Stampa italiana: settembre nero per i quotidiani dei “poteri forti”

20 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Prima regola di settembre: una casa a Montecarlo non vale una velina su un direttore. E quindi un Gianfranco Fini con cognato non vale un Dino Boffo attenzionato. Seconda regola: settembre non vale un agosto. Per quanto strano possa sembrare i giornali italiani hanno avuto diffusioni maggiori nel mese delle ferie. Terza regola, ancora tutta da dimostrare: iPad e digitale si stanno facendo sentire e se si perdono copie su carta, qualcosa si guadagna nella versione elettronica.

Il riassunto, in sintesi, è questo: lo scorso mese tutti i maggiori quotidiani italiani del panel Fieg hanno visto calare le loro diffusioni rispetto al settembre 2009, e sette su nove testate anche rispetto ad agosto di quest’anno. Un settembre nero? Sì, con un attenuante: i numeri dello scorso mese non sono granché diversi da quelli degli altri mesi dell’anno, agosto escluso, anzi, in molti casi la crescita c’è.

Il riferimento a Boffo e Fini era ovviamente per il Giornale, che si è dovuto confrontare con un ottimo settembre 2009: Vittorio Feltri era tornato da poco alla guida del quotidiano e la vicenda dell’ex direttore di Avvenire aveva tenuto banco come non è riuscita quest’anno quella del presidente della camera. Sarà anche per il diverso livello di pruriginosità che caratterizza le due storie il risultato è un -6,8% per via Negri. E Fini non è bastato nemmeno a Libero che cala del 13%, pur facendo, con le sue 105.424 copie uno dei risultati migliori dell’anno.

In testa al gruppo si trova il Corriere della Sera, 496.250 copie e -3,4%, anche qui un buon risultato se confrontato con il resto dell’anno. In termini assoluti, la perdita è di 17.612 copie, se però è vero, e non c’è motivo di dubitarne, che via Solferino ha ormai 7 mila abbonamenti su iPad come ha detto il direttore Ferruccio de Bortoli nella contestata lettera ai suoi redattori, questa perdita si può ridimensionare in proporzione.

E qui sta la verifica della terza regola citata in apertura: vedremo presto, probabilmente già a gennaio, l’impatto che le copie elettroniche stanno avendo sull’editoria italiana, dal momento che Accertamenti diffusione stampa sta lavorando per censire le vendite digitali (si veda ItaliaOggi del 4 settembre 2010).

Dopo il Corsera arriva Repubblica, sempre vicina al primo ma meno dei mesi precedenti (465.176, -5,6%). Per Ezio Mauro il confronto è con il traino dei casi D’Addario e Boffo l’anno scorso, mentre nel risultato, fanno sapere dal gruppo, pesa anche un’ulteriore pulizia delle copie promozionali.

La Gazzetta dello Sport cala di quasi l’8%, anche perché lo sport di settembre 2010 ha emozionato ancor meno della politica. Il panorama, però, nell’altro giornale di via Solferino è tutt’altro che piatto. Sono in preparazione i numeri zero di una Gazzetta tv, un canale tematico del tutto simile a quelli televisivi, con ancorman e ancorwoman e persino intrattenimento, anche se andrà in onda solo sul web (per ora).

Scorrendo ancora l’elenco, si trova la Stampa (280.200, -2,1%) e il Sole 24 Ore (241.584, -9%). Proprio ieri il direttore del quotidiano economico, Gianni Riotta, ha spiegato all’assemblea dei giornalisti i cambiamenti che interesseranno la testata di qui a breve: dall’edizione del lunedì tutta nuova all’uniformazione grafica degli inserti, dall’arrivo del domenicale in formato tabloid ai piani per la telefonia mobile e per l’iPad.

Infine, buona la performance del Messaggero, a -0,8%, e di Avvenire (-0,5%) che, pur essendo stato colpito nel caso Boffo, aveva per quello venduto qualche copia in più nel 2009. Fuori dall’elenco Il Fatto, in crescita a 75 mila copie.

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