SPOGLI: ECCO PERCHE’ NON SI INVESTE IN ITALIA

19 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 19 apr – L’ambasciatore Usa in Italia commenta il ritiro di AT&T dalla gara per Telecom con una lettera al Corriere della Sera dal titolo: “L’ Italia e gli investimenti che non arrivano”. “Fino al 2005 – scrive Ronald P. Spogli – il totale degli investimenti americani in Italia ammontava a poco meno di 26 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 324 miliardi in Gran Bretagna, degli 86 miliardi in Germania, dei 61 miliardi in Francia e perfino dei 43 miliardi in Spagna. Questi dati dovrebbero far riflettere. Gli investimenti non arrivano dove non sono ben accolti, dove le regole del mercato vengono cambiate continuamente. Modificare le regole aumenta il livello di rischio e rende molto difficile programmare le azioni future di un’impresa o di un singolo cittadino. Non conosco i dettagli della trattativa per Telecom, ma la lettera di rinuncia di At&t esprime chiaramente il timore di investire in un mercato dove le regole sono imprevedibili. Credo che sia un timore comprensibile, che la maggioranza degli italiani condividerebbe”. “Bisognerebbe concentrarsi meno su chi vuole investire – prosegue Spogli – e maggiormente sul fatto che l’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi europei in termini di crescita del Pil e aumento dei salari e della produttività. Esiste un chiaro legame tra questi dati e lo scarso livello degli investimenti. Per assicurare la giusta priorità alla crescita e alla produttività, occorre valutare attentamente e senza pregiudizi le proposte di investimento”. “L’Italia deve crescere e competere con successo nel mercato globale – sono le sue conclusioni – per sostenere il suo modello sociale e per offrire nuove opportunità ai giovani. Un atteggiamento più aperto nei confronti degli investimenti può senza dubbio aiutare a raggiungere questi importanti obiettivi”. “Spesso – ribadisce Spogli – vengono innalzate barriere nei confronti delle imprese straniere che intendono investire in Italia. Sia che si tratti di investimenti in infrastrutture (autostrade o aziende di telecomunicazione), in servizi finanziari (una grande banca) o nei trasporti (una compagnia aerea), una delle prime reazioni all’interessamento da parte di un’azienda straniera è la sottolineatura che deve prevalere l’interesse nazionale. Qual è il risultato di questo approccio poco aperto nei confronti dei capitali stranieri? Un rapido confronto con gli altri Paesi europei può essere molto illuminante. Secondo i dati dell’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, nel 2005 l’Italia ha attirato circa 20 miliardi di dollari di nuovi investimenti stranieri. La Francia oltre 60 miliardi. La Gran Bretagna, leader tra i Paesi più industrializzati, 165 miliardi”.