europa. Ma se Germania, Regno Unito e gli altri principali paesi inseguono un approccio eccessivamente improntato all’austerita’, anche l’Irlanda stessa ne soffrira’”.

Crescita economica in vista neanche a parlarne, secondo il premio Nobel, alla luce del fatto che le aziende stanno ancora tagliando personale. “Il problema e’ che non usciremo presto da questa situazione. Quello che stiamo facendo e’ star tutti seduti su una crescita debole in stile giapponese per un lungo periodo di tempo. E’ fastidioso sentir parlare di una ‘nuova normalita’” con un tasso di disoccupazione vicino al 10% “che protrebbe risultare devastante”.