Spread Btp-Bund, Borghi: tensione “non è colpa nostra”

22 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dopo l’allarme di fine maggio lo spread torna a spaventare i mercati nelle ultime sedute. Anche se il differenziale  tra i rendimenti decennali di Italia e Germania oggi si riduce (di poco a 232 punti base), giovedì 21 giugno ha toccato circa 240 punti base.

Se a fine maggio il nome che aveva causato l’impennata era quello dell’economista Paolo Savona che la maggioranza voleva al dicastero dell’Economia, oggi sono due:  Claudio Borghi e Alberto Bagnai appena nominati alla presidenza delle commissioni Bilancio della Camera e Finanze del Senato. Cosa li accomuna? L’euroscettisicismo che spaventa i mercati.

Borghi, considerato il padre della proposta dei mini-Bot, una sorta di moneta parallela, presente nel contratto di governo ha dichiarato che l’Italia avrebbe vantaggi notevoli se potesse ritrovare la sovranità monetaria. Da parte sua Bagnai, professore dell’Università di Pescara, ha scritto un libro – che secondo Salvini non dovrebbe mancare negli scaffali delle librerie e biblioteche – intitolato “Il tramonto dell’euro”.

“Se l’intervista di Tria ha rassicurato i mercati, è normale che adesso (queste nomine) creino preoccupazione”, dice Alessandro Balsotti, portfolio manager di Jci Capital, alla Reuters. I due ovviamente si difendono accusando i mercati di essere poco efficienti.

“Che io e Borghi saremmo stati nominati in queste commissioni è cosa nota da tempo. Questa impennata dello spread mi turba come economista, perché forse vuol dire che i mercati non sono cosi efficienti come raccontano di essere, cioè non sono in grado di ottenere informazioni ovvie o non sono in grado di tenerne conto, e questo sarebbe molto grave perché vorrebbe dire che i risparmiatori affidano i loro soldi a persone che non sanno fare il loro lavoro e vengono sorprese da vicende politiche del tutto ovvie. Tutti prosegue sapevano quello che sarebbe successo. Se si preoccupano perché ci sono state elezioni, non voglio crederlo. E’ opportuno che non passi questo messaggio perché è poco costruttivo”.

Rincara la dose il collega Claudio Borghi secondo cui l’aumento dello spread è dovuto al fatto che Francia e Germania si stanno avvicinando a un accordo sulle procedure di riforma delle norme sullo smaltimento degli Npl e sulla ristrutturazione del debito per l’area euro. Borghi poi assicura che di Italexit nel contratto di governo non c’è scritto.

“Dire che lo spread sale per colpa nostra è la versione moderna del classico ‘piove, governo ladro‘. Basta con questi esercizi stucchevoli della stampa. Ripeto che noi attueremo il contratto di governo che non prevede l’uscita dall’euro, a prescindere dalle nostre opinioni personali che sono, com’è noto, molto diverse. Ora ci rendiamo conto che non ci sono le condizioni, nemmeno gli alleati, per questo processo. Io mi impegno quindi a far lavorare la commissione al meglio”.