Stati Uniti: Tassi di interesse, no al rialzo

6 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

Sul mercato delle valute una serie di dati hanno “pitturato”, almeno per il momento, una notizia rassicurante, tranquillizzante e ampiamente voluta. Gli Usa non ritoccheranno i tassi. Nelle ultime settimane, in effetti, si erano creati notevoli spettri pessimistici e catastrofici, che andavano a tingere il quadro dell’economia americana e di buona parte del globo con colori lugubri e cupi, quali il settore immobiliare e i consumi. A complicare la situazione e a incrementare l’incertezza, creando uno sfondo ancor più frammentato, le continue pressioni inflazionistiche, che annoveravano addirittura uno scenario di innalzamento dei tassi ufficiali. Dopo la chiusura delle principali piazze finanziarie all’inizio della scorsa settimana, negli ultimi giorni una serie di dati macroeconomici hanno ridisegnato il soggetto. A riguardo il dato sui nuovi posti del settore non agricolo è passato da 140mila atteso a 157mila. A ruota i salari medi orari e gli indici manifatturieri. L’occupazione è rimasta inalterata per la terza volta al 4,5 per cento con ottimi incrementi provenienti dal settore servizi, come si nota scorporando il dato dei pay-rolls. La Fed guidata da Ben Bernanke aveva, nelle minute, spiegato che il rischio prezzi era alto, ma a conforto dello stesso Fomc e di tutta la nazione l’uscita delle spese personali e dei redditi che finalmente si sono attestati in linea con le aspettative. Con questo scenario, i tassi dovrebbero rimanere invariati, dando linfa al dollaro e portando pressione sull’offerta di euro. Il cross valutario dovrebbe rompere vari supporti statici e dinamici posti tra gli 1,342—1,34, oscillando tra gli 1,338-1,34. Tuttavia non si deve pensare che l’euro stia perdendo terreno: il comparto congiunturale europeo rimane notevolmente robusto e florido con ulteriori spazi di crescita grazie a eventuali miglioramenti del settore fiscale; inoltre, questo storno può essere anche benefico per tutti coloro che si erano dimostrati preoccupati per l’export europeo. Sugli altri cambi segnaliamo i continui extra-rendimenti del dollaro canadese, che ha continuato imperterrito il proseguimento del down-channel partito da 1,52 a 1,43 contro euro e tra gli 1,15 e 1,066 contro il dollaro Usa.

di Lorenzo Daglio* e Emanuele Furlan*