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STATI UNITI,
LO STAKANOVISTA COSTA $180 MILIARDI

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(WSI) –
In ogni ufficio ce n’è almeno uno. Si tratta di quel collega che, anche con quaranta di febbre, si presenta immancabilmente al lavoro. Magari con sciarpa al collo e berretto calato in testa. Ma lui c’è, mostrando una dedizione e un attaccamento alla scrivania da fare impallidire il leggendario Stakanov. Secondo i cosiddetti presenzialisti, la molla che li porta a scattare fuori dal letto lungo la strada verso l’ufficio, nonostante la malattia, non è altro che uno spiccato senso di responsabilità.

«Siamo gli unici in grado di svolgere certi compiti» è la giustificazione ufficiale. I vicini di scrivania, invece, borbottano tra loro che, in realtà, la determinazione a presidiare sempre e comunque il posto di lavoro non è altro che un modo, nemmeno troppo elegante, di ingraziarsi il «capo». Ma tanto sforzo vale poi la pena? Secondo Cch, società americana di ricerca legale, assolutamente no. «Ogni anno – si legge in un report pubblicato dal gruppo – il presenzialismo costa al sistema delle imprese americane oltre 180 miliardi di dollari in contagi e perdita di produttività».

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Una cifra ancora distante da quella computata calcolando i danni dovuti all’assenteismo, ma che non viene più trascurata. In più, l’idea che il presenzialismo sia un possibile danno sta cominciando a farsi spazio anche tra i responsabili delle risorse umane: il numero di quelli che lo ritengono un problema è passato al 56% nel 2006 dal 37% di tre anni prima.

D’altronde il 47% della forza lavoro del settore privato Usa non ha la malattia pagata. Insomma, recarsi comunque in ufficio è spesso una scelta quasi obbligata. In Italia mancano dati così approfonditi e stime economiche altrettanto ardite. E, poi, la malattia è retribuita. Ma chi resta comunque tentato di recarsi in ufficio anche febbricitante si può consolare: se resta a casa lo fa per il bene dell’azienda.

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