Sorpresa: servirebbero più dipendenti pubblici, non meno

4 Luglio 2018, di Alberto Battaglia

Dati alla mano, un gruppo di economisti e sociologi dell’Università del Piemonte Orientale e di Torino ha provato a ribaltare il luogo comune che rappresenta l’Italia come infarcita di dipendenti pubblici. In termini puramente numerici, l’Italia ha, in rapporto alla sua popolazione, meno impiegati nella Pubblica amministrazione dei principali partner europei. Ogni mille abitanti, secondo i dati Ocse, in Italia sono 48 quelli che lavorano nella macchina pubblica, contro i 141 in Svezia e gli 83 dei “cugini” francesi. (grafico in basso)

Il dato tedesco, di poco superiore a quello italiano, torna ad allinearsi a quello francese se si considera che il contratto dei lavoratori nel settore sanitario è privato; aggregando i dati nei settori dei dipendenti tipicamente impiegati nel settore pubblico emerge, ancora una volta, che l’Italia offre meno posti di lavoro pubblici rispetto alle grandi economie occidentali. (secondo grafico).

L’opinione degli autori (Maria Luisa Bianco, Bruno Contini, Nicola Negri, Guido Ortona, Francesco Scacciati, Pietro Terna, Dario Togati) è che gran parte dei problemi dei livelli occupazionali scomparirebbero se l’Italia avesse lo stesso numero di dipendenti pubblici, in proporzione, di Francia e Regno Unito: “Se nella Pa ci fossero i circa 2.500.000 addetti che ci mancano per raggiungere Francia e Regno Unito il nostro tasso di occupazione passerebbe dal 62.3% (il penultimo in Europa) al 69%. In sostanza: la minore occupazione dell’Italia rispetto ai Paesi con cui siamo soliti confrontarci non dipende dalle caratteristiche del mercato del lavoro privato, ma dal sottodimensionamento della produzione di servizi pubblici”.

L’obiezione più ovvia è che, comunque, l’Italia non potrebbe permettersi di pagare lo stipendio a più persone: del resto, la volontà politica rimane quella di ridurre la spesa pubblica dello stato. Su questo punto gli autori suggeriscono questa soluzione:

“La nostra proposta è che si ricorra a una imposta patrimoniale straordinaria sulla ricchezza finanziaria delle famiglie (e quindi non su quella immobiliare). Questa imposta potrebbe naturalmente essere abbandonata una volta che gli effetti moltiplicativi si fossero adeguatamente manifestati”.