STAMPA DA TERZO MONDO PER PUBBLICITA’ E LETTORI

15 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

La quota di mercato pubblicitario della stampa è, in Italia, notevolmente più bassa rispetto a quella dei principali Paesi europei. Nella classifica, infatti, riferita alle ripartizioni per mezzo dal fatturato pubblicitario nel 2002, la stampa italiana risulta essere 14/a, seguita soltanto da Belgio e Portogallo. La sua quota di mercato, infatti, nel 2002 si è attestata al 39,4% contro il balzo in avanti compiuto dalla televisione, che ha raggiunto il 53,3%. Il trend è continuato anche nel 2003, con una quota televisiva salita al 54,9% e quella della stampa scesa al 37,5%. La media degli altri Paesi europei, invece, si aggira intorno al 55% per la stampa, mentre quella televisiva è di poco superiore al 29%. Solo il Portogallo ha una struttura di mercato dove la prevalenza della pubblicità televisiva rispetto alla stampa è schiacciante (53,4% contro 28,6%).

Anche in Olanda la quota tv supera quella di quotidiani e periodici, ma in questo caso, lo scarto appare minimo (43% contro 42%).
I dati, diffusi oggi dalla Fieg in un rapporto sulla stampa in Italia, rilevano come l’Italia si trovi nelle ultime posizioni della classifica europea e mondiale anche nella proporzione tra vendite e popolazione. Le copie diffuse ogni mille abitanti, infatti, sono scese dalle 105 del 2001 alle 101 del 2002. La media europea, invece, Italia inclusa, è di 270 copie per mille abitanti.

Mentre nelle regioni del nord e del centroitalia, nel 2002, sono state vendute rispettivamente una copia ogni 7,8 e ogni 8,3 abitanti, al sud la forbice si allarga notevolmennte, con una copia ogni 17,1 abitanti. Il Trentino Alto Adige ha mantenuto il primato di ognuno dei quotidiani con 180 copie ogni mille abitanti, seguito da Liguria (172), e Friuli Venezia Giulia (159). Tra le regioni meridionali e le isole, la Sardegna si posiziona prima (131 copie), mentre migliorano la Calabria, (53) e la Basilicata (43).

Quest’ultima, nonostante ciò, continua ad occupare l’ultima posizione nella classifica regionale delle vendite, condividendola con l’Abruzzo (sceso da 46 a 43 copie). In Italia, inoltre, le vendite in edicola rappresentano, secondo la Fieg, ancora una quota troppo alta del totale. Queste, infatti, nel 2002, risultano essere il 75% di quelle complessive, contro il 25% di distribuzioni in abbonamento. Una controtendenza, quella italiana, rispetto agli Stati Uniti e ai Paesi del nord Europa: in questi casi, gli abbonamenti superano l’80% delle vendite (85% degli Stati Uniti, 86% in Finlandia, 72% in Svezia).