Soros su crisi banche Ue. Attenti, è peggio di Lehman Brothers

7 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – La crisi europea è peggio di quella di Lehman Brothers. Parola dell’investitore miliardario George Soros che, in una intervista al New York Times, ammette che la sua paura più grande è che un’importante banca del Vecchio Continente possa fallire. Se un tale scenario si verificasse, si creerebbe infatti un panico finanziario simile a quello del crack scatenato nel settembre del 2008 da Lehman.

Certo, le autorità sanno benissimo che il sistema finanziario europeo è sempre più fragile, e sarebbero disposte a iniettare centinaia di miliardi di euro per prevenire un eventuale fallimento bancario. Ma il punto è che le condizioni in cui versano gli istituti finanziari Ue stanno peggiorando di giorno in giorno, sia perchè i continui sell off sui titoli ne riducono il valore di mercato, sia perchè – ancora peggio – la loro difficoltà ad accedere ai finanziamenti a breve termine è ormai cosa nota. Sono le stesse banche americane a fare dietrofront e a decidere in alcuni casi di non fare più affari con le controparti europee.

“Questa crisi ha il potenziale di diventare peggio di quella di Lehman Brothers – ha detto Soros, riferendosi anche alla mancanza di un’autorità europea che gestisca una crisi bancaria di una tale gravità . Questo è il motivo per cui il problema è così serio”.

Nel disperato tentativo di evitare uno scenario del genere, la Bce ha messo a disposizione nuove linee di credito per le banche che hanno più bisogno di fondi. Ma il punto è che, se fino all’anno scorso si parlava dei problemi delle banche irlandesi e greche, ora l’attenzione e i timori sono rivolti ai giganti finanziari tedeschi e francesi, che hanno una importanza cruciale nel funzionamento del sistema finanziario globale e che sono molto legati alle controparti americane. Che dire poi, si chiede il New York Times, dell’outlook dell’Italia?

Philip Finch, strategist del settore finanziario presso Ubs, afferma: “Sembra che globalmente il settore bancario sia ferito su diversi fronti. (La situazione) sta decisamente peggiorando. Se il sentiment continuerà a deteriorarsi, alla fine assisteremo a una corsa ai depositi”. E la preoccupazione di Finch non è certo assurda, visto che i depositi presso la Bce delle banche europee sono saliti ai massimi dal 2010.

Finch aggiunge poi che le banche europee hanno bisogno di raccogliere almeno 150 miliardi di dollari in nuovo capitale, in un momento in cui non possono fare più affidamento ai fondi americani che operano nel mercato monetario. Di fatto, i 10 principali fondi attivi sul money market degli Stati Uniti hanno tagliato la loro esposizione sulle banche europee di un ulteriore 9% nel mese di luglio, un valore pari al 9%, dopo una riduzione del 20% avvenuta a giugno.