Spagna distrugge il 13% del lavoro e intanto i prezzi volano

12 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – E’ il mercato del real estate che ha messo in ginocchio il governo Zapatero ed e’ l’inflazione del valore delle proprieta’ immobiliari che tuttora continua a condizionare pesantemente il ciclo economico. Ma il settore dove si gioca la ripresa e’ il credito.

Le societa’ spagnole hanno bisogno di tornare a essre competitive nel mercato interno ed esterno. I dati e gli economisti suggeriscono che l’unica via percorribile e’ quella di abbassare i prezzi. La via della distruzione della forza lavoro e degli stipendi e’ gia’ stata percorsa.

Durante la crisi l’economia iberica ha distrutto gia’ il 13% della forza lavoro. In quattro anni ha accumulato un incremento dei prezzi e dei salari del 12%. Il tempo delle riforme e’ finito.

“Come si puo’ uscire dalla crisi?” E’ la domanda da un milione di dollari a cui analisti e politici cercano di trovare una risposta. Finora la soluzione che ripetono tutti in coro e’: riforme, riforme e riforme. Ma la Spagna le ha gia’ fatte, sia nel sistema finanziario che nel mercato del lavoro.

E molto prima aveva una riforma de facto del lavoro, modificando i livelli di costo delle imprese, distruggendo l’occupazione con la perdita di 2,5 milioni di posizioni in quattro anni. Una svalutazione del costo del lavoro pesante e’ gia’ stata messa in atto. E allora cosa rimane?

Oltre a queste riforme dure, il governo ha fatto pressioni sul settore bancario perche’ incomincino a far fluire il credito a imprese e famiglie. La scorsa settimana in una giornata organizzata da da Bankia e El País, il premier Mariano Rajoy ha formulato una petizione a un nutrito gruppo di rappresentanti del settore finanziario, in presenza della cupola economica dell’esecutivo.

I responsabili del governo sanno che le reforme da sole non alimenteranno l’attivita’ economica. Come spiega bene l’economista César Molinas in un aneddoto: un analista stava spiegando a George Soros i vantaggi delle riforme econoniche, quando il finanziere lo ha interroto chiedendogli: “Senta, giovane, tutto questo e’ molto giusto, ma ci sara’ credito? “Ah, no, il credito no”, ha risposto l’analista. “Allora non prosegua nemmeno: l’economia non crescera’”, ha replicato Soros.

Una volta messe in moto le riforme e ristabiliti i flussi di credito, le imprese dovreanno riuscire a vendere i propri prodotti. Il che significa che deve risalire la domanda interna, che e’ il principale motore dell’attivita’ in Spagna. Con esso ripartira’ anche il lavoro.

Ma perche’ venga risolta questa equazione, gli esperti parlano della necessita’ di abbassare i prezzi e migliorare la qualita’ dei beni prodotti, con l’obiettivo di attrarre il consumatore. Vista anche l’impossibilita’ di esercitare questa misura, chiamata svalutazione interna, riducendo il valore della moneta. Si ritorna sempre li’: l’euro unico in momenti di crisi rappresenta un ostacolo per le piccole economie in crisi.