Sole 24Ore, il rosso aumenta. Bilanci horror stile Grecia

11 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

A precipizio i conti del “Sole 24 Ore”. Il cda ha approvato i risultati del primo trimestre 2010: i ricavi consolidati sono pari a 123,2 milioni di euro (-7,4%) e il risultato netto di Gruppo e’ pari a -6,4 milioni (-4,2 milioni nello stesso periodo del 2009). Insomma il rosso nel bilancio della Confindustria aumenta perfino rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, che fu “disastroso”.

Con conti cosi’ e vendite e pubblicita’ a capofitto, a via Monterosa a Milano, nel palazzo disegnato da Renzo Piano, uomini e donne che lavorano al “Sole 24 Ore” che hanno ancora un minimo di dignita’ e un soprassalto di professionalita’, sanno che molte teste stanno per rotolare sotto la mannaia di un “tagliatore” impavido. Il quotidiano di proprieta’ dell’Associazione degli imprenditori italiani e’ diventato un colosso, ma solo in termini di imbarazzo e immagine negativa per Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. E seppure il mandato della signora e’ in scadenza, e la sua riconferma vacilla, e’ lei in questo momento in quanto rappresentante del “made in Italy” a dover gestire questo orrore imprenditoriale.

Molti si chiedono come facciano i lettori del “Sole” a dare alcuna credibilita’ o riporre fiducia negli articoli – diciamo per esempio sulla crisi della Grecia o sul rapporto debito/pil italiano fuori controllo sopra al 116% – se il giornale su cui vengono pubblicati questi articoli o il sito web su cui escono online (fatte le debite proporzioni e ammesso e non concesso che si capisca la provocazione) si ritrova per cattiva gestione con un bilancio mille volte piu’ brutto e disastrato di quello statale della incapace, indisciplinata, indebitata, e inaffidabile nazione ellenica che tanti danni collaterali sta causando al mercato finanziario. Vi fidereste voi dello specialista della clinica “rehab” locale, se fosse ubriaco tutte le sere con il wiskey o se facesse uso di droghe pesanti?

Il Sole 24 Ore, simbolo di azienda media che “predica bene e razzola male”, e’ gia’ formalmente in “stato di crisi” dall’8 marzo 2010 (dettagli a fondo pagina). Ma forse non bastera’. Il Gruppo 24 Ore in realta’ dovrebbe essere “commissariato”, cioe’ affidato ad un amministratore speciale, un personaggio che venga dall’esterno e che non guardi in faccia nessuno, un duro che non abbia amici li’ dentro, non “inciuciato” e impermeabile all’idea di inimicarsi il 90% di “critica e pubblico”. Insomma un tipo come il mitico Enrico Bondi che prese in mano le redini della Parmalat post-scandalo subentrando a quel ladro di Calisto Tanzi. C’e’ questo personaggio? Ancora no. Ma arrivera’, altrimenti bisognera’ portar via baracca e burattini.

Servira’ un amministratore con “poteri speciali”, cioe’ che abbia il carattere e le capacita’ professionali per rivoltare come un calzino il quotidiano della Confindustraia. Un ammministratore che apra e ripulisca tutti i cassetti. Uno che riguardi i conti e budget dalla A alla Z, spulci fatture e note spese. Uno che elimini consulenze esterne, disboschi le decine di acquisizioni sballate fate negli ultimi 3 anni (altro che diversificazione: bisognava invece fare cerchio con i carri e respingere gli indiani concentrandosi su poche armi conosciute e affidabili).

L’impavido tagliatore dovra’ licenziare la meta’ del personale, ridure del 50% gli stipendi a giornalisti e alle decine di manager di inutili aree-business dal nome inglese che fatturano troppo poco. Dovra’ poter chiudere tutte o quasi le tante e costose sedi di corrispondenza all’estero dove ingrassano giornalisti (siamo sicuri?) parecchio imboscati. Uno spiccio, che cacci prima del solstizio d’estate Gianni Riotta, il direttore, colto, bravo scrittore si’, ma che pare efficace su quella poltrona come un venditore di frigoriferi al Polo Nord. Servira’ un amministratore speciale che “commissari” anche il nuovo amministratore delegato Donatella Treu, che nominata 2 mesi fa non ce la fa gia’ piu’, nonche’ il neo-presidente Giancarlo Cerutti. Il super-Bondi del “24 Ore” infine, dovra’ mettere subito sul mercato (perdendoci un sacco di soldi) il palazzo progettato da Renzo Piano (come ha dovuto fare anche il New York Times a New York sempre per un palazzo, guarda caso, col design del noto architetto) semmai riprendendolo in leasing dal nuovo acquirente (come ha fatto il NYT).

