Siria: la guerra civile si espande, fa vittime in Turchia e in Libano

10 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Damasco – Quella che ha ormai assunto le fattezze di una guerra civile tra insorti e governo di Bashar al-Assad si riversa oltre confine facendo vittime nei paesi confinanti di Libano e Turchia. Gli scontri sanguinosi sono infatti arrivati per la prima volta oltre confine, con le forze armate siriane che hanno aperto il fuoco contro un campo profughi in territorio turco. Il tuttto in vista di un accordo per il cessate-il-fuoco che si spera le Nazioni Unite riescano a strappare in settimana.

Sono almeno 40 le vittime della guerra in Siria, oggi, stando a fonti dell’opposizione al regime di Assad. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime sono 21 civili, uccisi in combattimenti e bombardamenti, sette combattenti ribelli e 12 soldati dell’esercito di Damasco. In mattinata l’artiglieria siriana ha colpito il campo profughi di Killis, in territorio turco. Ci sarebbero almeno 4 morti e 20 feriti tra i rifugiati siriani fuggiti oltre confine. Un episodio gravissimo che potrebbe ora innescare l’imprevedibile reazione della Turchia.

Diario di guerra

Decine di veicoli armati, riferiscono le stesse fonti, hanno attaccato da est la città nordoccidentale di Jisr al-Shughour, in provincia di Idlib. La citta di Homs, è invece sotto attacco da tre fronti, nelle aree in mano ai ribelli di Khaldiyeh, Vecchia Homs e Deir Baalbeh. In quest’ultimo, spiega l’attivista Tarek Badrakhan, sono in corso scontri tra soldati e disertori. A Khaldiyeh, invece, gli abitanti faticano a seppellire i propri morti a causa degli attacchi. Attacchi sono avvenuti inoltre in alcuni sobborghi di Damasco, Darya, Douma e Beit Jin, così come nella provincia di Aleppo. E’ durato circa un’ora lo scontro a fuoco registrato questa mattina tra l’esercito di Damasco e i disertori dell’Esercito libero siriano nei villaggi di Bekaa al confine con il Libano. I media siriani riferiscono che l’esercito regolare si è scontrato con alcune bande armate che sono entrate per un centinaio di metri nel territorio siriano dal Libano attraverso i valichi di Naoura e Halat.

Un elicottero dell’esercito siriano sarebbe stato abbattuto dai combattenti ribelli a colpi di mitragliatrici pesanti nella provincia nordoccidentale di Idlib. Lo riferiscono l’Osservatorio siriano per i diritti umani e l’attivista locale Fadi al-Yassin, entrambi citando diversi testimoni.

I soldati sparano contro i rifugiati

Soldati dell’esercito siriano hanno aperto il fuoco contro alcuni rifugiati che tentavano di entrare in Turchia, ferendone tre. E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa turca Anadolu. Citando un ufficiale turco che ha chiesto l’anonimato, la Anadolu riferisce che soldati siriani hanno sparato contro un gruppo di rifugiati che stava attraversando il confine nel distretto di Kilis. Tre persone sono state ferite mentre varcavano il confine, aggiunge.

Lo stallo diplomatico

Damasco ha annunciato che non ritirerà le truppe dalle città, come previsto dalla proposta dell’inviato dell’Onu Kofi Annan, se non avranno “garanzie scritte” da parte dei “gruppi terroristi armati” del Paese. Lo ha fatto sapere il ministero degli Esteri siriano in una nota, precisando che i gruppi devono mettere per iscritto che a loro volta “deporranno le armi”.

Damasco chiama in causa Potenze straniere

Il portavoce del ministero, Jihad Makdessi, ha spiegato che la Siria non permetterà che si ripeta quanto accaduto durante la missione della Lega araba in Siria a gennaio, quando il regime ha ritirato le proprie forze armate dalle citta e dai dintorni, mentre i ribelli prendevano possesso di quelle stesse zone. “I terroristi armati usarono quella situazione per riarmare i propri elementi e allargare la loro autorita a interi distretti”, ha detto Makdessi. Quest’ultimo ha quindi denunciato il fatto che Qatar, Arabia Saudita e Turchia starebbero armando e finanziando l’opposizione e ha chiesto che questo venga fermato.

La diffidenza degli oppositori del regime

Giovedì, una dichiarazione della presidenza delle Nazioni unite ha avanzato la possibilita di “ulteriori passi” se la Siria non applicherà il piano di pace di sei punti di Kofi Annan, che Assad ha accettato di rispettare. Rapida la risposta dell’opposizione alle dichiarazioni odierne del governo. Il colonnello Riad al-Asaad, dell’Esercito libero siriano, ha ribadito che il suo gruppo non riconosce il regime del presidente Bashar Assad e pertanto non fornira alcuna garanzia. Ha inoltre detto ad Associated Press, durante una telefonata dalla Turchia, che se il governo rispettera il piano dell’inviato speciale di Annan, il suo esercito cessera il fuoco. Secondo al-Asaad, il regime dovrebbe ritirare le proprie forze dalle basi e rimuovere i posti di blocco dalle strade.

Kofi Annan dai profughi

L’inviato speciale di Lega Araba e Onu per la Siria, Kofi Annan, compirà domani una visita di qualche ora a campi per profughi siriani nella provincia meridionale turca di Hatay.

Testimonianze di altre violenze

Le forze di sicurezza siriana hanno giustiziato in maniera sommaria oltre 100 civili e combattenti dell’opposizione, feriti o catturati durante i recenti attacchi alle città. Ad affermarlo è un rapporto di Human Rights Watch (Hrw), pubblicato oggi.

Uccisi a sangue freddo

Nelle 25 pagine dello studio, dal titolo “A sangue freddo: esecuzioni sommarie delle forze di sicurezza siriane e delle milizie filo-governative”, sono documentati piu’ di una dozzina di esecuzioni di massa che hanno coinvolto almeno 101 vittime dalla fine del 2011. Molti si registrano a marzo, mese in cui si sono intensificati gli attacchi.

L’organizzazione ha documentato il coinvolgimento delle forze siriane e delle milizie filo-governative nelle esecuzioni sommarie ed extragiudiziali nei governatorati di Idlib e Homs non solo nei confronti dei combattenti dell’opposizione catturati o che non rappresentavano alcuna minaccia, ma anche nei confronti di civili, tra cui anche donne e bambini.

Subito dopo il suo arrivo, Monti ha in programma un incontro bilaterale con il primo ministro libanese, Nagib Mikati, a cui fara’ seguito un incontro con il presidente Michel Suleiman. Nel pomeriggio il presidente del Consiglio fara’ visita alla base di Shamaa, sede del quartier generale del contingente italiano Unifil, dove incontrera’ il generale Paolo Serra, comandante dell’intera missione Unifil.

Oltre centomila fedeli per la messa di Pasqua celebrata dal Papa in piazza San Pietro tra 42 mila fiori, provenienti dall’Olanda, che abbelliscono il sagrato. Confermata la visita del Pontefice in Libano dal 14 al 16 settembre.