Sole 24 Ore: Riotta salvato in extremis. Ma paga doppio pedaggio al potere politico e bancario

13 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, potrebbe scegliere il nuovo direttore del Sole 24 Ore già entro venerdì prossimo. Le indiscrezioni su un blitz per il quotidiano diretto da Gianni Riotta e controllato dall’associazione degli industriali hanno ieri trovato diverse conferme a Milano, al termine di un comitato di presidenza di Confindustria dal quale Marcegaglia è uscita con il mandato di individuare un nuovo direttore, forse già per il prossimo consiglio direttivo, previsto per venerdì 21, al pari del cda del gruppo. I titoli del Sole sono ieri saliti in Borsa del 4,5%, dando un segnale forte verso il cambiamento.

Le cose, però, non sono così lineari. Tanto che le notizie ufficiali filtrate da Roma vanno in direzione del tutto opposta: parlano di «piena fiducia per il mandato di Riotta» e per quello dell’ad del gruppo, Donatella Treu, da parte di Marcegaglia. Anche se a condizione dell’abbandono del progetto del Sole-tabloid. Il che rende la fiducia un po’ meno «piena».

Una versione che, oltre a soddisfare la Consob, mira a calmare le acque, soprattutto quelle della redazione del quotidiano che ieri non è uscito perché in sciopero. In questo modo Marcegaglia pone condizioni a Riotta e prende anche tempo, creandosi la possibilità di agire a bocce ferme, senza dare l’impressione di subire le pressioni della «piazza».

Di certo per la Confindustria e per il gruppo Sole 24 Ore – che è l’azienda degli industriali italiani, con 500 milioni di ricavi e 2mila dipendenti – il momento è cruciale. Da un lato i conti in picchiata (bilancio 2009 in rosso di 52 milioni, quello del 2010 atteso in linea, stato di crisi, perdita di 47mila copie e del 27% di abbonamenti), dall’altro un pessimo clima redazionale.

L’impressione è che intorno al Sole la Marcegaglia, già alle prese con varie grane associative, si giochi la credibilità della fase finale della sua presidenza, che scade tra un anno. Non a caso alla gestione del caso-Sole, in questi giorni lavorano alacremente tutti i suoi uomini più fidati, compreso l’ex portavoce Rinaldo Arpisella.

Per la sostituzione di Riotta il nome più gettonato è quello di Roberto Napoletano, attualmente al Messaggero ma già vicedirettore del Sole, che godrebbe tra l’altro del prezioso assenso «incrociato» di Giulio Tremonti e Gianni Letta. L’alternativa, meno facile ma che piace molto a Marcegaglia, è Oscar Giannino. Invece, per un’eventuale soluzione interna, circola il ticket degli attuali vice Edoardo De Biasi ed Elia Zamboni. Nel frattempo Riotta – che gode dell’appoggio importante dell’ad di Intesa, Corrado Passera – si giocherà tutte le sue carte.

Comprese le pressioni sulla redazione: ieri, dopo lo sciopero, tra i giornalisti circolava una raccolta di firme a sostegno della direzione. Iniziativa che certo non ha contribuito a svelenire il clima. Mentre Riotta cantava vittoria per la fiducia di Marcegaglia, inviando ai suoi amici di Twitter una celebre massima di Winston Churchill: «Non c’è niente di più esilarante che essere fucilato senza risultato». (articolo di Marcello’ Zacche’ – Il Giornale)

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(ANSA) – Secondo alcune indiscrezioni emerse, la decisione di confermare la fiducia al direttore del Sole 24Ore Gianni Riotta e all’amministratore delegato Donatella Treu sarebbe stata presa dopo un breve giro di consultazioni nel corso del comitato di presidenza di Confindustria, tenutosi oggi in Assolombarda a Milano. La decisione, secondo quanto si apprende, sarebbe subordinata “a precise condizioni”: fra queste, anche la mancata adozione del nuovo formato tabloid del quotidiano, che era stato richiesta.

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Dopo averne fatto la linea del Piave fin dal suo insediamento, il direttore del Sole-24 Ore, Gianni Riotta, rinuncia al formato tabloid mandando giù un rospo grande quanto una casa. Il comitato di presidenza di Confindustria riunito oggi pomeriggio a Milano per discutere della crisi del quotidiano di Via Monte Rosa gli ha infatti rinnovato la fiducia, ma subordinandola a una serie di condizioni tra cui la definitiva rinuncia, da parte di Riotta e dell’amministratore delegato del gruppo, Donatella Treu, al tabloid.

E’ una vittoria della redazione, che proprio sul tabloid aveva proclamato lo stato di agitazione affidando al Cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero, il primo dei quali è stato utilizzato per bloccare l’uscita del quotidiano di ieri. E’ inoltre legittimo chiedersi, dopo le notizie uscite su Dagospia che attribuiscono la riconferma di Riotta a una telefonata di Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, a Emma Marcegaglia, chi sia davvero oggi l’azionista del Sole-24 Ore e cosa rende così influente la più grande banca italiana sul presidente degli industriali.

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Fino al tardo pomeriggio di giovedì sembrava prossimo all’addio. addirittura si parlava di una richiesta di tre anni di buonuscita contrapposta alle pressioni del suo editore, la Confindustria, perché lasciasse la poltrona di direttore responsabile de Il Sole 24 Ore. Ma alla fine Gianni Riotta s’è salvato ancora una volta, almeno per il momento. La proprietà gli ha infatti rinnovato la fiducia.

«Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, rinnova la piena fiducia per il mandato di Riotta come direttore del quotidiano», si legge in una nota d’agenzia diffusa in prima serata, «e per quello dell’amministratore delegato del gruppo editoriale, Donatella Treu».