L’alternativa e’ portare i libri in tribunale, cosa che al momento sembra da escludere. Il titolo “Sole 24 Ore” e’ quotato su Borsa Italiana e dunque esiste ancora un residuo di liquidita’ derivante dall’IPO, che frutto’ 210 milioni di euro, anche se la cassa si brucia con una rapidita’ da far paura.

L’attuale “stato di crisi” potrebbe davvero essere l’anticamera dell'”amministrazione controllata”. I conti lo giustificherebbero. In appena tre mesi – gennaio, febbraio e marzo 2010 – la perdita netta del Gruppo 24 Ore e’ di -6,4 milioni di euro. Quel che e’ peggio, invece di diminuire il rosso si aggrava sempre piu’ visto che nel 2009 il “Sole” aveva perso 52,6 milioni di euro rispetto a un utile di 16.1 milioni nel 2008: uno sbilancio pauroso pari a 75.1 milioni di euro in appena 15 mesi e una perdita kolossal effettiva di 59 milioni nello stesso periodo. E il primo semestre 2010 va peggio rispetto a quello dell’anno passato.

In questo scenario, invece di tagliare e cercare di incrementare i ricavi (un direttore e’ anche e soprattutto manager in un’azienda media) Gianni Riotta ha pensato bene di dare chiari segnali di incapacita’ gestionale facendo infuriare tutti dalle grandi alle piccole cose, come per esempio l’assunzione a caro prezzo di due giornalisti “strappati” a “Il Foglio” (“Il Foglio”? Yes: il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara di proprieta’ di Veronica Lario, Sergio Zuncheddu e del PDL Denis Verdini; quotidiano che in Italia non conta nulla, vende 2500 copie ma incassa oltre 6 milioni di euro l’anno di contributi pubblici erogati dallo Stato perche’ e’ “organo” (giusto termine!) di un partito fasullo chiamato «Convenzione per la Giustizia»). Le assunzioni di Riotta violano tra l’altro i patti stabiliti tra sindacati e azienda in merito alla gestione dello “stato di crisi”.

Il titolo “Sole 24 Ore”, quotato su Borsa Italiana, dopo l’IPO nel dicembre 2007 aveva raggiunto un massimo assoluto di 5,750 euro. Ieri sera martedi’ 11 maggio 2010 in chiusura a Milano l’azione del quotidiano confindustriale valeva 1,569 euro: un calo a candela pari a -72.71%.

Nei 12 mesi da dicembre 2008 a dicembre 2009 “Il Sole 24 Ore” ha accusato una discesa della diffusione pari a -18.6%: da 324.221 a 263.803 copie (diffusione, non vendita effettiva). Soltanto 3 anni fa le copie diffuse superavano le 400.000. Alla luce di questo drammatico ribaltamento di scenario, acuito dalla recessione che ha falcidiato la raccolta pubblicitaria, l’8 marzo scorso “Il Sole 24 Ore” ha proclamato formalmente con tanto di accordo firmato dalle controparti (azienda e sindacati) lo “stato di crisi” per la durata di 2 anni, con ampio utilizzo della cassa integrazione. (dettagli a fondo pagina ).

Per l’assemblea di Confindustria di fine maggio era prevista la presentazione del formato tabloid (modello Wall Street Journal) ma visto che regna la confusione sembra che i tempi si stiano allungando. E’ stato annunciato il restyle del sito web, ma anche qui i tempi si allungano perche’ www.ilsole24ore.com e’ stato affidato a qualcuno che non ha alcuna esperienza di internet sul fronte “contenuti”. Nel frattempo in Confindustria e’ iniziata la battaglia per la successione alla presidente Emma Marcegaglia, la cui riconferma non è scontata (e l’uscita di Andrea Moltrasio dal direttivo e’ stata interpretata come una candidatura ufficiosa). Infine ci si e’ messo anche il governo, tagliando (giustamente) gli sconti alle tariffe postali per i giornali spediti in abbonamento. E’ la mazzata finale per un quotidiano che arriva tutte le mattine via posta negli studi di moltissimi professionisti e commercialisti italiani, che sono in pratica gli ultimi lettori rimasti.

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Pubblichiamo qui di seguito l’intervento integrale del rappresentante del Comitato di Redazione del “Sole 24 Ore”, Nicola Borzi, all’ultima assemblea degli azionisti convocata per l’approvazione del bilancio 2009. I giornalisti sono soci in quanto hanno ricevuto azioni gratuite (ormai svalutate) al momento dell’IPO a fine 2007. IL CDR ha votato no al bilancio, dissociandosi dall’azienda.

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

parlo come rappresentante dei giornalisti del “Sole 24 Ore” nella nostra qualità di azionisti. Se il nostro quotidiano viene acquistato e letto ogni giorno da centinaia di migliaia di lettori, lo si deve innanzitutto al capitale di professionalità e alla dedizione dei suoi giornalisti. Non alle promozioni editoriali, non ai prodotti opzionali: lo si deve all’impegno e alla responsabilità con cui ogni giorno cerchiamo, verifichiamo, pubblichiamo notizie di qualità. Un lavoro e una qualità su cui si fondano i risultati dell’azienda.

