Statua Nike, colletta cittadini per restauro. E in Italia?

3 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La Nike di Samotracia sparirà oggi dalla sua collocazione del Louvre, in cima allo scalone Daru. Motivo: esigenze di restauro. Per circa un anno, i visitatori non la potranno vedere: la famosa statua sarà trasferita nella stanza adiacente, la “Salle des sept Cheminees”, dove verrà smontata.

Si prevede che i turisti possano tornare ad ammirarla a maggio. Tra le icone più importanti del mondo della scultura, la Nike di Samotracia andrà così temporaneamente in pensione, per risorgere, dicono le fonti, nel mese di maggio.

Quanto vale la pena segnalare – e che sia un consiglio soprattutto per l’Italia, che vanta un patrimonio artistico ineguagliabile, patrimonio che sta andando a pezzi – è che il restauro dell’opera sarà finanziato anche dai privati. La parola chiave è crowdfunding.

La “riabilitazione” della statua costerà in tutto 4 milioni di euro. Ovviamente, qualche sponsor – tre in tutto – si è mobilitato. Tra questi, spicca Nippon Television. Ma, vista la crisi, il Louvre ha deciso di fare appello ai cittadini francesi, con un’operazione battezzata «Tous mécènes!: tutto mecenati!.

Operazione che inizierà oggi e che si concluderà il prossimo 31 dicembre, permettendo ai cittadini privati di accedere al sito www.tousmecenes.fr, al fine di versare la somma che si desidera. Un appello, dunque, all’impegno della collettività per salvare non solo una statua, ma un pezzo di storia.

L’Italia seguirà questo fenomeno? In realtà, la parola crowdfunding non solo non è nuova per l’Italia, ma vede il paese anche detentore di un primato non di poco conto.

L’Italia è infatti il primo paese che dispone di una regolamentazione ad hoc sull’equity crowdfunding. Però, appunto, sull’equity.

Insomma, diversamente da quanto avviene in altri paesi del mondo, dove si può aprire per esempio una pizzeria o un’attività imprenditoriale non start up accedendo ai soldi della “gente comune”, in Italia non è possibile. E questo è sicuramente un grave limite. Soprattutto se si considera che Pompei cade a pezzi, solo per fare un esempio. Bisognerà aspettare sempre un Diego della Valle – che finanzierà i lavori di restauro del Colossero – per salvare la nostra storia?

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