STATI UNITI:
TASSI E DOLLARO
IN TENSIONE

31 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Sono molti gli operatori che iniziano ad ipotizzare un cambiamento di atteggiamento della Fed nei confronti dei tassi di interesse: la banca centrale Usa potrebbe infatti abbandonare la strada del rialzo graduale, perseguita negli ultimi 7 interventi, per intraprenderne una più decisa, con incrementi di 50 punti base ciascuno, destinati quindi a portare il tasso sui Fed Funds fino ad oltre il 4% già entro l’anno.

I motivi alla base di queste aspettative sono da ricercare nella probabile stabilità della ripresa Usa, sostenuta da un Pil in crescita del 4% anche nell’ultimo trimestre dello scorso anno (quindi superiore alle precedenti stime) e da un tasso di disoccupazione in costante calo (a marzo potrebbero essere stati creati altri 200mila posti di lavoro).

Queste considerazioni hanno fatto lievitare le scommesse sul dollaro, che è tornato ad apprezzarsi sull’euro ma anche sullo yen. Nei confronti della moneta unica il dollaro ha recuperato al di sotto di area 1,30, soglia dalla elevata valenza psicologica che già a febbraio era stata violata per poi cedere il passo ad un ritorno del cambio in area 1,35. Se questa tendenza dovesse continuare potrebbe essere interessante tornare ad investire in titoli denominati in dollari, puntando ad una rivalutazione anche in termini di cambio.

Nell’ultimo anno una strategia di questo tipo non è stata certo premiante (ad aprile 2004 il dollaro aveva toccato un massimo contro euro a 1,1770 circa, per deprezzarsi poi fino a quota 1,3670, un calo quindi del 16% circa), tuttavia questo non significa che le cose non possano cambiare in futuro. Quali sono le prospettive per il cambio in termini di onde di Elliott?

Effettivamente i massimi di dicembre in area 1,3670 potrebbero essere destinati a rimanere tali per qualche tempo, in quanto possibile top di un’onda 5 della serie iniziata con i minimi dell’ottobre 2000. La onda 1 di questa serie sarebbe stato il rialzo fino al massimo del gennaio 2001, la 2 il ribasso fino al minimo del luglio 2001, la 3 il rialzo fino al top del febbraio 2004, la 4 il calo terminato ad aprile 2004, la 5 appunto la salita culminata a 1,3670 circa. La fase ribassista avviata dai massimi dello scorso dicembre sarebbe quindi la correzione relativa a tutta la salita dai minimi (storici) di area 0.82.

In termini di ritracciamenti di Fibonacci i possibili punti di arrivo sono posti in area 1,24, 1,16 e 1,10. La teoria delle onde dice che un probabile target per una correzione successiva al completamento di un quintetto rialzista è il minimo dell’onda 4 della serie precedente, nel caso in questione l’area compresa tra 1,176 e 1,197 (a seconda di dove si fa terminare l’onda 4). Una prima valutazione del potenziale ribassista indica quindi questi livelli come potenziali target. Volendo procedere in modo più accurato si può scendere nel dettaglio ed analizzare la dinamica della correzione in atto da circa tre mesi.

Le ipotesi che si possono fase sulla fase correttiva in atto da dicembre sono 2: si potrebbe trattare infatti di uno zig zag, correzione in 5-3-5 onde, nel qual caso il ribasso in corso sarebbe una onda C con obiettivo a 1,255 e 1,20 in caso di estensione (quindi in area di onda 4 della serie precedente), oppure della sola onda A di una fase correttiva più complessa, nel qual caso l’onda ribassista dal top di marzo sarebbe la 3 di A, con obiettivo a 1,20.

In questo caso la 5 di tutta la serie avrebbe come target area 1,12 almeno, quindi al di sotto della 4 della serie precedente. Il punto cruciale per capire quanto potrebbe essere esteso il ribasso è quindi posto in area 1,255. Discese fino a quei livelli potrebbero essere rapidamente riassorbite, con il dollaro orientato successivamente non solo al di sopra di 1,30, ma anche verso i massimi di area 1,37.

La violazione di area 1,2550 comporterebbe invece un approfondimento del ribasso grafico capace di interessare il medio / lungo periodo. Prima di sbilanciarsi in favore di dollaro sarebbe comunque meglio attendere almeno la violazione dei minimi di febbraio a 1,28 circa, quota sotto la quale il test di 1,2550 sarebbe alquanto probabile. Solo tornando al di sopra di 1,315/325 la moneta europea segnalerebbe di aver ritrovato lo smalto dei mesi passati, minacciando di tornare a fare valere ancora la sua forza (ma in realtà non si è mai trattato di forza di euro, solo di debolezza di dollaro nel corso del lungo rialzo che ha caratterizzato il grafico degli ultimi anni).

La strategia operativa potrebbe quindi essere quella di comprare dollari al di sotto di 1,28 per il test di 1,2550 con stop sopra 1,285. Sotto 1,2550 comprare ancora dollari, in questo caso anche in ottica temporale estesa. Per chi già detiene posizioni in questo senso (potrebbero essere in molti, anche senza le costruzioni nate dallo studio dello onde, che già scommettono da tempo sulla moneta Usa facendo semplici considerazioni riguardo lo stato delle economie nelle due sponde dell’Atlantico) mantenere invece uno stop rigoroso al di sopra di 1,3250.

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