Se siamo qui, per la terza volta dalla quotazione del 2007, a rappresentare tutti i giornalisti del “Sole 24 Ore” in quanto dipendenti/azionisti è perché al nostro lavoro e alla nostra azienda noi teniamo. Noi crediamo in questa società e vogliamo portare anche in questa sede il nostro contributo di analisi per aumentare l’efficienza dell’azienda e garantirle il rapido ritorno all’utile.

Purtroppo, in 287 pagine di fascicolo di bilancio, manca del tutto una cifra chiara e certa sul numero delle copie vendute quotidianamente dal “Sole 24 Ore”. Leggiamo che il “Sole 24 Ore” ha fatto peggio del mercato: «La riduzione del numero di copie vendute da parte dei principali quotidiani nazionali è stata pari al 9,6% nel 2009: Il Sole 24 ORE, anche per effetto della riduzione delle copie promozionate, nello stesso periodo ha registrato una flessione dell’11,7%» (pagina 8); «I più recenti dati relativi alla diffusione (ADS media mobile 12 mesi dicembre 2008 – novembre 2009) evidenziano una riduzione del numero di copie diffuse in Italia dei principali quotidiani nazionali a pagamento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente pari al 9,6%. E questo principalmente a causa della politica di riduzione delle copie promozionate praticata dagli editori. Proprio per questo Il Sole 24 ORE, nel medesimo periodo, registra una flessione del 11,7%, con circa 296 mila copie medie» (pagina 30).

Occorre dunque domandarsi qual è l’identità del nostro lettorato e quali sono le sue esigenze concrete. Noi riteniamo che identità ed esigenze del lettore del “Sole 24 Ore” non siano mutate rispetto al passato e che la sua richiesta sia quella di sempre: una domanda di informazione economica, finanziaria, normativa e professionale e di informazione di servizio di alta qualità. Lo dimostra il fatto che nelle occasioni in cui il nostro quotidiano propone prodotti speciali, inchieste, approfondimenti specifici su questi temi le vendite in edicola segnano sempre un balzo. Vale la pena ricordare che altri giornali economico/finanziari (Wall Street Journal, Financial Times, Economist) proprio in questa fase congiunturale, grazie al tipo di prodotto che propongono, hanno risentito assai meno del nostro della recessione.
Perciò vi annunciamo che, nel primo incontro in sede aziendale, vi chiederemo innanzitutto un’operazione di trasparenza: vi chiederemo quali sono le cifre e le tendenze delle vendite reali.

I dati negativi non si limitano purtroppo alla diffusione cartacea. Secondo gli ultimi dati ufficiali (fonte Audiweb), resi noti il 6 aprile, l’audience online del nostro quotidiano sta calando in modo cospicuo. A febbraio 2010, a livello nazionale gli utenti attivi nel giorno medio aumentavano del 16,9%, mentre calavano del 7,1% le pagine viste e del 6,7% il tempo speso. Nello stesso periodo il brand online “Sole 24 Ore” segnava su base annua un calo del 2,3% degli utenti unici (da 268mila a 262mila circa), del 19,8% delle pagine viste (da 1,87 a 1,5 milioni) e del 32,7% dei tempi medi per utente (da 5 minuti e 6 secondi a 3 minuti e 26 secondi).

Deve essere chiaro a tutti che questi risultati non dipendono da una caduta dell’impegno dei giornalisti. Per far funzionare questa azienda i giornalisti, per quanto necessari e insostituibili, non bastano – anche perché i giornalisti sono solo un quinto della forza lavoro complessiva -. La crisi nella quale la nostra azienda si trova, oltre che effetto della congiuntura generale e delle difficoltà particolari del settore, è stata causata anche da gravi errori, incertezze gestionali e da confusione nella corporate governance. Nel momento più buio della storia ultracentenaria del nostro giornale, proprio quando sarebbe stata necessaria la massima attenzione del management, la carica di amministratore delegato è rimasta vacante per tre mesi. Non solo: secondo la relazione 2010 sulla corporate governance (pagina 25) del Sole 24 Ore, trasmessa nei giorni scorsi al mercato e alle autorità di vigilanza, la nostra società vede i poteri di gestione attributi tanto al presidente, Giancarlo Cerutti, quanto all’amministratore delegato. Un caso di diarchia nelle decisioni gestionali più unico che raro nel panorama delle quotate italiane.

Le osservazioni che seguono sullo stato dei conti e sull’”ultimo rigo del conto economico” (che era “l’unica cosa che mi interessa”, come ci disse l’ex Ad Claudio Calabi che se n’è andato a dicembre incassando “altri compensi” per 944mila euro, si veda pagina 156) dimostreranno lo stato confusionale nel quale ci siamo trovati.

