S&P vede grigio sull’Italia: giù le stime sul Pil

6 Luglio 2018, di Mariangela Tessa

La scure di S&P si abbatte sull’Italia. L’agenzia di rating  ha rivisto al ribasso le stime sul Pil dell’Italia all’1,3% nel 2018 (dall’1,5%) mentre ha lasciato invariato all’1,2% quella del 2019. Come si legge in una nota, “la piú alta inflazione, in parte collegata al rialzo dei prezzi dell’energia, peserà sui consumi, specialmente perché la crescita dei salari deve ancora prendere piede”. In assenza di riforme strutturali per sostenere la produttività, l’agenzia “prevede che la crescita resterà bassa”.

Per gli analisti,  il principale rischio per l’outlook economico italiano è rappresentato dal processo politico interno.

“L’incertezzza sulla volontà del Governo di continuare il consolidamento fiscale ha portato a un incremento dei rendimenti dei bond”, un trend che potrebbe continuare “per un periodo prolungato” e “tradursi in più alti costi del denaro per l’economia reale e rallentare la crescita”.

Secondo l’agenzia di rating,

“andando avanti, l’incertezza sull’outlook politico e il commercio probabilmente porteranno a una più lenta crescita degli investimenti”. Tuttavia, l’industria e le esportazioni “dovrebbero continuare a trarre beneficio dalla solida espansione globale, in assenza di un aggravarsi della guerra commerciale”.

S&P fa inoltre notare che

“le debolezze strutturali, soprattutto la bassa produttività, rimarranno un freno per la crescita”. Infine, sebbene le banche italiane “abbiano fatto alcuni progressi, il livello di Npe (non performing exposure) rimane alto” e “il risultato delle ultime elezioni suggerisce che è improbabile che riforme strutturali siano messe in atto nei prossimi anni”.

Analoga cautela è stata espressa nei confronti della zona euro. Per gli analisti di S&P, il rallentamento dell’attività economica dell’Eurozona registrato dall’inizio dell’anno (+0,4% nel primo trimestre, contro una media dello 0,7% nel 2017) suggerisce che “andando avanti, l’espansione economica frenera’” spiegano gli analisti, che ha abbassato le stime di crescita della regione dal 2,3% al 2,1% nel 2018 e dall’1,9% all’1,7% nel 2019.

Secondo l’agenzia,

“gli investimenti dovrebbero continuare a sostenere la crescita, dal momento che la capacità di utilizzo rimane alta, ma l’aumento dell’inflazione dovuta ai prezzi dell’energia pesera’ sui consumi”.

Tuttavia, i minori problemi sul mercato del lavoro e le limitazioni della capacità “cominciano a diventare visibili nelle pressioni inflazionistiche, cosa che potrà spingere la Banca centrale europea ad annunciare la fine del programma di Qe a partire dal prossimo anno”.  L’agenzia, dato l’alto indebitamento e l’aumento delle incertezze sull’outlook economico, “prevede che la Bce alzerà solo gradualmente i tassi a partire dal terzo trimestre 2019”.

Sul fronte dei rischi, S&P vede

“un rapido aumento delle tensioni sul commercio gloable, con pericolo di ulteriore escalation”, mentre “continuano a essere una fonte di preoccupazione le potenziali ricadute di un insuccesso dei negoziati tra Regno Unito e Unione europea sulla Brexit, dato il rallentamento del processo”.