Sprechi politica: ogni legge ci costa 168 milioni di euro

21 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, recuperare la credibilità perduta della casta politica, introdurre criteri nuovi di trasparenza e produttività, legiferare a favore dei cittadini vessati, restituire il potere di acquisto ai consumatori, separare le attività delle banche d’affari dalle banche commerciali (“Glass Stegall Act”) per limitare l’avidità dei banchieri, ratificare l’accordo fiscale con la Svizzera per recuperare 32 mld si euro ed evitare l’aumento di Iva ed Imu prima casa, ma a 113 giorni dalle elezioni, oltre a discutere di scontrini ed a fare assemblee fiume per espellere i dissidenti dalla dottrina unica, accogliere i desiderata di Schaeuble, Merkel, Draghi, Barroso e della Troika, (con le lodevoli eccezioni della risoluzione su Equitalia e l’impignorabilità della prima casa), non sembra il Parlamento abbia fatto molto per far ripartire l’economia e dare un impulso ad un paese allo stremo, ucciso da tasse, banche e dalla più ottusa burocrazia.

Come scrive Ettore Colombo per Il Messaggero, “Mozioni di fiducia al governo: una. Proposte di legge di iniziativa parlamentare: una. Conversione di decreti legge: due. Disegni di legge di iniziativa governativa: zero. Totale dell’attività: tre. Il ‘bollettino’ ufficiale, del lavoro svolto dai 630 onorevoli in quasi tre mesi di attività. Dall’inizio della legislatura, sono state trenta le ore di seduta dell’Assemblea. In totale, l’Aula è stata impegnata per 108 ore e 55 minuti di seduta, di cui però solo 28 ore e 38 minuti per l’attività legislativa vera e propria (di cui 15 ore e 24 minuti per le discussioni generali e 13 ore per l’esame degli articoli e il voto finale) mentre il resto del tempo se n’è andato via tra sedute per attività di indirizzo e controllo (44 ore e 48 minuti) e per altre attività di esame (35 ore e 29 minuti).

Il decreto sulla sospensione dell’Imu, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, il pagamento dei debiti scaduti della Pa, il decreto salute e, certo, la ratifica del cruciale accordo Italia-Lituania, per non dire dell’ultimo, Italia-San Marino, approvato fresco fresco dall’aula l’11 giugno scorso.

Nulla di nuovo, rispetto al passato, ma, in questi giorni, l’indignazione è montata. Prima lo scorso mercoledì, quando, di buon mattino, la Camera dei Deputati era stata convocata per commemorare la morte del capitano dei Bersaglieri Giuseppe La Rosa, ucciso in Afghanistan e il ministro alla Difesa Mario Mauro ha dovuto esprimere tutta la sua «profonda amarezza» davanti a quell’aula deserta.

Il giorno dopo, invece, quasi in un gioco degli specchi, era il governo a risultare assente in ogni ordine e grado (ministri, viceministri e sottosegretari) nei banchi riservati all’esecutivo pur dovendo rispondere a un interrogazione (a proposito: 85 le interpellanze presentate fino a oggi, 764 le interrogazioni). Le Camere si sono insediate il 15 marzo, dopo l’insediamento le consultazioni, il pre-incarico a Bersani (dal 20 marzo),il lungo tormentone per eleggere il nuovo capo dello Stato (eletto il 18 aprile).

Il governo Letta ha avuto la fiducia delle Camere (29-30 aprile) Un mese e 15 giorni, quindi, da cui bisogna però togliere i sabati (sette) e le domeniche (sette), ma anche i venerdì (sette), giorno in cui la Camera è, storicamente e inesorabilmente, deserta, eccezion fatta per commessi e giornalisti. Restano 24 giorni lavorativi pieni, neppure troppi, inclusi i lunedì. La presidenza della Camera assicura che «da questa legislatura il lunedì si lavora», ma come per Vasco Rossi il lunedì dell’onorevole è “maledetto”, quanto il venerdì, quello del “tutti a casa”, è liberatorio”.

I costi di Camera (1.062,3 milioni di euro) e Senato (566,947 milioni di euro) per il 2013, secondo i bilanci interni approvati e tratti dai rispettivi siti, ammontano complessivamente a 1.628 milioni di euro, con una spesa quotidiana di 4.462.000 euro al giorno. I cosiddetti “costi” della democrazia per il funzionamento del parlamento, che ha il compito di esercitare la funzione legislativa; la funzione di controllo sul governo; le funzioni di indirizzo politico, dovrebbero essere utili ad affrontare i gravi problemi del paese, sprofondato in una crisi drammatica, centinaia di suicidi, l’aumento di tasse e tariffe, i giovani disoccupati senza futuro.

Le 3 leggi approvate in 113 giorni dalle elezioni, costate la bellezze di 504 milioni di euro, con un onere pro-capite di 168 milioni di euro per legge, non è il massimo per le famiglie stremate e gli imprenditori costretti ad impiccarsi o darsi fuoco per sfuggire alle angherie di Equitalia. Che il parlamento sia stato svuotato dalle sue funzioni, non c’era bisogno di Beppe Grillo per saperlo, che invece di essere la soluzione, sembra costituire l’ennesimo problema tra discussione di scontrini, diarie, espulsioni e litigi quotidiani di dilettanti allo sbaraglio che bivaccano nelle istituzioni.

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