Una situazione alla quale è ora chiamata a trovare rimedio la nuova Amministratrice delegata. Salutiamo la dottoressa Treu, di cui conosciamo il vasto bagaglio di competenze nell’editoria tecnica e professionale. A lei, così come a noi tutti, auguriamo di conseguire rapidi e importanti risultati, innanzitutto sul fronte delle vendite del nostro quotidiano, ricordando che il vero problema che ci angustia non è solo la caduta del giro d’affari, ma è la gestione dell’azienda.

Quanto al lavoro, nel 2009 il costo del personale, al netto «delle variazioni di perimetro di consolidamento intervenute nel periodo, da un lato, e dall’iscrizione degli oneri non ricorrenti connessi con l’incentivazione all’uscita di personale dipendente ed il piano di ristrutturazione e prepensionamenti avviato, dall’altro», è drasticamente calato. Al netto dell’effetto delle nuove acquisizioni e degli oneri non ricorrenti 2009 che «ammontano complessivamente a circa 21 milioni di euro… il costo del personale mostra una riduzione del -2,7%, per effetto principalmente del minor costo medio per dipendente, anche grazie alle azioni di recupero delle ferie arretrate realizzate» (pagina 26). La redazione, dunque, ha già dato, sia con la riduzione del costo medio unitario del lavoro per effetto dello smaltimento del monte ferie arretrate, del taglio dei compensi ai collaboratori infra ed extragruppo, di altre riduzioni ai costi, che con la riduzione del numero dei giornalisti (che alla fine dello stato di crisi sarà calato del 15% circa) stabilito con l’accordo sul piano di crisi che abbiamo firmato nelle scorse settimane.

Perché in profonda crisi è l’intero modello di business. A livello di gestione industriale, rispetto al 2008 è girato in negativo l’Ebitda della divisione editrice (quotidiano) e di quella multimedia, è quadruplicato a livello di margine operativo lordo il “rosso” della divisione System (che da sola, in un anno, ha perso 46 milioni di fatturato) mentre quello della Radio è rimasto invariato e il dato negativo della divisione corporate e intercompany è aumentato di 3,5 volte a 32,4 milioni. I collaterali (libri, guide vendute insieme al giornale) sono addirittura tracollati. L’anno scorso hanno perso ricavi per 17,5 milioni di euro (-63% sul 2008). L’unica divisione con Ebitda positivo nel 2009 è l’Editoria professionale.

Non basta: la società non sa farsi pagare e lo stato dei crediti che vanta nei confronti dei clienti peggiora vistosamente, probabilmente per effetto di pubblicità pubblicata e non pagata. I crediti lordi verso clienti scaduti da oltre 121 giorni ammontano a 52,65 milioni, sono cresciuti del 25,8% su base annua e rappresentano ormai oltre i ¾ dei crediti complessivi. Un problema che rischia di compromettere i prossimi bilanci. Fa acqua tutta la gestione finanziaria che nel 2008 aveva fatto guadagnare 11 milioni, mentre nel 2009 il guadagno è stato di soli 2,7 milioni. Certo i tassi di interesse si sono abbassati, ma di fatto i proventi finanziari sono scesi del 75% in un anno.

Negli ultimi 10 anni, secondo le analisi di Mediobanca, la nostra società ha investito per linee esterne, in acquisizioni, 130,9 milioni di euro, al netto dell’investimento in Radio24. Una massa enorme di denaro: le acquisizioni hanno riguardato nel 2001 Calderini Edagricole, nel 2006 Editorial Ecoprensa e Motta Architettura, nel 2007 Editoriale GPP, Data Ufficio e Str, nel 2008 Esa Software e l’anno scorso Motta Cultura. Paradigmatica la vicenda di Blogosfere: come scrive il bilancio (pagina 11) «a marzo 2009, il Gruppo, rispetto agli impegni contrattuali definiti con l’accordo quadro del luglio 2007, ha conseguito modifiche migliorative che hanno consentito di acquisire un’ulteriore quota pari al 50% del capitale della società Blogosfere Srl, portando la propria partecipazione complessiva all’80%. L’investimento è stato di 850 mila euro. La partecipazione è stata ceduta nel mese di gennaio per un corrispettivo di 1,6 milioni di euro», da raccordare con quanto scritto a pagina 112: «Il costo complessivo dell’operazione, incluso quello relativo alla prima tranche del 30% è stato di 1.621 mila euro. Negli esercizi 2007 e 2008, quando la partecipazione era valutata a patrimonio netto erano state imputate a conto economico complessivamente 193 mila euro quali quote di perdita della partecipazione».

