Spagna alza salario minimo a 900 euro, malgrado promesse rientro deficit

30 Ottobre 2018, di Mariangela Tessa

La promessa, inserita nella manovra di bilancio, del governo spagnolo di alzare i salari minimi del 22% a 900 euro non sarà un ostacolo al piano di riduzione del deficit pubblico. La conferma è arrivata dal ministro dell’economia Nadia Calviño, che in un’intervista alla CNBC ha confermato:

“Non abbiamo cambiato idea sulla promessa di ridurre il deficit pubblico”, ha detto Calviño. “Quest’anno, l’aspettativa era di avere una soglia del 2,2 per cento, in realtà il rapporto deficit/Pil risulterà intorno al  2,7 per cento. La nostra ambizione è quello di ridurlo tra quest’anno e il prossimo anno dello 0,9%”.

Tornando all’aumento dei salari minimi, Calviño ha spiegato alla CNBC che, negli ultimi anni, c’è stata una diminuzione dei salari reali tale che il problema deve essere affrontato con urgenza.  Allo stesso tempo, il ministro ha anche spiegato che “questa misura non può essere vista i  maniera isola”, dato che il piano di bilancio include anche iniziative per sostenere le piccole e medie imprese.

Ricordiamo a questo proposito che, anche la manovra spagnola, insieme a quella italiana e altri quattro paesi (Francia, Slovenia, Portogallo e Belgio) è finita sotto la lente della Commissione Ue, che ha chiesto a Madrid chiarimenti.

Va detto tuttavia che le cifre promesse dal nuovo governo sono comunque in calo rispetto agli anni scorsi: nel 2009, per esempio, la Spagna aveva un deficit dell’11 per cento rispetto al PIL, e ancora nel 2017 era superiore, seppure di poco, al 3 per cento.

Diversi altri indicatori, come l’aumento del PIL e delle esportazioni, fanno pensare che l’economia spagnola si sia ripresa meglio di altre dalla crisi. Sul fronte della crescita, Madrid prevede un aumento del prodotto interno lordo (PIL) del 2,6% quest’anno e del 2,3% nel 2019, superiore alla media dell’UE.