SONO USCITI
TUTTI PAZZI

27 Febbraio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Che alla Rai comandi chi ha vinto le elezioni non è una novità. Che l’Ulivo abbia esercitato il suo comando facendo di quell’azienda un nodoso bastone da calare sul capo dell’opposizione e del suo leader in piena campagna elettorale è un’altra verità indiscutibile.

Ma ci sono altre cose che sono vere, stabili, fisse al di là di ogni mutevole opinione. La legge in vigore stabilisce una forma, ispirata insieme a ipocrisia e decenza: gli amministratori della Rai sono nominati dai presidenti delle Camere. Silvio Berlusconi è proprietario dell’azienda televisiva concorrente della Rai e fa oggi di mestiere il presidente del Consiglio, il che lo pone in potenziale e permanente conflitto di interessi fra i due ruoli.

Conclusione: il governo e la maggioranza dovrebbero per lo meno rispettare con scrupolo maniacale le regole istituzionali che riguardano l’azienda pubblica radiotelevisiva. E che cosa hanno fatto, invece? Sono usciti tutti pazzi, e quelle regole le hanno non soltanto calpestate, ma le hanno calpestate in pubblico, per di più con il timbro del grottesco.

Prima hanno accettato e vezzeggiato l’idea che quell’azienda si potesse amministrare con la maggioranza del Consiglio d’amministrazione dimissionaria, provocando un disastro di gestione e di credibilità di rilevanti proporzioni. Poi, apertasi come era prevedibile una crisi nella maggioranza, in cui due partiti della coalizione minacciavano di sfiduciare gli amministratori della Rai insieme con l’opposizione, hanno dovuto chiuderla con le dimissioni dei giapponesi.

Nella giornata di ieri però, probabilmente su suggerimento del Cav., il presidente uscente della Rai e il suo compagno di sventura hanno inviato una lettera piuttosto irrituale ai presidenti delle Camere: ci dimettiamo solo quando avrete deciso i nuovi nomi. Molto sottile: due amministratori alla vigilia del voto di sfiducia parlamentare dettano le condizioni dell’abbandono alla seconda e alla terza carica dello Stato.

Nel frattempo la maggioranza si è riunita intorno al capo dell’esecutivo e ha stipulato un accordo sui nuovi amministratori, sul nuovo presidente e sul nuovo direttore generale. L’accordo è stato annunciato da un trionfante Umberto Bossi, descritto nel dettaglio e con i nomi dei nuovi malcapitati da Maurizio Costanzo nel corso del suo show Mediaset, alla presenza del ministro per le Comunicazioni, e confermato in Parlamento dal capogruppo di An.

I presidenti delle Camere, bellamente sputtanati di fronte a un’opposizione scalpitante, si sono rivoltati e hanno dichiarato nullo l’accordo, apprestandosi nei tempi che decideranno loro a nominare i nuovi amministratori. E la festa continua.

Sabato avevamo parlato della Rai come di una catastrofe per il governo, ma catastrofe è parola grossa e troppo seriosa per definire un ballo in un manicomio.

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