Nel solo 2009 sono stati svalutati avviamenti per 8,63 milioni, tra cui integralmente quello del settore cultura e per 7,92 milioni quello dell’editoria di settore. Business Media srl è stata svalutata di ben 14,2 milioni e la 24 Ore Cultura di 4,7 milioni, Alinari 24 Ore di 1,3 milioni: in totale oltre 20,2 milioni in fumo. Perché? Perché nel 2009 su 40 milioni di ricavi Business Media srl ha segnato perdite per 10,8 milioni, il 25% del fatturato; 24Ore Cultura srl su 4 milioni di ricavi ne ha persi 3,7, cioè quasi tutto il fatturato. Alinari 24 ore ha segnato perdite pari metà dei ricavi (che erano di 3,2 milioni). La Radio, per quanto rappresenti un caso di scuola di successo editoriale e segni ascolti in crescita, risente fortemente del calo della raccolta pubblicitaria tanto che, dieci anni dopo il suo lancio, non ha ancora prodotto utili. Ma non basta: ricordiamo la disastrosa esperienza di 24OreTv, di Salute e Benessere Channel, di 24Minuti; pensiamo all’editoria di settore che sembrava l’Eldorado e che invece, come segnalano i dati di Business Media, mostra le prime crepe.

La verità è che le acquisizioni del passato sono servite per “comprare” fatturato. Ma quei ricavi sono stati acquistati a carissimo prezzo, con valutazioni molto elevate delle aziende acquisite. Oltretutto sono state acquisite aziende procicliche nei periodi di culmine del ciclo economico: il loro arretramento era inevitabile e difatti ora pesa sui nostri conti. Eppure la società, nonostante questi pessimi risultati, si intestardisce nell’idea di crescere attraverso le acquisizioni. Lo spiega chiaramente la Relazione a pagina 15: «Le linee strategiche del Gruppo contemplano una futura crescita per linee esterne. Il Gruppo intende infatti perseguire una strategia volta all’espansione delle proprie attività attraverso acquisizioni o accordi di collaborazione. Le difficoltà potenzialmente connesse alle operazioni di acquisizione o agli accordi di collaborazione, quali ritardi nel perfezionamento delle operazioni o costi e passività inattesi, potrebbero incidere negativamente sull’attività del Gruppo e sui suoi risultati».

Con la quotazione di fine 2007, l’azienda aveva incassato poco meno di 210 milioni di euro. Oggi la posizione finanziaria netta è sì ancora positiva ma si è ridotta a soli 98,8 milioni. Erano 149 nel 2008. Il flusso di cassa complessivo è stato negativo per 53 milioni nel 2009, ma era negativo per addirittura 93 milioni nel 2008, anno in cui la crisi mordeva meno. Nonostante questo, dal 2005 al 2009 questa società ha distribuito agli azionisti oltre 60,7 milioni di euro. I dividendi distribuiti sono pari a 3,5 volte tutti i profitti fatti dal 2005 a oggi (che ammontano ad appena 14,96 milioni, per effetto della perdita di 52,56 milioni di quest’anno). Se continuiamo a bruciare cassa a questi ritmi, il rischio è che alla fine dell’esercizio 2011 la liquidità sia esaurita. Se la situazione di crisi non fosse stata ancora risolta, saremmo costretti a ricorrere a nuove operazioni di finanza straordinaria o all’indebitamento. In ogni caso, avremmo dilapidato i benefici della quotazione.

Il tutto si riflette sulla débâcle dei corsi del nostro titolo, riportata nel grafico di pagina 13. L’andamento di Borsa parla ben più di tante parole. Ricordiamo solo che il 6 dicembre 2007 l’azione del “Sole 24 ore” entrava in Borsa a 5,75 euro e che l’ultimo prezzo di ieri era di 1,74 euro: il titolo ha perso il 70% del suo valore. Ma per la società pare non esserci problema, tant’è vero che scrive «il titolo Il Sole 24 Ore ha recuperato dai minimi di marzo 2009 il 24%, in linea con la performance fatta registrare sullo stesso orizzonte temporale (marzo-dicembre) dal Dow Jones Euro STOXX Media P index». Certo, dai minimi storici di marzo il titolo ha un po’ recuperato. Ma dai minimi relativi di fine ottobre / inizio novembre, mentre la Borsa si riprendeva e i titoli media europei segnavano un timido recupero, il trend della nostra azione è rimasto negativo.

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

occorre uscire dall’ottica fuorviante, già peraltro smentita dai fatti, che “Il Sole 24 Ore” sia una semplice fabbrica di eterni profitti da incassare. Chiediamo all’azionista di riferimento di occuparsi della sua società in un’ottica positiva, abbandonando qualsiasi tentazione di appoggiarsi a passate rendite di posizione che questa recessione ha definitivamente dimostrato non esistere più.

