Stampa estera boccia Berlusconi

4 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Certo, a “Berlusconi deve essere riconosciuto il merito di essersi rifiutato di farsi prendere dal panico”, come ha dimostrato ieri il suo intervento al Parlamento. Ma è vero anche che le sue parole dimostrano che “l’Italia non ha fatto ancora nulla per convincere i mercati sulla sua capacità di vivere con il rigore dell’euro, (tra l’altro) in un mondo che continuerà a richiedere rendimenti sui bond sovrani sempre più alti, soprattutto se si tratta di bond che vengono emessi da un paese caratterizzato da un debito cronico e da problemi di competitività”. All’indomani delle parole preferite da Silvio Berlusconi, il Wall Street Journal commenta così il suo intervento, in un articolo intitolato: Senza la Bce l’italia puo’ tornare a fare festa come nel ’92”.

Ancora più duro il commento del The Times che, attraverso la penna di James Bone, scrive un articolo dal titolo più che eloquente. “Italy’s future is in their hands- the question is are they safe hands? Ovvero “Il futuro dell’Italia è nella sue mani. L’interrogativo è: si tratta di mani sicure?”.

Se si guarda poi anche ai titoli di altri autorevoli giornali della stampa estera, si nota come alla fine l’ottimismo del premier è stato bocciato ovunque. Il The Independent afferma: “Berlusconi dice che l’Italia è solida, ma non riesce a convincere i mercati”. All’interno dell’articolo, si legge. “Berlusconi ieri ha fatto poco per rassicurare il mondo sul fatto che il governo ha quanto serve per riportare gli investitori sul paese”.

Intervistato dallo stesso “The Independent”, James Walston, professore di politica italiana presso l’American University di Roma, ha così commentato. “Non c’è stato nulla di nuovo (nel discorso). Una tiepida zuppa per un paziente molto malato”.

In un altro articolo, il Wall Street Journal afferma che “i problemi dell’Italia pesano sull’Europa” che il premier “ha opposto resistenza di fronte alla richiesta di procedere a una revisione delle proposte economiche” sfornate dal suo governo e, così facendo, “ha alimentato le preoccupazioni sul rischio che l’ottava economia del mondo stia scivolando in una sorta di situazione di angoscia sui debiti che ha già colpito i suoi vicini europei, molto più piccoli”.

Il presidente del Consiglio europeo ha anzi “dato la colpa alla turbolenza dei mercati globali per quanto sta accadendo in Italia”, senza ascoltare i consigli di quegli “economisti e investitori che avevano chiesto al governo italiano di mostrare nuovi sforzi per ripristinare la crescita del paese, che è strozzata per la presenza di regole severe sul mercato del lavoro, tasse elevate e una burocrazia paralizzante”.

Tutto questo mentre gli analisti continuano a interrogarsi sul futuro dell’Italia, con i debiti a €1,88 trilioni di debiti, i costi di rifinanziamento che continuano a salire superando anche la soglia del 6%. E il punto è che secondo Patrick Artus, responsabile economista di Natixis, l’Italia non potrà permettersi di sostenere costi di finanziamento superiori al 5%, a meno che non trovi un sistema per aumentare la crescita in modo sostenibile.