La notizia è uscita dopo un incontro tra lo stesso direttore e la leader dell’associazione di viale dell’Astronomia, durante il quale la presidente di Confindustria avrebbe «ribadito l’avvio di un importante piano di rinnovamento a sostegno del quotidiano e del gruppo editoriale».

Ma cos’è successo? Secondo le informazioni raccolte da Lettera43.it, mercoledì sera Marcegaglia aveva deciso di esautorare Riotta (con l’accordo del comitato di presidenza della Confindustria).

Ma il direttore ha fatto appello ad alcune sue potenti amicizie perché facessero pressioni, convincendo i vertici confindustriali ad assumere una linea molto più morbida nei suoi confronti, nonostante le oltre 50 mila copie perse dal quotidiano in un anno con gli abbonamenti scesi oltre quota 100 mila e un pesante rosso nel conto economico.

Tra l’altro qualche dubbio l’aveva già avuto il vice presidente Alberto Bombassei, che aveva fatto presente l’inopportunità di rimuovere un direttore durante una vertenza sindacale dei giornalisti. In difesa di Riotta, sempre secondo i boatos milanesi, sarebbero anche arrivate diverse telefonate di peso. Sono sicuramente intervenuti il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che il quotidiano color salmone ha nominato ‘uomo dell’anno’, e Corrado Passera, numero uno della banca Intesa Sanpaolo. Che hanno salvato la scottante poltrona del direttore.

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Comunicato del Comitato di redazione

Il Sole 24 Ore oggi non è in edicola e il sito non verrà aggiornato in segno di protesta per il mancato rispetto degli impegni presi da direzione e azienda con la redazione e per la continua mortificazione delle professionalità dei giornalisti. Anche per queste ragioni, la redazione aveva già proclamato lunedì lo stato di agitazione, affidando un pacchetto di tre giorni di sciopero al comitato di redazione. Nel corso della giornata di ieri, il comitato di redazione ha appreso l’attivazione di due nuovi contratti di collaborazione richiesti dal direttore e sottoscritti dall’azienda in una fase in cui è ancora in corso il piano di prepensionamenti che vede l’uscita anticipata dal giornale di 31 colleghi, per far fronte alla difficile situazione economica del gruppo.

Inoltre, da parte dell’azienda sono state esercitate pressioni su una collega per indurla al prepensionamento, nonostante la mancanza di tutti i requisiti necessari. Il comitato di redazione, ancora in attesa delle informazioni richieste all’azienda sui progetti di rilancio e sviluppo del giornale, ritiene che questi ultimi eventi, calati in uno stato di forte tensione tra la redazione da una parte, l’azienda e la direzione dall’altra, rappresentino segnali fortemente negativi di un clima non più accettabile, cui dare risposta con l’esercizio del primo dei tre giorni di sciopero.

COMUNICATO DEL GRUPPO SOLE 24 ORE

In riferimento alla nota del Comitato di Redazione de “Il Sole24 Ore” l’azienda ribadisce l’assoluta correttezza dei comportamenti suoi e della Direzione, nel pieno rispetto degli accordi sindacali siglati e delle norme contrattuali vigenti.

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CRISI AL SOLE

di Gianmaria Pica – “Il Riformista”

Al Sole 24 Ore la crisi si fa ancora sentire. E secondo qualcuno, le migliaia di copie e abbonati persi sono lo specchio del momento difficile che sta passando Confindustria, l’editore della testata finanziaria: l’associazione degli industriali guidata da Emma Marcegaglia, infatti, in questo momento è fortemente indebolita dall’uscita di Fiat e Fincantieri da viale dell’Astronomia. Ma non solo.

Certo, la carta stampata (tutta, salvo pochissime eccezioni) è tra le principali vittime della crisi economica. Per ripianare le perdite le testate nazionali hanno dovuto adottare duri piani di rientro economico: tagli al personale, alla foliazione, ai collaboratori; e hanno ripensato il prodotto editoriale, spesso dirottandolo verso l’online.

Così anche il direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta, ha sottoscritto un piano lacrime e sangue per il suo quotidiano. Lo scorso anno è stato dichiarato lo stato di crisi, sono usciti dal perimetro redazionale 31 giornalisti (per lo più prepensionamenti) e 170 tra poligrafici e amministrativi. Ma la mannaia taglia-spese è stata insufficiente.

In due anni iI quotidiano economico ha perso quasi 50mila copie, il numero degli abbonati è sceso sotto i 100mila. Si è registrato un forte crollo dei ricavi: sono stati persi 52 milioni di euro nel 2009 e 24 milioni nei primi nove mesi del 2010. Quale strategia ha allora escogitato l’ex direttore del Tg 1 per far decollare il Sole?

Una sua vecchia idea: trasformare il formato storico a nove colonne in tabloid. Il modello dovrebbe essere quello scelto per l’inserto Nova. Riotta, ci lavora da più di un anno, ma non è una scelta facile: il nuovo formato da un lato abbatterebbe i costi della carta, ma dall’altro il restringimento del giomale avrebbe un impatto sui lettori più tradizionalisti del quotidiano e, soprattutto, sulla raccolta pubblicitaria.

Da qualche giorno, nei piani alti di via Monte Rosa a Milano, circola uno studio sull’impatto pubblicitario del nuovo formato. Secondo l’indagine – si dice sia stata condotta da Andrea Chiapponi, ex capo della concessionaria pubblicitaria del “Sole” – la diminuzione degli introiti pubblicitari, sarà tra il 15 e il 25 percento.

Il nuovo formato avrebbe ripercussioni anche sull’organico redazionale. La foliazione verrebbe pesantemente ridotta e questo comporterebbe l’uscita di almeno un terzo dei giornalisti. L’ufficialità della notizia arriverà tra qualche giorno, quando Donatella Treu – amministratore delegato del gruppo presenterà il nuovo piano industriale.