Vigileremo concretamente sull’operato di chi ci amministra: non accetteremo supinamente che si continui a investire attraverso acquisizioni il cui track record è ampiamente negativo. Chiediamo investimenti sul quotidiano e sull’online che riteniamo imprescindibile per il futuro della nostra società. Da questo punto di vista riteniamo fondamentali due questioni: quella dell’investimento sull’online e quella del formato di stampa del quotidiano. Fronti sui quali le promesse aziendali di investimenti, negli ultimi anni, sono fioccate puntuali a ogni incontro, a ogni assemblea, a ogni cambio di management. Eppure di quelle promesse sull’attenzione alla centralità del quotidiano e sullo sviluppo dell’informazione online non abbiamo ancora visto la concretizzazione.

Per potenziare davvero, e non solo a parole, l’informazione online occorrerà investire. Perché oggi la redazione del quotidiano può scrivere per la carta stampata su un sistema editoriale ma per contribuire al web deve passare per assurdi scambi di email e di file.

Lo stesso vale per i colleghi della redazione online, per capire quali sono le sue richieste e se convenga davvero, o no, passare da una informazione specialistica a una generalista? Soprattutto, quando sarà valutata l’opportunità di insistere ancora con la cessione gratuita sul web di contenuti di qualità, prodotti con costi non irrilevanti? Di studiare forme di abbonamento e/o di pagamento spot, anche tramite la strada dei micropagamenti, come stanno facendo da tempo i nostri concorrenti internazionali e altre primarie case editrici nazionali? Quando la società si attiverà per far cessare la riproduzione gratuita in rete dei contenuti del giornale, pur coperti da copyright, e procedere così al recupero di questa massa di ricavi che oggi sfugge al conto economico? quando scrivono per il quotidiano. Eppure sin dal 2007 tutta la redazione ha già espresso la sua disponibilità a saltare queste barriere, firmando con l’azienda un accordo sulla piena multimedialità. Sono tre anni che aspettiamo un segnale dalla società: quand’è che l’azienda si deciderà a passare dalle promesse ai fatti con l’acquisto di un sistema editoriale unico per tutti i media del gruppo? Quando analizzeremo con metodologia scientifica il nostro lettorato.

Quanto alla vicenda del formato di stampa del quotidiano, vogliamo essere chiari un volta per tutte. Al netto delle questioni editoriali, che attengono al direttore, con cui presto intendiamo confrontarci, il progetto di passaggio al formato tabloid NON è stato ancora discusso ufficialmente con i giornalisti del «Sole 24 Ore». Dunque riteniamo che qualsiasi piano debba ancora passare al vaglio preventivo della redazione. Prima di esprimere un parere, positivo o negativo che sia, chiederemo garanzie occupazionali strettissime sul cui rispetto vigileremo.

Signora Amministratore delegato, signor Presidente, consiglieri e sindaci, signori azionisti,

la redazione del “Sole 24 Ore” vi dice forte e chiaro che il tempo della fiducia acritica, delle deleghe in bianco, degli spettatori silenziosi è finito. Vi hanno posto fine la crisi strutturale dell’editoria e quella congiunturale dell’intera economia italiana. In un’azienda come la nostra, i cui prodotti editoriali insistono sull’etica della responsabilità, noi vi chiediamo più responsabilità e più etica. Sinora l’impegno aziendale è stato però insufficiente.

Per tutti questi motivi, votiamo “no” al bilancio 2009.

Il Comitato di Redazione del “Sole 24 Ore”

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Come abbiamo scritto piu’ sopra, dall’8 marzo 2010 “Il Sole 24 Ore” è formalmente in “stato di crisi”, quadro amministrativo che prevede un ampio utilizzo della cassa integrazione per un periodo fino a 2 anni. Pubblichiamo il verbale di accordo tra le parti.

VERBALE DI ACCORDO

In Milano il 2 marzo 2010 nella sede della FIEG si sono incontrati i rappresentanti del Sole 24 Ore spa, assistiti dalla FIEG, e il C.d.R. de Il Sole 24 Ore, assistito dalla FNSI e dalla Associazione Lombarda dei Giornalisti, per completare il confronto avviato il l0 febbraio 20l0 sul “Piano di riorganizzazione aziendale in presenza di crisi” trasmesso ai sensi e agli effetti di quanto previsto dall’allegato D) al vigente Cnlg, dalla FIEG, alla FNSI il 28 gennaio 2010 unitamente alle intese intervenute tra azienda e C.d.R. in merito ai preannunciati interventi.

