STATISTICHE A MEZZO SERVIZIO

20 Febbraio 2003, di Redazione Wall Street Italia

L’Istat è un ufficio statistico o una fabbrica di numeri strumentali? Il nuovo caso (l’ultimo di una nutrita sequenza ) fa propendere per la seconda risposta. Infatti l’errore in cui esso è incorso, per i prezzi al consumo di gennaio, è difficilmente giustificabile come svista.

Per dare l’inflazione di gennaio al 2,7 per cento anziché – come ha poi ammesso – al 2,8, l’Istat ha incluso la riduzione imposta dal governo al prezzo dei farmaci. Riduzione che decorre dal 16 gennaio.

L’Istat, nei suoi comunicati, trascura sistematicamente di informare che quello che viene presentato come indice mensile non misura la dinamica del mese, ma dei primi quindici giorni. Probabilmente non lo rende noto per un motivo del tutto fuori luogo: far supporre che l’istituto opera con estrema efficienza nell’elaborazione dei dati. Comunque ciò che avviene dal 16 in poi non va incluso nella statistica del mese, ferma ai primi quindici giorni.

Ma è molto difficile supporre che coloro i quali rilevano le variazioni dei prezzi sottoposti a controllo pubblico non leggano la data in cui i relativi decreti entrano in funzione. Se ciò fosse, si tratterebbe di una negligenza e di un disordine incredibile. E’ più probabile che qualcuno abbia fatto questa manipolazione di proposito, pensando che nessuno se ne sarebbe accorto.

L’anno scorso l’Istat sottovalutò l’inflazione nei primi mesi dell’anno, probabilmente per dare l’impressione che il cambio di moneta (emblema del governo Prodi) era un successo. Ne è nata una polemica con le associazioni dei consumatori, che forse esageravano nel senso opposto, ma che qualche ragione l’avevano. E l’Istat è stato costretto a fare emergere questa inflazione a rate, nei mesi successivi: così è sembrato che essa non dipendesse dal cambio della moneta, ma da cattiva politica economica.

Ora l’Istat ha urgente bisogno di conquistare dei meriti con il governo. Ricordate l’ultimo infortunio, quello relativo all’indice della produzione industriale? Ha dovuto ammettere – pur minimizzando l’effetto – che era stato sottovalutato l’andamento effettivo dell’industria. Il governo avrà avuto le sue ragioni per confermare il presidente dell’Istat. Ma ciò che si chiede all’istituto è di essere obiettivo e preciso. Non di fare propaganda pro o contro.

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