SONDAGGIO: LISTA PRODI AL 33%, FORZA ITALIA AL 20%

24 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Batosta di Forza Italia, inchiodata entro il 20 per cento, in discesa libera dal 2001 perde quasi dieci punti; la Lista «Uniti nell’Ulivo» si mantiene in testa con il 33%. E per il 13 giugno si conferma il sorpasso del centrosinistra con il 47,6% rispetto al 43,7 del centrodestra. Sono le intenzioni di voto degli elettori secondo un sondaggio effettuato dalla Swg tra il 20 e i 21 maggio, per conto de l’Unità.

Ma esiste un «fenomeno» imprevisto in queste elezioni: è l’indirizzo del voto al di là degli schieramenti e che penalizza le forze maggiori. La voce «altri» raggiunge l’8,7%, con la novità di un 1% per la Lista dei Consumatori, 1,1% per il Partito dei Pensionati. Un andamento favorito anche dal proliferare di liste nelle amministrative, che in alcuni luoghi sono dieci o quattordici.

Secondo il sondaggio si ribaltano gli equilibri politici, quindi: il centrodestra perde il primato del 51,9 del 2001, mentre il centrosinistra riemerge dal 43,9 dele politiche e scavalca il Polo. Il fattore «altri» crea la differenza con i precedenti sondaggi, dal momento che le liste non erano state ancora presentate. Nell’indagine Swg del 22-23 marzo, infatti, il centrosinistra arrivava a un 50% (e la Lista Unitaria il 34,6%) perché gli «altri», sommati, davano circa il 6%. Ma la conferma del 33% in quest’ultimo sondaggio per «Uniti nell’Ulivo» è «un buon risultato, perché in Italia le somme dei partiti di solito non riescono a mantenere le stesse quote di voti» secondo Maurizio Pessato, amministratore delegato della Swg.

Non è vero, prosegue, «che i singoli partiti – Ds, Margherita-Sdi e Republicani di Sbarbati – potrebbero ottenere più voti». Insomma, la Lista Prodi, al di là delle fisiologiche divisioni sulla guerra e sui temi etici, «appare unita sulle questioni socio-economiche». Su questi temi, invece, appare più diviso il centrodestra, segnato dalla «frattura territoriale» fra la Lega, forte al Nord, e l’allontanamento da Forza Italia, molto visibile in Sicilia.

Rifondazione Comunista cresce al 6,3% rispetto al 5% delle politiche 2001: non tanto perché l’indagine è stata effettuata dopo il voto sull’Iraq in Parlamento giovedì, quanto perché «il Prc ha giocato bene», spiega Pessato: «si è posta come sinistra alternativa vicina ai movimenti ma senza sbattere la porta in faccia all’Ulivo». In leggero calo la Lista Di Pietro-Occhetto con il 3,1 (l’ex pm aveva da solo il 3,9 nel 2001), così come i Comunisti Italiani, all’1,4% (1,7 nel 2001). L’unione fra Mastella e Martinazzoli non premia molto: 1,2% per Ap-Udeur.

A destra ha la peggio Forza Italia che vede un crollo progressivo: Berlusconi ha deluso gli elettori (e le donne) e non riesce a recuperare: dal 29,4 delle politiche 2001 scende a uno (stiracchiato) 20%. A fine marzo era al 21,5%, secondo la Swg. La Lega invece si rafforza per essersi presentata da sola: 5% nelle previsioni, rispetto al 3,9 del 2001. Forse anche l’assenza di Bossi fa sì che i leghisti, al Nord, tendano a porsi come forza «indispensabile» alla coalizione di centrodestra.

Alleanza Nazionale non guadagna ma non perde: resta al 12% come nel 2001 (alle scorse Europee era circa al 10,4, penalizzata dall’accordo con l’Elefantino di Segni, il quale ora, da solo, non va oltre lo 0,5%). «La linea di An risulta quella di una destra convincente», spiega Pessato, pur «essendo riconoscibile anche per chi è legato al passato». Un passato invece archiviato nel cassetto della nostalgia che offre a Alessandra Mussolini solo l’1,1% e al Movimento Sociale-Fiamma Tricolore lo 0,9. Le frange perse da Fini con lo «strappo» rispetto al fascismo, quindi, sono indolori per An, che pure non intercetta i voti di Forza Italia. Più probabile che lo faccia l’Udc che raggiunge il 5,2, nonostante il cambiamento di campo di Sergio D’Antoni. Guadagnano mezzo punto i Socialisti del centrodestra con l’1,5%.

Sull’astensionismo la Swg non si sbilancia, l’unica percezione è che «sarà più forte nel centrodestra». La novità 2004 sono i partiti al di fuori degli schieramenti. La Lista Bonino cresce al 2,8% rispetto al 2,2 del 2001, ma perde sull’exploit delle precedenti europee. Per Strasburgo si vota con il meccanismo del proporzionale,: non dovendo decidere per il capo del governo (Prodi-Berlusconi) non si teme il «voto inutile» e si tende a premiare il proprio partito o l’ampia offerta di liste che possono essere rappresentative. Così i Consumatori, vigili battaglieri, hanno per la prima volta l’1,1%, idem i Pensionati. In questa nicchia si colloca il Partito della Bellezza di Sgarbi e La Malfa.

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