Premesso che:

– le parti, negli incontri intervenuti ai sensi del citato allegato D al Cnlg, hanno approfondito quanto evidenziato nella progettualità de Il Sole 24 Ore (allegato) in merito alla grave crisi economica finanziaria che investe il settore dell’ editoria quotidiana con pesanti conseguenze sulle attività di impresa che hanno determinato, già a partire dall’ultimo trimestre del 2008, una progressiva e forte contrazione dei ricavi e del risultato operativo, aggravatasi nel corso del 2009 e che, anche alla luce delle previsioni sull’ anno in corso, impone interventi immediati e strutturali in assenza dei quali si verrebbe a determinare una condizione economico gestionale del tutto insostenibile. Tale situazione, già ampiamente analizzata sulla base dei dati di bilancio e consuntivo nel Piano allegato, evidenzia il peggioramento degli indicatori economici, rendendo indispensabili gli interventi ipotizzati;

– in tale contesto economico gestionale sono stati evidenziati da parte delI’Azienda gli interventi avviati per il contenimento dì tutte le voci di costo aziendale (industriali, commerciali, amministrative, ecc.), ivi comprese quelle attinenti al costo del lavoro in generale e, in particolare, per il comparto redazionale, le collaborazioni giornalistiche, interventi che proseguiranno per tutto il periodo attuativo del programma di riorganizzazione;

– l’Azienda ha, altresì, precisato, e le parti sindacali ne hanno preso atto, che gli interventi previsti nel Piano allegato, con particolare riferimento alla testata Il Sole 24 Ore e i prodotti alla stessa correlati, sono finalizzati al risanamento degli andamenti economico finanziari, intervenendo positivamente sugli indicatori di crisi attuali e prospettici ed evitando che tali andamenti possano pregiudicare la situazione aziendale e con questa, incidere negativamente sui livelli acquisiti di autorevolezza, di qualità informativa e sulla posizione raggiunta sul mercato dalla testata, ampiamente illustrata e analizzata, anche per quanto riguarda gli obiettivi di consolidamento e sviluppo, dal Direttore del Sole 24 Ore presente all’odierno incontro.

– negli incontri intervenuti sono stati confermati gli investimenti previsti nel Piano aziendale che favoriranno, anche attraverso una migliore organizzazione del lavoro nella redazione centrale e nelle sedi periferiche a livello nazionale e internazionale, così come precisato dal Direttore nell’incontro odierno, nuove formule editoriali anche attraverso le ipotizzate modifiche di formato il cui avvio, quando confermato, sarà preceduto dalla illustrazione, da parte del Direttore, degli effettivi impatti sulla organizzazione del lavoro e dalla consultazione del C.d.R., con la presenza delle altre parti sindacali firmatarie del presente accordo, ciascuna per gli aspetti di competenza. Tali investimenti saranno altresì finalizzati, con le opportune gradualità, allo sviluppo delle attività multimediali e, in tale contesto, alla massima valorizzazione dell’attività giornalistica e della relativa professionalità;

– le linee di intervento del Piano hanno costituito oggetto di analisi fra l’Azienda e il C.d.R. i cui esiti sono stati considerati nell’odierno incontro dalle parti nazionali integrati, per gli aspetti di competenza, con il presente verbale; alla luce degli approfondimenti intervenuti le parti hanno convenuto sulla sussistenza per II Sole 24 Ore spa della condizione di riorganizzazione in presenza di crisi ai sensi ed agli effetti di quanto previsto dalle disposizioni di cui alla legge n. 62/2001, e successive disposizioni legislative a tale Legge correlate, per il riconoscimento degli ammortizzatori sociali necessari alla gestione delle eccedenze occupazionali giornalistiche conseguenti alla attuazione del programma di riorganizzazione.

Tutto ciò premesso, intendendosi la premessa parte correlata ed integrante la presente intesa, si è convenuto quanto segue:

I. il Piano di interventi, per la parte relativa a Il Sole 24 Ore, passa alla fase attuativa con effetto immediato anche per quanto attiene agli ammortizzatori sociali;

2. le eccedenze conseguenti alla riorganizzazione prevista nel predetto Piano, concordate in 31 giornalisti (22 sede Milano; 4 sede Roma; 5 Sedi Italia ed Estero) sull’organico complessivo alla data odierna, pari a 253 giornalisti (Quotidiano e Magazine) verranno gestite attraverso il ricorso agli strumenti previsti dal Cnlg e l’attivazione della Cigs finalizzata anche ai prepensionamento in base agli art. 35 e 37 legge n. 416/1981 e successive modifiche e integrazioni. L’organico minimo di funzionamento si attesterà, pertanto, a quanto definito tra Azienda e C.d.R. nell’ apposita tabella allegata con gli organici a regime (252/264 unità, ndr);

3. rimane confermato per tutto il periodo dello stato di riorganizzazione/crisi il blocco del turn-over. Eventuali deroghe per l’assunzione di specifiche e motivate professionalità anche funzionali al progetto della nuova formula editoriale della testata, saranno individuate dal Direttore dopo la consultazione del C.d.R. nel rispetto di quanto previsto dal punto 8 dell’allegato D) al vigente Cnlg. Gli effetti non verranno a modificare il numero massimo di eccedenze concordate e l’organico specificato nel presente accordo;

4. la gestione delle eccedenze avverrà nell’arco di un periodo di 24 mesi a partire dall’8 marzo 2010 e sarà attuata tramite la collocazione progressiva in Cigs, secondo le esigenze produttive e sentito il direttore, dei giornalisti che hanno maturato o matureranno i requisiti per il pensionamento anticipato o siano nelle condizioni ex art. 33 Cnlg.

