Stagdeflazione e trappola della liquidità: la società diventa a forma di clessidra

23 Aprile 2017, di Francesco Puppato

Chiunque abbia svolto percorsi di studi economici, sa bene che nel momento in cui si arrivava al capitolo, sempre che non fosse addirittura un paragrafo, inerente alla deflazione, l’argomento veniva sostanzialmente saltato a piedi pari.

Capitava infatti facilmente che ci si limitasse solo a capire a cosa si riferisse il nome del fenomeno ed era sufficiente sapere che esistesse.

Questo accadeva perché il tema della deflazione, e a maggior ragione quello della stagdeflazione, pareva una scenario totalmente irrealizzabile, quasi da fantascienza. Sull’onda del boom economico, del benessere e dello sviluppo sotto tutti i punti di vista risultava difficile immaginare che le cose potessero andare diversamente o, quantomeno, potessero farlo per periodi di tempo abbastanza lunghi da poter essere presi in considerazione.

La situazione odierna, invece, ci spinge purtroppo a prendere in mano quanto detto da Nouriel Roubini e poi ripreso da Alberto Bagnai, ovvero la stagnazione, dovuta al rallentamento dell’economia, combinata alla deflazione, cioè la diminuzione di prezzi e salari.

Delineato in modo molto sintetico il contesto di riferimento, vale a dire la stagdeflazione, capiamo che questa situazione non era immaginabile fino a pochi anni fa e che, di conseguenza, non ci si preoccupava di doversi attrezzare a scenari simili.

Quello che un tempo risultava di “difficile comprensione”, oggi viene vissuto direttamente sulla pelle da un numero sempre maggiore di persone. Possiamo infatti adesso verificare con estrema facilità il concetto che Keynes chiamava “trappola della liquidità”.

Benché il nome possa trarre in inganno, la teoria non esprime un problema legato alla troppa liquidità, bensì il contrario.

Con il concetto di “trappola della liquidità” Keynes intendeva la problematica che si scaturisce in periodi come quello della stagdeflazione sopra descritto; la questione gira attorno al fatto che se l’economia rallenta e contemporaneamente calano prezzi e salari per un lungo periodo di tempo, la le banche concederanno liquidità (tramite mutui, prestiti, etc.) solo a chi abbia già una dose di liquidità sufficiente a garantire la non rischiosità dell’operazione.

Vale a dire, in maniera molto semplicistica ed esemplificativa, che chi ha già le spalle coperte potrà ricevere della liquidità da investire e far fruttare, mentre chi versa in condizioni di necessità non lo potrà ricevere aiuti perché ritenuto un soggetto troppo rischioso (la banca correrebbe il rischio di non vedersi tornare il capitale prestato).

Il rischio è quello che tramite le attuali politiche economiche la situazione possa prendere un taglio troppo massonico (per definizione la massoneria odia due cose: la fama ed il ceto medio) e che di fatto la società passi da una struttura piramidale ad una a forma di clessidra, dove vi sono in alto l’élite ed in basso chi raschia il fondo, con la scomparsa del ceto medio: un operato silenzioso e strategico che mira a lasciare il potere in mano ad una casta elitaria.