Nel frattempo la redazione del quotidiano è in subbuglio. leri con un comunicato il Cdr ha proclamato “lo stato di agitazione affidando al Comitato di redazione la gestione di un pacchetto di tre giomi di sciopero”.

Ma c’è chi dice che la crisi del Sole 24 Ore è soltanto la punta di un iceberg molto più grande. Secondo alcuni osservatori le difficoltà del quotidiano di Riotta rischierebbe di far esplodere le tensioni dentro Confindustria, ultimamente messa a dura prova. La Marcegaglia sta tentando diplomaticamente di ripianare tutti i danni causati dall’uscita della Fiat (prima con Pomigliano, e poi con Mirafiori) da Confindustria.

Ma non c’è solo il caso Marchionne. Dopo il Lingotto, anche Fincantieri ha rotto i rapporti con Confindustria. Una sospensione che porta i cantieri navali fuori dal sistema di rappresentanza nelle province di Genova e Gorizia, bloccando il pagamento di quote associative per circa 34Omila euro.

Per qualcuno è una sorta di “effetto emulazione Marchionne”, ma che potrebbe causare seri danni all’associazione degli imprenditori. Fincantieri, infatti, non è una spa come tante altre, è un’azienda pubblica controllata dal Tesoro. E se anche le altre big dello Stato – tra cui i primi contribuenti della stessa Confindustria, cioè Eni ed Enel – uscissero dall’associazione, per Emma Marcegaglia sarebbe un altro durissimo colpo, anche perché si incrinerebbero i rapporti con il numero uno di Snam Rete Gas (Eni), Alberto Meomartini, nominato lo scorso anno alla presidenza di Assolombarda (la prima associazione confindustriale italiana).

E le notizie (non rosee) che arrivano dal fronte Sole 24 Ore, peggiorano la situazione. Infatti, Riotta – come emerse anche dalle intercettazioni telefoniche dell’ex portavoce della Marcegaglia, Renato Arpisella – è stato fortemente voluto dal capo degli industriali alla guida del giornale. Ma adesso, da ambienti vicini a viale dell’Astronomia, stanno arrivando anche ipotesi sul futuro assetto del quotidiano finanziario. Si parla anche di una scissione della testata dal gruppo editoriale e di una sua vendita a una cordata di industrie fidate (tra cui, in testa, proprio Eni, Enel e Fiat).

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Nel giorno del suo compleanno (57), Gianni Riotta riceve uno sgraditissimo regalo dalla redazione del “Sole 24 Ore” che dirige da 18 mesi: è sciopero. Alle 18.45 il comitato di redazione del quotidiano di Confindustria ha convocato i redattori di Milano e Roma e delle sedi periferiche in una assemblea immediata per le 19. Alle 19 il CdR ha spiegato a 200 giornalisti presenti personalmente o in collegamento telefonico la decisione di utilizzare il primo dei tre giorni di sciopero che l’assemblea ha deliberato lunedì scorso.

La goccia che ha fatto tracimare il vaso delle durissime contestazioni alla direzione è stata indicata nella decisione della direzione di non opporsi, nonostante lo stato di crisi vincolante, alle richieste aziendali sul prepensionamento obbligatorio di una giornalista che invece, per la ridottà età contributiva e anagrafica, non avrebbe dovuto essere posta obbligatoriamente in prepensionamento, come intimato dall’azienda. Un’evidente violazione dello stato di crisi, che prevede uscite obbligatorie ma anche solo volontarie nei casi di ridotta età contributiva, che stride con la decisione della direzione di mantenere in servizio della inviata responsabile della sede di Bruxelles, anch’essa nella lista dei prepensionandi “volontari” ma dotata di ben più prolungata anzianità contributiva rispetto alla collega che l’azienda invece voleva obbligare, nel silenzio di Riotta, all’uscita, in violazione dell’accordo siglato al ministero del Lavoro.

L’assemblea del Sole ha approvato senza ncessità di votare la decisione del CdR di utilizzare immediatamente il primo dei tre giorni di sciopero decisi nella riunione di lunedì e oggi mercoledi’ 13 il Sole non sarà nelle edicole, mentre il sito internet non viene aggiornato già da ora e per 24 ore.

Ma le tensioni con Riotta erano salite già in mattinata quando la redazione aveva appreso da un articolo a pagina 8 del “Giornale” di Sallusti delle voci sulla possibile promozione di due nuovi vicedirettori. Una notizia poi smentita. Ma subito le tensioni erano state rinfocolate dalle informazioni, provenienti dal web, sulla firma proprio oggi di due contratti di collaborazione attivati dal direttore Riotta. Uno a favore di Marco Ferrante, l’ex vicedirettore del Riformista, ex giornalista economico del Tg5, del Foglio, che proprio oggi aveva firmato un contratto di collaborazione con il quotidiano di viale Monterosa.

Nato a Martina Franca nel 1964, autore di Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler e di Casa Agnelli, entrambi Mondadori, Ferrante passò al Riformista nell’ottobre del 2008, con la nuova direzione di Antonio Polito. Se ne andò da via Botteghe Oscure nel novembre del 2010, quando sul quotidiano arancione iniziarono a circolare voci di cessione, ormai conclamate dopo l’abbandono di Polito all’inizio del 2011. Al Sole 24 Ore ritroverà Daniele Bellasio e Christian Rocca, storici giornalisti del quotidiano di Giuliano Ferrara.

Il secondo contratto di collaborazione firmato oggi da Riotta è a Francesco Scisci, ex collaboratore del giornale economico che Riotta ha incaricato di collaborare da Pechino.

