Sofferenze banche italiane “bomba a orologeria”

21 Luglio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – “L’Italia potrebbe essere una bomba ad orologeria”, a innescarla sarebbero le banche a rischio bail-in e la possibilità che ad approfittare di eventuali danni ai risparmiatori sia il Movimento 5 stelle: questa, in breve, l’analisi di Ben May, capo economista per l’Eurozona presso Oxford Economics.

Secondo diversi analisti il problema di fondo per il governo è che non sarà compito facile risanare le banche, proteggere i risparmiatori, rispettare le regole europee e mantenere l’ordine politico in colpo solo: una delle quattro gambe di questo tavolo deve necessariamente saltare.

Qualche giorno fa l’Economist aveva suggerito alle autorità Europee di venire incontro alla possibilità di intervento pubblico salva banche, proprio per non correre il rischio che numerosi risparmiatori italiani possano vedere ridotti o azzerati i propri averi nell’ambito delle risoluzioni bancarie con imprevedibili conseguenze politiche.

A questo proposito, il presidente della Bce Mario Draghi ha lanciato un assist al settore sinistrato italiano, aggiunto oggi durante la conferenza stampa successiva alla decisione della banca centrale sui tassi che un sistema di protezione (backstop) pubblico per le sofferenze potrebbe essere molto utile e possibile in circostanze eccezionali.

I numeri della crisi delle banche italiane

I numeri della crisi sono i seguenti: le sofferenze bancarie (Npl) nei bilanci delle banche italiane sono circa 200 miliardi, pari all’8% dei portafoglio crediti; una cifra che secondo la banca Wells Fargo potrebbe presto aggiungere 160 miliardi di euro di nuovi crediti, pronti ad acquisire l’infausto status di Non-performing loans (Npl), portando così la quota sui crediti totali al 15%. Se le perdite derivanti dalla vendita queste sofferenze sarà, come prevedibile, inferiore ai valori ai quali questi crediti sono contabilizzati si verificheranno forti perdite, cui necessariamente dovranno seguire iniezioni di nuovo capitale.

Se questo processo non dovesse bastare, si attiverebbe la procedura delineata dalla direttiva Brrd che prevede il bail-in, ossia il prelievo di fondi dall’ “interno” delle banche da salvare: in Italia 200 miliardi di euro di asset sottoponibili a bail-in (fra azioni e obbligazioni junior) sono di proprietà delle famiglie.

L’ipotesi di un indennizzo successivo al bail-in non sembra essere in grado d’impedire una forte sollevazione da parte dei risparmiatori. Come scrive Silvia Merler, affiliate fellow presso il think-tank Bruegel, la clientela “truffata” con titoli rischiosi potrebbe essere rimborsata solo al termine di lunghe procedure di arbitrato, e comunque non potrebbe risarcire tutti.

“C’è troppo in ballo in Italia, politicamente e finanziariamente, perché i politici possano fallire nell’accordare un piano accorto per ricapitalizzare le banche italiane proteggendo i piccoli risparmiatori, i quali detengono una parte significativa dei bond bancari”, scrive in una Nicholas Spiro partner presso Lauressa Advisory.

Ben May lo ha scritto senza giri di parole: se a pagare saranno i piccoli risparmiatori la sola prospettiva di un futuro esecutivo pentastellato spaventerebbe gli investitori riportando in alto i timori azzardi sulla permanenza dell’Italia nell’euro. In un certo senso, lo spauracchio dell’approdo al governo del M5s sembra essere una delle maggiori motivazioni, soprattutto a Bruxelles, perché si garantisca una soluzione morbida al problema, a lungo rinviato, degli Npl italiani.

Fonte: MarketWatch