SOROS: AMERICA
IN RECESSIONE…
MA NEL 2007

10 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il 2006 sarà un anno in leggera frenata per l’economia americana, con meno inflazione, e con prezzi degli immobili più bassi. L’anno in corso tutto sommato non dovrebbe presentare grossi rischi per la più grande economia mondiale. Non altrettanto si può invece dire per il 2007, un anno che potrebbe vedere la Locomotiva a stelle e strisce cadere in recessione, come ha detto anche ieri il finanziere super miliardario George Soros, uno dei guru più ascoltati di Wall Street.

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Crescita Usa in frenata. A causa soprattutto di un raffreddamento della spesa per consumi e di un calo della domanda di abitazioni (che porterà a uno sgonfiamento dei prezzi degli immobili erodendo la ricchezza delle famiglie), il 2006 vedrà un rallentamento della crescita americana. Secondo uno dei più recenti sondaggi disponibili, quello realizzato ieri dalla Bloomberg tra 72 economisti, gli Stati Uniti quest’anno cresceranno del 3,4%, contro il 3,6% atteso per il 2005.

Gli americani consumano meno. Nel terzo trimestre 2005 i consumi delle famiglie americane dovrebbero essere cresciuti dello 0,7% rispetto all’analogo trimestre 2004. Era dal primo trimestre 2005 che i consumi non crescevano così poco. La frenata è notevole se si pensa che nel terzo trimestre erano cresciuti, sempre su base annua, del 4,1%. Basti pensare che a dicembre la più grnade catena di distribuzione d’America, la Wall-Mart, ha rilevato un incremento su base annua delle vendite del 2,2%, il più basso degli ultimi cinque anni nel mese caratterizzato dalle vendite natalizie. Vendite oltretutto sostenute da un taglio dei prezzi che si farà sentire sui profitti della società attesi per il quarto trimestre. Grazie però ai saldi e a ulteriori ribassi dei prezzi, i consumi dovrebbero tornare a crescere nel primo trimestre di quest’anno. Le attese sono per un aumento del 3,4% su base annua.

Mercato immobiliare e occupazione. Dopo aver raggiunto il livello record di 7,1 milioni di dollari nel 2005, le compravendite di abitazioni dovrebbero rallentare nel corso del 2006, specie a fronte dei rialzi dei tassi che rendono meno favorevole accendere mutui. Gli economisti interpellati da Bloomberg prevedono che quest’anno le compravendite di abitazioni esistenti si fermeranno a 6,84 milioni di dollari. Questo potrebbe avere riflessi anche sull’occupazione, dal momento che il settore delle costruzioni è stato nel 2005 uno di quelli che più a contribuito alla formazione di nuovi posti di lavoro. Nel 2005 sono stati creati 2,02 milioni di nuovi posti di lavoro, con una differenza minima rispetto ai 2,194 milioni creati nel 2004. Poichè si tratta dei maggiori valori dal 1999, gli eocnomisti osservano che l’economia americana non può continuare a creare posti di lavoro a questo ritmo troppo a lungo senza scontrarsi a un certo punto con i limiti della capacità produttiva.

L’inflazione rallenta la marcia. Il 2006 sarà anche un anno di frenata per l’inflazione americana, grazie soprattutto ai ribassi dei prezzi attuati in molti settori – a partire da quello dell’auto dove proprio oggi la numero uno mondiale General Motors inaugura drastici tagli ai listini – al fine di sostenere le vendite e restare competitivi. Lo stesso sondaggio Bloomberg vede una crescita dei prezzi del 2,8% nel 2006, a fronte di un incremento del 3,7% nel corso del 2005. Questo a patto di una certa stabilità dei prezzi petroliferi, che però proprio in questi primi giorni del 2006 sono soggetti a nuove tensioni, anche di origine speculativa. Nel complesso la situazione resta tuttavia più favorevole. Ad esempio, rispetto al record del 5 settembre scorso, quando il prezzo della benzina alla pompa era arrivato negli Stati Uniti a 3,06 dollari al gallone, oggi gli americani fanno il pieno all’auto con 2,31 dollari al gallone.

Le mosse della Fed. Dopo aver alzato il costo del denaro 13 volte dal giugno 2004 ad oggi, la Federal Reserve potrebbe prendersi una pausa. Rispetto al 4,25% a cui sono arrivati oggi i Fed Funds, gli economisti interpellati dalla Bloomberg prevedono che i tassi arriveranno entro fine marzo al 4,75% e lì si fermeranno per il resto dell’anno. Questo a patto che l’inflazione non torni in fibrillazione. Se così fosse, la Fed si troverebbe costretta a procedere con ulteriori rialzi dei tassi che potrebbe essere la cuasa di un atterraggio duro dell’economia americana.

Ne è convinto il miliardario George Soros, uno dei più ascoltati guru di Wall Street , il quale teme che la recessione economica possa colpire gli Usa nel 2007, per effetto di una eccessiva stretta monetaria da parte della Federal Reserve. Nel corso di un intervento a un convegno dell’Istituto per gli Affari internazionali di Singapore, Soros ha spiegato che l’aumento del costo del denaro potrebbe unirsi pericolosamente a una brusca discesa dei prezzi immobiliari e al calo del dollaro, rendendo vani così gli sforzi della Fed e del suo presidente uscente, Alan Greenspan, di creare un “atterraggio morbido” per l’economia. Soros si aspetta quindi negli Usa “una recessione nel 2007 e non nel 2006”. Mentre la ripresa in corso sia in Europa sia in Giappone non è ancora sufficientemente solida per riequilibrare i riflessi negativi su scala mondiale della crisi statunitense.

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