Due contratti di collaborazione che, come ha ricordato il CdR ai giornalisti del Sole, sono sì formalmente ineccepibili ma rappresentano una evidente provocazione perché avvengono per aggirare le norme dello stato di crisi che, a fronte di 31 prepensionamenti tra i 250 giornalisti del quotidiano di Confindustria, bloccherà fino a fine anno le assunzioni. D’altronde la redazione del Sole aveva già dovuto ingoiare in primavera, nonostante tutte le precedenti rassicurazioni contrarie di Riotta, l’assunzione di Christian Rocca. La firma del Foglio di Ferrara era stata imposta da Riotta alla redazione, contro il parere del CdR e in deroga allo stato di crisi, con la qualifica di inviato multimediale, novità assoluta nella storia della stampa italiana.

Le tensioni di questi giorni sono esplose nell’assemblea del 10 gennario e sono il frutto della discussione che in questi mesi sta animando le redazioni romane e milanesi del quotidiano e riguarda la scelta del formato. Un progetto di restyling su cui il direttore Riotta sta puntando fin dal suo arrivo in via Monterosa e su cui i giornalisti vogliono esprimersi prima che il cambiamento sia preso in considerazione dal consiglio di amministrazione. Un ultimatum dato dai redattori, che non vogliono cedere. Dimezzare il giornale comporterebbe infatti una riduzione dei contenuti e quindi del lavoro dei giornalisti, che temono quindi una scelta che prima o poi si ripercuoterà contro le loro posizioni in azienda. Anche la pubblicità subirebbe un taglio notevole e questo preoccupa tutti. Dopo il calo delle vendite degli ultimi mesi: oltre 52mila copie in meno, il formato tabloidi potrebbe rappresentare il cosiddetto ‘colpo di grazia’.

Secondo gli ultimissimi dati ADS sulla diffusione dei quotidiani, resi noti il 21 dicembre, dall’arrivo al Sole di Riotta a fine settembre 2010 (ultimo dato disponibile), in appena 16 mesi il quotidiano di Confindustria ha visto la diffusione media calare di oltre 54mila copie, le vendite complessive scendere di oltre 52mila copie (-16,9%) e gli abbonamenti pagati contrarsi di addirittura il 27,4% a meno di 95mila copie. La perdita a livello di risultato netto, nei primi nove mesi del 2010, è di 24,6 milioni, aumentata dell’11,64% rispetto all’anno precedente.

Venerdì 21 gennaio il consiglio di amministrazione del Gruppo 24 Ore, quotato alla Borsa di Milano, si riunirà per deliberare sul piano industriale 2011-13. Nella sede di via Monterosa a Milano si susseguono le voci più disparate, compresa la possibilità di una uscita di scena di Riotta e di un arrivo al suo posto di Ernesto Auci, ex direttore del Sole ed ex amministratore delegato della società di Confindustria. Si fa anche il nome di Oscar Giannino. Dagospia, invece, dà per imminenti le dimissioni di Riotta e candida come sostituto il vicedirettore del Corsera Dario Di Vico.

Con la sfida di oggi, il CdA del Sole dovrà valutare se i rapporti sempre più tesi tra direttore e redazione siano consoni alla collaborazione necessaria per condurre in porto senza ulteriori traumi lo stato di crisi e soprattutto per riavviare un giornale che, dall’arrivo di Riotta, ha perso identità, appeal e lettori. Non sono mancati momenti di tensione: un manipolo di fedelissimi di Riotta ha tentato di far uscire il quotidiano, ma il progetto è fallito. (Francesco M. De Bonis)

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Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L’assemblea di redazione del Sole 24 Ore approva un pacchetto di tre giorni di sciopero, dopo una riunione di oltre tre ore con un centinaio di partecipanti. Parere quasi unanime: un astenuto e un contrario. “Una sfiducia di fatto al direttore Gianni Riotta”, dicono dall’assemblea. Tecnicamente, però, l’oggetto dell’ira dei redattori è il formato tabloid (la metà di quello attuale) su cui Riotta scommette molto: se il direttore non sottoporrà il progetto prima ai giornalisti che al consiglio di amministrazione, partirà lo sciopero. Antefatto: da almeno un anno Riotta e il Gruppo Sole 24 Ore progettano di ridurre le dimensioni del giornale, di fatto dimezzandolo.

Il numero di pagine, però, non raddoppierebbe in modo tale da garantire lo stesso “contenuto informativo” di oggi e il lavoro a tutti i giornalisti (250 nel gruppo, 100 al quotidiano). Anche la pubblicità è a rischio, e proprio questo è il punto più delicato, perché i conti del gruppo non possono permettersi una riduzione degli introiti pubblicitari combinata con il calo di vendite di questi mesi (oltre 52 mila copie in meno, crollano perfino gli abbonamenti). Ci sono delle stime che parlano di un crollo della raccolta pubblicitaria superiore al 15 per cento, in un documento dell’ex direttore della concessionaria pubblicitaria Andrea Chiapponi.

Alle preoccupazioni sul futuro si aggiungono quelle per il presente. I redattori, con un comunicato che uscirà oggi sul giornale, contestano all’azienda di aver violato gli accordi sullo stato di crisi, cioé l’insieme di misure straordinarie che servono a permettere al giornale di ristrutturarsi. Tra i punti contestati la gestione dei prepensionamenti e i rapporti con i dorsi locali del Sole. Tra le conseguenze della denuncia dei giornalisti potrebbe esserci l’invio degli ispettori dal ministero del Lavoro, per stabilire chi ha ragione.

Anche se i rapporti tra il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e la Confindustria, che è l’editore del Sole, fanno sembrare l’eventualità remota. La redazione, comunque, si considera in “stato di agitazione”, cioé pronta a scioperare se il direttore non rispetterà la richiesta di presentare il piano del tabloid prima ai giornalisti che all’amministrazione. A giorni si dovrebbe infatti tenere un consiglio di amministrazione, la data non è ancora stata fissata, in cui si discuterà proprio del tabloid e delle conseguenze che avrà su conti e risorse umane. Nei corridoi di via Monterosa a Milano e nella redazione romana, che ieri ha partecipato all’assemblea in collegamento, adesso si attende la reazione di Riotta.

