Sorpresa banca centrale inglese, porta a forti vendite di sterline

7 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Non sappiamo davvero da dove cominciare questa mattina, ieri è stata davvero una giornata piena di avvenimenti. Su tre dei fronti più importanti, Europa, Inghilterra ed America.

Cominciamo dalla sorpresa. La Bank of England ha comunicato a sorpresa di voler ripartire con il preogramma di Quantitative Easing, aumentandolo di 75 miliardi di sterline. La decisione, che ormai a detta di tutti gli analisti noi compresi, avrebbe dovuto slittare al mese di novembre, ha colto di sorpresa il mercato che ha venduto in maniera pesante sterline per poi andarsi a riposizionare lungo sulla discesa sperando in un rimbalzo (attenzione che gli obiettivi di medio attualmente sono ancora ribassisti) e ci ha confermato la situazione di gravità in cui si trova l’Inghilterra, che ha deciso di agire immediatamente, sebbene questo possa comportare un aumento delle pressioni inflazionistiche.

La scelta è stata motivata dal fatto che le previsioni sulle aspettative di inflazione sono a ribasso a causa del rallentamento globale che si sta vivendo e del fatto che i prezzi delle materie prime potrebbero sgonfiarsi, il che permetterebbe all’economia di riprendersi mantenendo comunque le pressioni sui prezzi a livelli ragionevoli. Nella lettera che è stata inviata al governo, si chiedeva tra l’altro un impegno da parte della tesoreria ad aiutare le piccole imprese dal punto di vista dell’accesso al credito.

Non tanto diversa la situazione in Europa, che a fronte di un rallentamento inferiore dal punto di vista dell’economia reale, se la sta vedendo con quello che Obama, che sarà il nostro terzo ma non ultimo argomento di questa mattina, ha definito la più grossa minaccia alla ripresa dell’economia americana, ossia la crisi del debito sovrano europeo.

La BCE ieri, come da nostre attese ha mantenuto i tassi invariati all’1.50% ed ha comunicato misure monetarie non convenzionali per sostenere il sistema bancario e per aiutare la ripresa economica di un’area sui cui, le previsioni future, prevedono che i rischi a ribasso nel medio periodo aumentino e in cui la crescita economica nell’ultimo trimestre dell’anno sarà in rallentamento.

Le misure adottate però, sono state una combinazione di diversi piani d’azione, il che è riuscito a far approfondire il movimento rialzista della moneta unica, che come da attese è partito. Si procederà per cominciare con la concessione di due Long Term Refinincing Operation (LTRO) a due scadenze, 12 e 13 mesi.
La tipologia di asta sarà a full allotment (verrà concesso tutto l’ammontare previsto) e a tasso fisso.

Inoltre, dato che queste misure standard addizionali non vanno a dismettere le altre misure di stimolo già in piedi, si continuerà a condurre le principali operazioni di rifinanziamento, offrirà dei LTRO a 3 mesi e ripartirà con il programma di acquisto di covered bonds per una cifra pari a 40 miliardi di euro.

Trichet è stato deciso nel ribadire che l’inflazione è alta e che le aspettative di medio termine per i prossimi mesi saranno ancora sopra il target del 2%. Questo il motivo della decisione di mantenere i tassi ai livelli attuali, in quanto la BCE, quando adotta misure standard d’azione lo fa con il preciso scopo di vigilare sulla stabilità dei prezzi, quando invece deve concentrarsi su altri argomenti, che esulano dal loro mandato, lo fanno ricorrendo a misure non standard, di carattere temporaneo.

Da qui capiamo quanto grave sia la situazione anche in Europa, dove si sta preparando la strada per un taglio di tassi a novembre con l’avvento di Draghi (dopo aver ammesso che si è discusso a lungo su questo argomento, Trichet non ha dichiarato il numero dei votanti a favore di una sforbiciata) e dove non ci si è potuti permettere il lusso di aspettare un altro mese prima di agire.

Un solo punto negativo riguarda la cifra prevista per l’acquisto di covered bonds: i 40 miliardi stanziati sembrano essere relativamente pochi per riuscire ad ottenere gli effetti realmente desiderati (abbassare i rendimenti) intervenendo sui mercati primari e secondari. Ciò è però bastato agli investitori per recuperare un po’ di fiducia necessaria a far salire le borse e la moneta unica.

