SONO TITOLINI, MA VANNO COME RAZZI

28 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Tempi difficili, anzi duri. Ma le occasioni non mancano: «Alle quotazioni attuali – dice Rory Hammerson – il mercato sconta uno scenario macroeconomico a dir poco depressivo, almeno nei prossimi 18 mesi». E proprio il pericolo di nuove e pesanti correzioni dei listini tiene gli investitori sottopesati sulle big cap. «Il mercato sta premiando le piccole storie e anche noi riteniamo si debba puntare sui titoli a bassa capitalizzazione. Del resto lo insegna la storia». Hammerson è il direttore responsabile del settore azionario europeo per Scottish Widows Investment Partnership (le famose Vedove Scozzesi) e gestore del fondo Pan European Smaller Companies, che recentemente ha ottenuto un rating AA da Standard & Poor’s. In particolare, il gestore rientra nelle prime posizioni della classifica di Citywire dei migliori 100 asset manager europei e ha conquistato il primo posto in Svezia.
Si aspettava il forte recupero messo a segno dai listini azionari mondiali? A suo avviso può ancora proseguire?

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L’ultimo rally non ha certo colto di sorpresa gli investitori istituzionali. Dall’analisi delle serie storiche risulta che durante il crollo di Wall Street, negli anni Trenta, la tendenza ribassista di fondo è stata interrotta da ben cinque trend rialzisti. Anche se poi nel medio-lungo termine si sono rivelati dei meri falsi segnali. Tra l’altro, come nel biennio 1932-1933, anche allora con l’economia in piena recessione, il neo-eletto presidente Usa, Franklin D. Roosevelt, aveva proposto un pacchetto di stimoli e incentivi fiscali. Una situazione che aveva spinto gli indici al rialzo di circa il 50 per cento. Il vero denaro, in quell’occasione, si riversò sulle small cap, che in media raddoppiarono il loro valore. Guarda caso, anche ora i cosiddetti titolini stanno sovraperformando le blue chip.

Secondo lei, chi ha più benzina: i listini europei o quelli statunitensi?
Ritengo estremamente improbabile che i mercati europei possano anticipare quello statunitense, caratterizzato da uno scenario economico molto più dinamico e flessibile. Nell’area euro ci sono alcuni Paesi con profili e situazioni economico-finanziarie specifiche, legati solo dalla moneta unica e da un’unica Banca centrale che decide per tutti sul costo del denaro. Ma, per il resto, tende a prevalere la disomogeneità del trattamento fiscale e dell’indebitamento tra i diversi Stati dell’Ue. Perciò risulta piu difficoltoso che negli Stati Uniti adottare politiche economiche realmente efficaci a livello comunitario.
Un quadro che molto probabilmente si rifletterà anche in futuro, provocando performance differenti tra i diversi listini dei singoli Paesi.

Su quali metodi di analisi si fondano le vostre scelte di asset allocation? Ci sono interi settori su cui preferite puntare in Europa oppure solo singoli titoli?
Il nostro processo di selezione che determina i titoli da inserire in portafoglio si basa su un approccio di tipo «bottom up», legato cioè ai fondamentali delle società sulle quali si decide di investire. Così, oltre i due terzi del rischio di ogni stock picking dipende dalla situazione della specifica azienda. Nel processo decisionale viene ovviamente analizzata la situazione delle singole società rispetto ai loro competitor.

Quali sono, in base alle sue analisi, i titoli al momento trattati con uno sconto più elevato?
Per procedure di policy aziendale, non possiamo rendere noti i risultati dei nostri processi di selezione dei titoli. Posso tuttavia affermare che attualmente abbiamo scovato diverse «buone occasioni», soprattutto tra le mid e le small cap e qualcuna anche tra le blue chip.

Quali sono le performance del fondo da lei gestito?
Da inizio anno il fondo Swip Pan European Smaller Companies ha accusato un ribasso del 6,5%, pertanto è rimasto leggermente indietro rispetto all’indice di riferimento. Nonostante ciò, tutto il nostro team resta fermamente convinto che i titoli messi in portafoglio sono proprio quelli che ancora oggi consiglieremmo ai nostri clienti. Inoltre, confido nel fatto che i fattori esogeni che hanno influito negativamente sul recente andamento di questi titoli cesseranno molto presto di pesare sulle loro performance di Borsa. In altre parole, il nostro stile di gestione è molto orientato verso i titoli growth. Il mercato ha però ultimamente premiato maggiormente le società value, una situazione che, di conseguenza, non ha certo aiutato le performance del fondo.

Rimaniamo perciò fedeli alle tecniche adottate per il nostro processo di selezione, che individua titoli in ottica di investimento superiore ai tre anni. E sebbene i risultati ottenuti in passato non rappresentino necessariamente una garanzia per il futuro, siamo convinti della bontà delle nostre metodologie e confidiamo nell’esperienza maturata dal nostro team di analisti.

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