I problemi del giornale sono visti dall’esterno anche come un sintomo delle difficoltà di Confindustria. Ieri, per la prima volta, Emma Marcegaglia ha ricordato pubblicamente che Sergio Marchionne ci metterebbe un attimo a spostare all’estero la produzione della Fiat e ha assicurato che “Fiat e Confindustria sono sulla stessa sponda”. Anche se la scelta di Marchionne di fare gli investimenti a Mirafiori e Pomigliano d’Arco facendo uscire gli stabilimenti dall’associazione industriale è stato vissuto come una picconata alle fondamenta confindustriali.

La linea del Sole di Riotta è sempre stata di forte appoggio a Marchionne, cercando però di non creare problemi alla Marcegaglia. Dopo i risultati del referendum di venerdì, si capirà meglio quanto difficile sarà la convivenza tra il Lingotto e la Confindustria. Anche se il primo problema di Riotta, almeno per ora, sembra essere il rapporto con la redazione, non quello con un editore che, comunque, in questi anni di crisi non può permettersi troppo a lungo risultati di bilancio pesanti come quelli dei primi nove mesi del 2010: con 25 milioni di rosso. (Stefano Feltri)

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Milano, 11 gennaio 22011. Assemblea-fiume al Sole 24 Ore dalle 15.30 alle 19.15. Con voto pressoché unanime (un solo voto contrario e un astenuto) ha deliberato di mettere a disposizione del CdR tre giorni di sciopero da attuare appena si conosceranno le deliberazioni (sul passaggio al formato tabloid) del CdA convocato per il 16 gennaio. L’assemblea si è trasformato in un lungo processo al direttore, che ha perso 54mila copie negli ultimi 18 mesi, mentre la trasformazione del “domenicale” in formato tabloid si è rivelato un flop.

Riotta spinge perché al più presto tutto il giornale adotti il formato tabloid. Il rischio è quello di perdere non solo altre copie ma anche dal 15 al 30 per cento delle entrate pubblicitarie secondo uno studio rivelato dal redattore Nicola Borzi (già membro del CdR). Borzi ha reso pubbliche “le vere cifre del bilancio”. Frattanto Confindustria ha negato “categoricamente” voci di vendita della testata accreditate dall’Unità e dal fatto. La lettera di Borzi alla redazione si può leggere qui sotto.

Documento del CdR del Sole (poi rafforzato dall’assemblea con lo stato di agitazione e il pacchetto di 3 giorni di sciopero)

Il 4 dicembre del 2009 azienda e comitato di redazione firmavano l’accordo sull’apertura dello stato di crisi – poi ratificato il 2 marzo – che prevede tra l’altro il pensionamento anticipato di 31 colleghi della redazione del Quotidiano e di tre colleghi di Radiocor. Una misura d’emergenza dettata dalle condizioni finanziarie del gruppo, avviato a chiudere quell’anno con una perdita netta di 53 milioni di euro, la prima nella sua storia. I prepensionamenti arrivavano come ultimo di una serie di sacrifici accettati dalla redazione nel 2009 per tagliare i costi e contribuire al risanamento dei conti. In rapida sintesi: abolizione del compenso per le rubriche, abolizione dei corrispettivi per le collaborazioni tra sezioni (salvo l’eccezione dei Rapporti), riduzione dei pagamenti ai collaboratori esterni, smaltimento delle ferie arretrate. L’accordo sui prepensionamenti introduceva infine il blocco delle assunzioni, salvo motivate eccezioni.

Accettando tutte queste misure, adottate in un clima di confronto con l’azienda a volte aspro ma mai pregiudizialmente conflittuale, la redazione del Quotidiano ha confermato il senso di responsabilità e l’attaccamento al giornale che l’ha sempre contraddistinta. Del resto, in questo gruppo, l’attenzione al lettore, la cura per la qualità, lo stimolo all’innovazione sono sempre venuti dal corpo redazionale. E due accordi pionieristici siglati sulla multimedialità sono lì a dimostrarlo.

I tagli varati nel 2009 erano peraltro accompagnati da un piano di rilancio industriale finalizzato a conseguire due obiettivi tra gli altri: fermare l’emorragia di vendite del quotidiano e invertire il trend di contrazione dei ricavi del gruppo. Il punto cruciale di questo piano era individuato nel passaggio del Quotidiano al formato tabloid. Qual è la situazione dopo un anno di applicazione dello stato di crisi?

Il gruppo fa ancora i conti con una perdita netta significativa; l’emorragia di copie sembra solo rallentata; la raccolta pubblicitaria delude; di nuovo, ci troviamo a discutere del passaggio al formato tabloid, travagliato progetto rispolverato dal cassetto, dove era rimasto tutto questo tempo. Verrebbe da dire che abbiamo perso un anno. Ma le cose stanno peggio di così. Perché durante questo anno i concorrenti si sono mossi, hanno riportato i bilanci verso l’utile e soprattutto hanno fatto crescere quella linea di ricavi che per il Sole 24 Ore continua invece a scendere in quasi tutte le sue componenti.

Durante questo anno “perso”, però, la redazione la sua parte l’ha fatta, dedicandosi a tutti i progetti di rilancio annunciati, avviati e in qualche caso addirittura lasciati in sospeso (come sta accadendo per l’i-Pad o per il potenziamento dell’informazione giuridico ed economica regionale sull’online). La redazione ha fatto fronte alla riduzione degli organici determinata dal blocco delle assunzioni, dai prepensionamenti, e dal programma di smaltimento delle ferie arretrate. Soprattutto, durante questo anno, 12 colleghi hanno lasciato in anticipo l proprio posto collocandosi in pre-pensionamento.