Dall’America, l’abbiamo anticipato, Obama ha sollecitato l’Europa ad intraprendere delle azioni immediate e decise per contrastare la crisi del debito europeo, che sta avendo effetti diretti sulla già debolissima ripresa dell’economia a stelle e strisce e sta portando ulteriori tensioni sui mercati finanziari, cosa che andrebbe ad incidere anch’essa sull’economia americana. Infine, concentrandoci sulla giornata che vivremo oggi, verranno pubblicati i Non Farm Payrolls, attesi a 50k. Dopo la mancata creazione di posti di lavoro in agosto (oggi vedremo anche la revisione del dato), un dato inferiore alle attese potrebbe pesare sul dollaro americano, che ieri ha già perso terreno e che è la valuta la cui banca centrale è vista ed attesa dal mercato come la prossima attrice. Una release che rispetta le attese non dovrebbe avere impatti, vista l’indecenza del numero, mentre uno shock positivo potrebbe portare ad una salita del biglietto verde.

Concludiamo la settimana con un aggiornamento sui grafici.

Il cambio Eurodollaro ha fornito quel segnale necessario a lasciar intendere un cambiamento nel medio periodo. Ricorderete infatti che per gli ultimi giorni si è rivelato importante il livello di resistenza a 1.3370, superato ieri in mattinata. Giunti oltre la rottura è presente solamente un livello che potrebbe arrestare il cambio, 1.3450 dato dalla linea di tendenza negativa dei prezzi dell’ultimo mese e mezzo. Il livello dinamico appena osservato giunge prima del livello di arrivo, visto come obiettivo i giorni scorsi, oltre la rottura: 1.3535 infatti è il punto di arrivo dove transita la media mobile di lungo su un grafico a 4 ore.

Passiamo al cambio UsdJpy che ha mostrato, per la prima volta da giorni, ieri pomeriggio una parziale novità. Abbiamo infatti visto fuoriuscire i prezzi dalla bandiera ribassista che stiamo osservando da parecchio. La rottura è avvenuta a ribasso, come da attese, anche se il movimento non si può certo dire che sia stato impulsivo: abbiamo visto i prezzi infatti calare di poco più di 10 punti non lasciando intendere una partenza decisa verso il livello obiettivo di 75.90. Risulta interessante osservare come nelle ultime ore la linea inferiore della bandiera si sia rivelata una forte resistenza dinamica: per le prossime ore questa transita a 76.75. Una sua rottura potrebbe riportare il cambio nella tendenza laterale che abbiamo potuto apprezzare da giorni e allontanare l’obiettivo finale ribassista.

Il cambio EurJpy, salito parzialmente ieri con la salita dell’euro, continua a non fornire uno spunto tecnico nuovo, oltre la linea di tendenza negativa che stiamo seguendo da fine agosto. Il livello suggerito da questa, come resistenza dinamica, transita a 103.10. Oltre che con la trendline i prezzi potrebbero dover fare i conti con la media mobile di lungo, su grafico h4, passante per 103.80. Oltre questi due l’impostazione grafica porta a pensare ad un lento movimento in ripresa dell’euro.

Il cable non è uscito certamente indenne dalla notizia vista sopra, rilasciata dalla BoE. Il movimento che si è scatenato ha portato ad una decisa rottura del livello da noi seguito da giorni, 1.5330, con il raggiungimento quindi di un nuovo minimo degli ultimi 14 mesi a 1.5275. Data la rapidità immaginiamo che nessuno sia riuscito a beneficiare di un breakout ribassista così come ben pochi avranno ipotizzato una ripresa come quella osservata in seguito. Il livello che emerge dopo questo movimento è 1.5510, che è la resistenza dinamica indicata dalla tendenza a ribasso delle ultime settimane. Sino a che questa non sarà rotta, infatti, il trend indica un ulteriore ribasso.

Per un soffio il UsdChf non è arrivato alla resistenza ipotizzata di 0.9330. Nonostante la mancata conferma diremmo che l’area può essere considerata attendibile. Il movimento a ribasso, che è seguito, ha avvicinato il livello di supporto intermedio a 0.9150, che anche per le prossime ore si candida a più interessante.

Concludiamo con il cambio EurChf, in grado ieri di mostrare una notevole conferma. Il rinnovato movimento in salita visto da inizio settimana ha permesso al cambio di superare un livello statico importante a 1.2350 e di arrestarsi perfettamente poco più sopra, esattamente dove trasnita la tendenza negativa (indicata da una trendline) che insiste da 21 mesi esatti: parliamo di 1.2430 dalla cui rottura potrebbe dipendere un cambiamento radicale di lungo periodo.

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