In ogni caso non verranno collocati in Cigs i giornalisti che non siano in possesso dei requisiti sopra indicati. Entro il 31 dicembre 2011, i giornalisti potranno essere collocati immediatamente in Cigs al raggiungimento di almeno 60 anni di età o di 35 anni di contribuzione INPGI, fatti salvi gli accordi individuali e quanto indicato al paragrafo successivo.

I giornalisti che compiranno il 60° anno di età nel secondo semestre 2011, potranno essere collocati in Cigs a partire dalla settembre 2011.

Per ogni altro criterio operativo si fa espresso rinvio alle intese intervenute in materia a livello aziendale nel dicembre 2009;

5. i giornalisti in possesso dei requisiti di pensionamento o di prepensionamento, preventivamente alla sospensione in Cigs, ovvero alla cessazione del rapporto di lavoro, potranno essere collocati in ferie per periodi consecutivi, per smaltire le ferie arretrate secondo i criteri precisati nelle citate intese aziendali del mese di dicembre 2009. Nel mese di aprile 2010 si terrà l’incontro per la verifica del piano di smaltimento ferie (così come previsto nel verbale di accorcio del 29/5/2009) e la definizione, sulla base dei risultati raggiunti, delle modalità e della percentuale di monte arretrato da smaltire pèr il biennio 2010-2011;

6. nell’ ambito del Piano di riorganizzazione e rilancio ed anche per assicurare il corretto dimensionamento degli organici e dei carichi di lavoro e favorire il ricorso al pensionamento anticipato, sarà inoltre prevista la mobilità fra testate e l’effettiva attuazione della “Multimedialità”, dando così realizzazione concreta, a costi compatibili ed in linea con il piano di crisi aziendale, alle specifiche funzionalità innovative per tali aspetti introdotti dal nuovo Cnlg.

A questo proposito le parti concordano che nel caso di passaggio da altra testata alla testata Quotidiano, l’applicazione degli istituti integrativi non troverà applicazione nel periodo di vigenza del Piano. Resta confermato che chi dal Quotidiano passerà ad altra testata continuerà a godere delle eventuali condizioni di maggior favore. L’Azienda ed i Cd.R. del quotidiano e dei dorsi regionali si incontreranno, appena riconosciuti gli ammortizzatori sociali concordati, per definire i tempi e le forme della graduale armonizzazione dei trattamenti dei giornalisti dei dorsi regionali in previsione dell’effettiva integrazione organizzativa degli stessi con le sedi di corrispondenza Italia del quotidiano, così come previsto nella nuova organizzazione del lavoro.

Prima dell’avvio effettivo della Multimedialità e secondo le modalità previste dal vigente contratto, verrà presentato e discusso, d’intesa con il Direttore, tra Azienda e C.d.R. con la presenza delle altre parti sindacali firmatarie del presente accordo, ciascuna per gli aspetti di competenza, il programma Editoriale integrato e le correlate sinergie di Gruppo.

7. Azienda e C.d.R. procederanno in sede aziendale a verifiche periodiche con cadenza trimestrale sullo stato di attuazione del Piano e delle presenti intese ivi compreso quanto attiene alla gestione degli esuberi ed alle relative uscite. Eventuali problemi che dovessero emergere da tali verifiche, ove non risolti, verranno trasferiti alle parti nazionali per la relativa tempestiva soluzione.

Almeno 3 mesi prima del termine del periodo di riorganizzazione/stato di crisi si terrà un incontro di verifica complessiva tra le parti firmatarie del presente accordo. Resta fin da ora inteso che in caso di eventuali eccedenze residue saranno ricercate tutte le possibili soluzioni condivise e non traumatiche.

8. eventuali uscite a qualsiasi titolo dall’Azienda di personale giornalistico che dovessero intervenire nel corso dello stato di riorganizzazione, comporteranno una conseguente riduzione proporzionale delle eccedenze occupazionali concordate nel presente accordo;

9. con la sottoscrizione del presente accordo le parti si danno atto di aver positivamente esperita e conclusa la procedura di consultazione sindacale di cui all ‘allegato D) del Cnlg e si impegnano ad attivarsi presso gli Enti competenti per esperire quanto previsto dalle leggi vigenti ai fini del positivo e tempestivo esito delI’istanza che l’Azienda predisporrà per il riconoscimento degli ammortizzatori sociali previsti dalla legge n. 416/1981 e successive modifiche e integrazioni relativamente ai periodi e alle unità individuate nel presente accordo.