Insomma, ai sacrifici da parte della redazione non è corrisposto un egual impegno da parte di un’azienda, per troppo tempo distratta dalla lunga teoria di avvicendamenti manageriali, che ne ha lasciato scoperti i ruoli chiave in una fase delicatissima. Un grande gruppo però ha bisogno di stabilità del management, di organizzazione e professionalità, anche nella valutazione delle operazioni finanziarie, che pure nel recente passato hanno visto l’azienda impegnare preziosa liquidità in acquisizioni dai controversi ritorni industriali e ora anche patrimoniali.

Qui entrano in gioco le responsabilità dell’editore, che in questa fase di crisi appare lontano e distratto. La redazione, invece, ha fatto la sua parte e continuerà a farla nel rispetto degli accordi siglati. Anche qui altrettanto non si può dire dell’azienda, che fatica persino a valersi degli strumenti che le sono messi a disposizione da quelle intese per contenere i costi e che trascina nel tempo il rispetto degli impegni presi, come nel caso dei Dorsi, la cui equiparazione al Quotidiano, sancita dal piano del 2 marzo, non è ancora stata eseguita. Un episodio grave, che getta un’ombra sul futuro delle relazioni industriali. Un’ombra che chiediamo di scacciare ripristinando il rispetto degli impegni e delle regole.

Date queste premesse, l’assicurazione da parte dell’azienda di non volere, per ora, procedere a ulteriori tagli del costo del lavoro giornalistico nel perimetro del Quotidiano rappresenta la presa d’atto dei sacrifici già fatti da quella stessa redazione che ha costruito nel tempo il successo del Sole 24 Ore.

Ma altre sono le rassicurazioni che la redazione si attende. Se dopo un anno di tentennamenti non del tutto chiariti, l’azienda ora decide di lanciarsi nel progetto tabloid deve sapere che i giornalisti del Sole 24 Ore esigono la garanzia che l’operazione sia correttamente valutata, esigono la garanzia che non si tratti di una mossa da ultima spiaggia e che non risponda a un’ottica di mero taglio dei costi. Il comitato di redazione non intende contestare pregiudizialmente la scelta del tabloid, ma neppure è disposto a sposarla acriticamente.

In una fase di difficoltà che comunque riguarda ancora tutto il settore, ma il nostro giornale ormai più degli altri, salti nel vuoto sarebbero da sconsiderati. Per questo il comitato di redazione pretende che il processo di innovazione della Testata avvenga coinvolgendo a tutti i livelli i giornalisti del Sole 24 Ore. Il passaggio al tabloid non può avvenire senza un’analisi dell’impatto sui lettori, sul prezzo degli spazi pubblicitari, sulla foliazione, sull’organizzazione del lavoro nella redazione, sui livelli occupazionali. Tutti elementi che devono essere illustrati compiutamente alla redazione, come previsto dall’accordo sullo stato di crisi.

Di più, il passaggio al tabloid, se mai ci sarà, non può avvenire al di fuori di un vero piano di rilancio industriale ed editoriale della testata che contempli finanche concreti programmi di sviluppo dell’offerta informativa sui nuovi media. Inoltre, la riduzione del formato rappresenta un’occasione per una riflessione sul profilo dell’offerta informativa sinora proposta ai lettori, riflessione che il Comitato di redazione tenta di portare avanti da tempo. Se vendite in edicola e abbonamenti continuano a calare diventa opportuna l’apertura di una fase di ripensamento e aggiustamento, che faccia leva sul vantaggio competitivo che ci viene dall’essere un giornale specializzato nei temi dell’economia, della finanza, delle norme e della politica.

Il passaggio al tabloid non potrà essere accettato se si presenterà come un taglio dissimulato della foliazione del quotidiano, attraverso il quale far passare, magari non oggi, un taglio del corpo redazionale. Il materiale con cui si costruisce un giornale di qualità sono i giornalisti: risorse da valorizzare e non costi superflui da sforbiciare. Un concetto che vale per il quotidiano come anche per tutte le testate del gruppo: se devono essere fatte ristrutturazioni, che avvengano valorizzando i redattori e non rinunciando alla loro professionalità, magari reimpiegandoli, mai mortificandoli.

Il Comitato di redazione ricorda che la quasi totalità dei progetti illustrati in questi mesi, alcuni dei quali da poco operativi, comportano investimenti pari a zero. Serve la capacità di indirizzare nuove risorse sui settori realmente strategici, confermando la centralità del Quotidiano, vera forza del brand Sole 24 Ore.

Il Comitato di redazione del Sole 24 Ore

Davide Colombo, Gianluca Di Donfrancesco; Alessandro Galimberti; Giovanni Negri

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La redazione di Radiocor in stato di agitazione

Milano, 11 gennaio 2010. L’assemblea dei redattori del Sole 24 Ore-Radiocor, preso atto della reannunciata intenzione dell’Azienda di procedere a ulteriori interventi sui costi e in vista della presentazione del piano industriale di gruppo, sottolinea di avere già in corso un piano di ristrutturazione biennale. Ricorda poi che detto piano prevede tre prepensionamenti, che comportano una riduzione dell’8 per cento della forza lavoro giornalistica.

L’assemblea segnala inoltre di aver accettato per senso di responsabilità di sottoscrivere nella primavera dell’anno scorso l’accordo sullo stato di crisi, nonostante mancasse il prescritto e necessario piano di rilancio e sviluppo, a fronte dell’impegno dell’Azienda, preso durante il confronto aziendale e rafforzato poi al tavolo con Fnsi e Fieg, di presentarlo entro il 31 luglio scorso. L’assemblea sottolinea sia che l’impegno é stato disatteso e che nulla é stato presentato entro il 31 luglio sia che, nonostante successive assicurazioni sulla presentazione del piano entro lo scorso novembre, l’Azienda é a tutt’oggi inadempiente. Tanto più che, come previsto dall’accordo sullo stato di crisi, il piano va preventivamente discusso con la rappresentanza sindacale.

