
Roma – Prende corpo il decreto di revisione della spesa pubblica, che sempre piu’ somiglia ad una manovra fatta di tagli anche lineari e proprio per questo scatena l’altola’ di Pd, Pdl e sindacati alla vigilia dell’incontro di Mario Monti con le parti sociali sulla spending review. La revisione, secondo quanto riferito dal viceministro dell’Economia Grilli portera’ a una riduzione del 20% dei dirigenti della pubblica amministrazione e del 10% il numero di dipendenti.
Il Pd non vuole tagliare la spesa sociale mentre sul corposo dimagrimento della spesa pubblica che il governo va delineando in queste ore il leader Cisl Raffaele Bonanni, in sintonia con Cgil e Uil, minaccia: “Se occorrera’ uno sciopero generale lo faremo”. Per tutto il giorno, e ancora in serata, Monti procede nel suo lavoro istruttorio con diversi ministri. Ma il premier, con toni anche ruvidi, ricorda che i sacrifici di oggi sono figli delle leggerezze di ieri e invita i partii a comportarsi di conseguenza: .
“Se per decenni – dice il premier – si indulge ad assecondare un superficiale ‘tiriamo a campare’ e a iniettare nella mente dei cittadini la sensazione che un Paese con mille risorse, compreso l’estro, possa non affrontare i seri problemi che altre nazioni hanno preso di petto, forse deve venire il momento in cui si affrontano i problemi”. Non farlo e’ un danno non solo per l’economia ma per lo stesso sistema democratico: perche’, dice Monti, si da’ l’idea che “la democrazia parlamentare non riesce a prendere decisioni di lungo periodo e si finisce per alimentare lo scetticismo dei cittadini verso quello che resta il miglio sistema politico del mondo”.
Ma i partiti restano ugualmente in allerta sui tagli che non condividono. “Credo che nessuno auspichi l’aumento dell’Iva – ragiona o Bersani – e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della pubblica amministrazione. Ma senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale. Siamo pronti a dare il nostro contributo da partito di governo che rifiuta ogni demagogia, ma che intende riferirsi sempre alla centralita’ della questione sociale e del lavoro”. Il Pd chiede dunque di non essere mero spettatore. E anche il Pdl non vuole firmare cambiali in bianco sulla spending review.
“Il nostro atteggiamento e’ costruttivo e positivo – apre cauto il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto -, ma vogliamo conoscerla prima per poterci riflettere sopra. Vogliamo vedere la qualita’ e la quantita’ dell’intervento”. Fli e Udc si schierano invece, come di consueto, con Monti chiedendogli di non farsi condizionare. Dall’Idv arriva intanto la cruda accusa al premier di “far cassa irresponsabilmente sulla pelle dei lavoratori”. Domani c’e’ il vertice con le parti sociali (“il governo si aspetta molto da questo incontro”, olia gli ingranaggi il ministro Andrea Riccardi) e poi quello con gli enti locali, che implorano di limitare tagli a sanita’ e trasporti.
Intanto il niet di Bonanni si somma a quello dei leader Cigl Susanna Camusso (che mette in guardia dai tagli lineari e chiede una stretta sulle consulenze), Uil Luigi Angeletti e Ugl Giovanni Centrella. “Se si faranno tagli tanto per farli – dice per tutti Bonanni – si faranno solo piu’ guai. E a quel punto, faremo iniziative in tutta Italia e in tutte le citta’ e ci regoleremo di conseguenza. Faremo quello che serve, fino ad arrivare a uno sciopero generale”. Deplora il Pdl Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera:”Uno sciopero? Dispiace che a lanciare l’idea sia l’amico Raffaele Bonanni…”.
Insomma, nonostante le borse in rialzo, lo spread in calo e le parole di ottimismo pronunciate nelle ultime ore da Monti (“comincia a vedersi la luce in fondo al tunnel”), il clima e’ nervoso ed il passaggio per il governo stretto. “In maggioranza prevalga il senso della responsabilita”‘, invita alla concordia il presidente del Senato Renato Schifani, alla vigilia del report di Monti in Parlamento sul Consiglio europeo e della mozione di sfiducia al ministro Elsa Fornero.
Mario Sensini sul Corriere della Sera di oggi spiega che al primo decreto ne seguiranno altri due. Soltanto dal primo pacchetto di tagli ci si aspetta un risparmio di 10 miliardi di euro. Secondo La Repubblica, invece, il primo decreto potrebbe contenere anche un blocco delle tariffe fino al 2013. Su tutti i giornali si parla di malumori da parte di ministri e sindacati.