Spagna in rivolta. Indignados prolungano l’occupazione in piazza

22 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

I manifestanti, che occupano la piazza della Puerta del Sol a Madrid per protestare contro la disoccupazione e i partiti politici, hanno deciso di prorogare di almeno una settimana la loro contestazione. La decisione del movimento che è stato ribattezzato degli ‘indignados’ è stata presa durante una votazione per alzata di mano.

Tutti parlano della Grecia, ma nessuno sta dedicando troppo peso alla Spagna. La nuova Piazza Tahrir e’ a Madrid e si chiama Puerta del Sol, dove migliaia di giovani sono accampati per protestare. Le manifestazioni vanno avanti ormai da 5 giorni e oggi e’ stata un’altra notte di occupazione della piazza, malgrado la pioggia e i divieti imposti dall’amministrazione della capitale di occupare Puerta del Sol.

Sia i bond governativi a breve che a lungo termine si stanno spingendo in rialzo con un certo slancio di recente e anche oggi non fa eccezione. Il rendimento del titolo di stato a due anni ha appena superato l’area del 3,6%, che rappresenta i livelli piu’ alti del 2011. E si mette male anche per l’euro.

Secondo Goldman Sachs, per via del rapporto inversamente proporzionale molto stretto che intercorre tra lo spread bund tedesco-bond spagnolo e l’euro, con ogni probabilita’ se i mercati dovessero iniziare a scontare il “domino” spagnolo, allora la moneta unica, che ha gia’ iniziato a prendere la strada dei ribassi oggi, scivolera’ in area $1,40 molto in fretta.

In Spagna e’ iniziato il quinto giorno consecutivo di proteste nelle piazze contro i partiti e la politica nazionali, giudicati inadeguati e deludenti da gran parte degli elettori e soprattutto da molti giovani che hanno lanciato le mobilitazioni sull’esempio delle occupazioni di piazza Tahrir al Cairo. A Madrid, nonostante la pioggia, centinaia di persone sono rimaste accampate anche questa notte davanti nella piazza di Puerta del Sol. L’obiettivo è resistere almeno fino alle prossime elezioni regionali del 22 maggio.

La protesta e’ iniziata ufficialmente con la manifestazione del 15 maggio, quando migliaia di persone a Madrid e in molte altre citta’ sono scese in piazza per protestare contro la corruzione, gli alti livelli di disoccupazione (ha raggiunto il 21,9% nel primo trimestre, il tasso piu’ alto d’Europa) e il precariato.

Il movimento che l’ha organizzata, subito ribattezzato con la sigla composta da giorno e mese, 15-M – come era successo per molte delle proteste dei paesi arabi nei mesi scorsi – era inizialmente costituito soprattutto da giovani ma ha ormai raccolto persone di ogni età e appartenenza sociale.
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A Madrid almeno 28mila “indignados” hanno sfidato nella notte il divieto di manifestare durante la pausa di riflessione per le elezioni amministrative. Nonostante la Commissione elettorale avesse chiesto di sciogliere gli assembramenti 1 con cui da inizio settimana migliaia di giovani protestano contro le misure di austerità, gli “indignati” sono rimasti alla Puerta del Sol anche dopo la mezzanotte, salutata da un “grido silenzioso”. Al mattino sulla piazza epicentro dell'”indignazione” erano ancora in 18 mila.

Nessun intervento di sgombero da parte della polizia che ha ricevuto indicazione di agire soltanto in caso di incidenti. Gli agenti per il momento si limitano a distribuire volantini in cui si rende nota la decisione della Commissione elettorale e si ricordano le possibili sanzioni per chi non la rispetti.

Intanto altre 10 mila persone hanno raccolto l’appello di quello che è stato ribattezzato come il “movimento 15 maggio” a Plaza de Catalunya, a Barcellona, e sit-in notturni si sono svolti anche a Siviglia, Saragozza e Valencia.

La sfida degli “indignados” mette in seria difficoltà il governo socialista che, malgrado le richieste della Commissione elettorale, non può permettersi di reprimere la protesta a poche ore dalle elezioni. Una mossa che rischierebbe di far precipitare ulteriormente i consensi del partito del premier Zapatero. Domenica andranno al voto 8.116 comuni e 13 delle 17 regioni del Paese.

Le rivendicazioni. Il movimento spontaneo, formato prevalentemente ma non esclusivamente da giovani, denuncia una situazione economica senza prospettive, con una disoccupazione oltre il 20% (il 44% tra gli under 25). Gli “indignados” chiedono un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni della politica nazionale, attraverso l’utilizzo di referendum popolari a cui sottoporre le leggi più importanti, e un decentramento del potere centrale. Sotto attacco poi anche la monarchia, di cui si chiede l’abolizione.

Ma è soprattutto il tema del lavoro che sta a cuore al movimento “Democrazia real ya” (“Democrazia reale adesso”). Gli “indignados” infatti vorrebbero una forte risposta per fronteggiare precarietà salariale e sfruttamento degli stagisti e chiedono l’istituzione di un salario minimo di 1.200 euro. Sempre in materia economica, il movimento sollecita un pacchetto di riforme fiscali in grado di favorire i redditi più bassi, l’applicazione dell’Iva come imposta progressiva, l’imposizione della Tobin tax e la nazionalizzazione delle banche salvate dall’intervento statale. Altre rivendicazioni degli “indignados”, la riduzione delle spese militari, la chiusura di tutte le fabbriche di armi e delle centrali nucleari.