In questi mesi é stato al contrario costante l’impegno della redazione ad attuare quanto previsto dal piano di ristrutturazione, sia avviando i prepensionamenti che perseguendo un continuo miglioramento dell’efficienza. Negli ultimi 3 anni il fatturato di Radiocor é sempre cresciuto a due cifre e il trend positivo sarà confermato anche dal bilancio 2010 nonostante la crisi, generale e di settore. Performance in controtendenza rispetto al mercato editoriale in generale e a quello delle agenzie di stampa in particolare.

L’assemblea sottolinea poi sia la disponibilità della redazione ad avviare, quasi due anni fa, la produzione quotidiana di notiziari televisivi sia l’accordo con direzione e Azienda per l’avvio della sinergia con Radio24, deciso nella scorsa estate. Una collaborazione, rapidamente intensificatasi, che, secondo quanto comunicato dalla comune Direzione giornalistica, ha già portato benefici al conto economico di entrambe le testate. L’assemblea sottolinea come il costante miglioramento dei conti e l’ulteriore sviluppo delle nuove iniziative non sarebbero possibili a fronte di una riduzione della forza lavoro nella redazione dell’Agenzia, che già nei prossimi mesi é destinata a subire una significativa contrazione se fosse confermata l’intenzione dell’Azienda di non procedere alle sostituzioni di maternità.

L’assemblea dei giornalisti del Sole 24 Ore-Radiocor denuncia l’inadempienza dell’Azienda in merito all’impegno a presentare il piano di sviluppo per l’attuazione dello stato di crisi e sollecita con forza una sua pronta formalizzazione. L’assemblea, alla luce di questa inadempienza e dell’intenzione, preannunciata dall’Azienda, di attuare ulteriori tagli di costi, proclama all’unanimità lo stato di agitazione e si riserva di valutare ulteriori iniziative sindacali, incluso un pacchetto di scioperi, riconvocandosi non appena saranno rese note le delibere del consiglio d’amministrazione.

L’Assemblea, infine, condivide e fa propria la posizione espressa dal comitato di redazione del Quotidiano nel corso dell’assemblea del 10 gennaio scorso. “Il materiale con cui si produce un’informazione di qualità sono i giornalisti: risorse da valorizzare e non costi superflui da sforbiciare. Un concetto che vale per il quotidiano come per tutte le testate del gruppo: se devono essere fatte ristrutturazioni, che avvengano valorizzando i redattori e non rinunciando alle loro professionalità, magari reimpiegandoli, mai mortificandoli”. (Il Sole 24 Ore Radiocor) –

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Il Sole 24 Ore: Il giornalista ed ex membro del Cdr Nicola Borzi: “Ecco le
vere cifre del bilancio”.

“Cari colleghi del Sole 24 Ore, lunedì prossimo il Comitato di Redazione ci riunirà per “comunicazioni del CdR in vista del prossimo consiglio di amministrazione”. In vista di quell’appuntamento, vorrei condividere con voi alcune cifre ufficiali che dipingono con chiarezza lo stato dell’azienda e della nostra testata. In allegato trovate un file excel. Si tratta dei conti dettagliati del nostro Gruppo al 30 settembre. Il file è quello che potete reperire sul sito Internet del Gruppo

Al file originale ho solo aggiunto una colonna per calcolare la variazione percentuale tra i risultati 2009 e quelli 2010.

Vi segnalo alcune evidenze di interesse:

a – nei primi nove mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009 il costo del personale del gruppo è calato del 7,16% attestandosi a 135,5 milioni;

b – i crediti a bilancio sono calati di 29,5 milioni circa (+1,85% rispetto al calo dello stesso periodo del 2009) e si sono deteriorati tanto che le svalutazioni di crediti sono aumentate del 40% a 5,55 milioni; nello stesso periodo abbiamo saldato debiti per 15,5 milioni (+60%);

c – i proventi finanziari sono calati del 60% a 1,03 milioni;

d – gli investimenti in attività materiali sono calati di oltre il 50% attestandosi a 2,43 milioni, quelli in attività immateriali sono calati di quasi il 30% a meno di 5 milioni;

e – abbiamo ceduto imprese controllate per 1,2 milioni con una plusvalenza di 559mila euro;

f – il risultato netto ha segnato una perdita di 24,6 milioni aumentata dell’11,64%;

g – la cassa è scesa a 79,2 milioni circa (-12,9 milioni da inizio esercizio e oltre -21 milioni rispetto al 30 settembre 2009).

Vi segnalo inoltre quanto specificato alle pagine 9 e 10 dell’ultima relazione trimestrale, allegata in formato Acrobat Reader:

«I ricavi del quotidiano risultano in calo del 8,2% rispetto ai primi nove mesi dello scorso esercizio. La flessione della raccolta pubblicitaria sconta il contesto di crisi del mercato finanziario e la forte crescita, superiore al mercato, del biennio 2007/2008. Considerando l’intero periodo 2006-2010, i ricavi pubblicitari del quotidiano Il Sole 24 ORE fanno registrare infatti una flessione più contenuta di quella del mercato (Il Sole 24 ORE -6,4%, quotidiani a pagamento -7,6%).

I più recenti dati relativi alla diffusione (ADS media mobile luglio 2009 – giugno 2010) evidenziano una riduzione del numero di copie relativa ai principali quotidiani nazionali a pagamento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente pari al -7,8%. Il Sole 24 ORE, nel medesimo periodo, registra una diffusione di circa 271 mila copie, in calo del 14,2% e si conferma come il quarto quotidiano a diffusione nazionale (quotidiani sportivi esclusi), nonostante il taglio delle copie promozionali avviato a partire da aprile 2009».

Siamo dunque in una azienda che ha GIA’ tagliato pesantemente il costo del personale (solo la redazione del quotidiano ha pagato un tributo di 31 prepensionamenti con lo stato di crisi), che sta contraendo in modo massiccio tutti gli investimenti, che – sebbene a un ritmo molto inferiore al passato – continua a bruciare cassa.

