Siria, Pimco: effetti domino con guerra

4 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Il mondo intero attende le prossime mosse degli Stati Uniti, e in particolare il via libera o meno da parte del Congresso Usa alla proposta di attacco militare di Barack Obama.

“Non è l’Iraq, non è l’Afghanistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che è un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro”, ha detto il presidente americano, auspicando che l’ok del Congresso arrivi all’inizio della “prossima settimana”.

Intanto Mohamed El-Erian, amministratore delegato e co-responsabile per gli investimenti di Pimco – fondo obbligazionario numero uno al mondo – avverte sull’effetto domino che un conflitto in Siria potrebbe provocare.

Di per sé la Siria non è una grande economia – ha detto – Non produce davvero nulla che abbia qualche impatto, e la sua offerta di petrolio è pari a 50.000 barili al giorno”. Dunque, considerata da sola, “la Siria non è così importante”.

Il punto, però, è che il paese ha la capacità di produrre “massicce conseguenze: se sI fa la lista di quei paesi che in qualche modo sono collegati alla tragedia, si nota che è molto lunga: Israele, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Bahrein, Turchia e altri ancora”.

Gli Stati Uniti sono intervenuti 11 volte nel corso dell’ultimo secolo nelle guerre civili in paesi stranieri: in Corea (anni ’50); Laos, Vietnam, Cambogia e Repubblica dominicana (anni ’60); Libano (anni ’80); Jugoslavia/Kosovo, Haiti, Somalia e Iraq (anni ’90); and Libia (2011).

In un grafico, Michael Cembalest di JP Morgan mostra come gli Stati Uniti non siano intervenuti in conflitti con un numero di vittime decisamente più elevato di quello che si registra in Siria.

Di conseguenza, Cambalest invita a chiedersi perchè la Siria sia stata scelta per un intervento militare diretto, mentre altri conflitti no.