SPESA SANITARIA, L’ALLARME DI REVIGLIO

16 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 16 mar – Nel periodo 2002-2005 il disavanzo medio della spesa sanitaria è stato di 4 miliardi. Nel 2005 sei Regioni su venti avevano conti in attivo, nove erano in perdita. Nel 2006 l’aumento della spesa ha generato un nuovo disavanzo di circa 3-4 miliardi, pari a oltre 0,2 punti di Pil. Di fatto, la spesa sanitaria ha superato il 7 per cento del Pil, un tasso più elevato di quello indicato nei documenti del governo (6,9 per cento). Partendo dai dati della Corte dei conti si stimano debiti sommersi per 38 miliardi (2006), di cui oltre 24 verso fornitori. La distribuzione dei debiti tra le Regioni è molto differenziata. Tre Regioni – Calabria, Lazio e Sicilia – registrano il 68 per cento del debito complessivo. Sono dati contenuti nell’articolo che Franco Reviglio, docente di Economia pubblica, pubblica oggi su “lavoce. info”. Secondo l’ex ministro delle Finanze, nonché ex presidente dell’Eni, “l’obbiettivo di contenere la spesa del prossimo triennio al 6,7 per cento del Pil non sembra affatto assicurato. Se si registreranno disavanzi dell’ordine di grandezza dello 0,2-0,3 per cento del Pil (4-5 miliardi), come è avvenuto negli ultimi anni, la spesa continuerà a superare il 7 per cento del Pil”. A parere di Reviglio “manca ancora un federalismo pienamente responsabile che attribuisca alle Regioni i poteri di stabilire i livelli delle prestazioni, e nello stesso tempo imponga loro l’onere di finanziarli in modo autonomo. Questo modello di federalismo richiede un’adeguata perequazione solidale tra le diverse Regioni, un finanziamento congruo a coprire il costo dei livelli essenziali dei servizi determinato da un’analisi dei costi standard, che peraltro ancora manca e un ampio spettro di entrate proprie che le Regioni possano manovrare per finanziare la spesa. La copertura ex-post dei disavanzi con fondi statali genera sperequazioni, perché attua una redistribuzione tra le Regioni in direzione opposta a quella desiderabile e conduce all’irresponsabilità e al mantenimento delle disfunzioni”.