Ma c’è di più. Secondo gli ultimissimi dati ADS sulla diffusione dei quotidiani (comunicati dalla nostra Azienda, dunque ufficiali), resi noti il 21 dicembre scorso, che ho rielaborato e che trovate nella cartella allegata, tra maggio 2009 e settembre 2010 (ultimo dato disponibile), in appena 16 mesi il nostro quotidiano ha visto la diffusione media calare di oltre 54mila copie, le vendite complessive scendere di oltre 52mila copie (-16,9%) e gli abbonamenti pagati contrarsi di addirittura il 27,4% a meno di 95mila copie. (vedi file allegato Sole-diffusione-mag.-09-set.jpg).

Cari colleghi, queste cifre fotografano con immediatezza la nostra emergenza. Di fronte a queste cifre, la nostra riflessione sul piano industriale 2011-2013 in discussione al prossimo Consiglio di amministrazione deve essere ampia e approfondita. Il piano industriale 2011-2013 infatti dovrà rispondere alle previsioni del punto 8 del Verbale di accordo sullo stato di crisi firmato il 4 dicembre 2009 (lo trovate allegato) che prevede testualmente.

“L’Azienda, d’intesa con la Direzione, provvederà a definire specifico Progetto analitico concernente, tra l’altro, gli investimenti, l’organico di funzionamento e l’organizzazione del lavoro, sulla base, in particolare, delle decisioni e del piano di lavoro legato alla nuova formula del quotidiano, che verrà trasferito al C.D.R. e alla FIEG ai fini delle procedure di consultazione sindacale di cui all’all. D del vigente Cnlg…».

Dalla comunicazione del CdR del 22 dicembre appare evidente che questo “Progetto analitico” NON è stato ancora presentato.

E’ dunque fondamentale che, PRIMA di qualsiasi decisione della nostra assemblea sul passaggio al formato tabloid, l’Azienda e la Direzione presentino il “Progetto analitico”. Questo “Progetto analitico” deve essere “trasferito” al C.D.R. per adempiere le procedure di consultazione sindacale previste dal Contratto nazionale.

In merito al progetto tabloid, vi segnalo inoltre l’articolo riportato questa sera sul sito Internet dell’ex collega e presidente dell’Ordine regionale, Franco Abruzzo (http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6007).

In particolare nella parte relativa a un fantomatico studio dell’ex responsabile della System, Andrea Chiapponi, sugli effetti del formato tabloid sulla raccolta pubblicitaria, cito testualmente:

«Per l’ex capo della System, la concessionaria di pubblicità del gruppo, l’operazione avrebbe comportato una diminuzione degli introiti stimabile tra il 15 e il 25% della raccolta».

Vi ricordo che a fine 2009 la raccolta pubblicitaria del quotidiano era già calata del 24,1% sul 2008 (fonte: Bilancio consolidato 2009 del gruppo, Relazione annuale 2009, pagina 34).

Domando al CdR se tale documento sia mai stato richiesto dal CdR all’azienda e/o se da questa siano mai arrivate conferme dirette o indirette sull’esistenza di questo studio e specificamente sui suoi contenuti, o se l’azienda abbia mai fatto menzione dei rischi di diminuzione della raccolta pubblicitaria col passaggio al formato tabloid.

In base alle norme contrattuali nazionali e all’accordo aziendale sullo stato di crisi, in assenza della presentazione del “Progetto analitico” e quindi dell’espletamento delle procedure di consultazione sindacale, ritengo dunque, e credo che la mia opinione sia largamente condivisa, che l’assemblea di lunedì non potrà dunque che avere un carattere strettamente propedeutico e preliminare e che nessuna decisione vincolante potrà essere presa della redazione riguardo al progetto tabloid sulla base delle mere “comunicazioni” trasmesse a oggi da azienda e direzione al CdR.

Vi saluto,
Nicola Borzi

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Confindustria nega categoricamente voci di vendita del “Sole 24 Ore”.

Roma, 8 gennaio 2010. «Confindustria, in qualità di azionista di riferimento del gruppo editoriale ‘Il Sole 24 Ore’, smentisce categoricamente qualsiasi ipotesi di vendita del quotidiano economico-finanziario Il Sole 24 ore, così come riportato oggi da alcuni giornali». È quanto dichiara Viale dell’Astronomia, in un comunicato a commento delle voci riportate da alcuni organi di stampa in merito alla possibile cessione del quotidiano del gruppo Il Sole 24 Ore.

Secondo alcune ricostruzioni, ci sarebbe l’ipotesi di scissione e di vendita della testata ad un gruppo “fidato”. Ad alimentare le voci e le indiscrezioni di stampa su una possibile cessione della testata sono le attese per il nuovo piano industriale, dopo un 2009 chiuso in rosso per 52 milioni di euro e i primi nove mesi del 2010 in cui è stata archiviata una perdita di 24 milioni. Sia il Fatto quotidiano che l’Unità ragionano poi sulla scadenza a marzo del divieto per gli editori televisivi di possedere quotidiani adombrando un ipotetico interesse di Fininvest.

Il piano 2011-2013 che l’ad Donatella Treu presenterà al prossimo cda (la convocazione era attesa subito dopo le festività natalizie e potrebbe essere in agenda per la prossima settimana) sarà, secondo indiscrezioni circolate in ambienti finanziari, un piano di ristrutturazione. Le linee guida per il prossimo triennio contemplerebbero sia il progetto di trasformazione in tabloid sia un nuovo piano di esuberi. È inoltre possibile, secondo indiscrezioni, che ai consiglieri di via Monterosa venga proposto l’accorpamento dell’area editoriale con la concessionaria di pubblicità System. (ANSA).