Siria: gli Stati Uniti molto vicini all’attacco

27 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Un attacco missilistico americano contro il regime del presidente siriano Bashar al Assad potrebbe avvenire “al più presto giovedì”. Lo riferisce Nbc, citando un funzionario statunitense nelle ore in cui la Casa Bianca sta intensificando i suoi sforzi per una risposta internazionale al sospetto uso di armi chimiche contro la popolazione civile a Damasco.

Si tratterebbe, sempre secondo la fonte interpellata da Nbc, di un attacco “di tre giorni” volto a mandare un messaggio ad Assad. Gli Stati Uniti sono all’erta. Lo ha ricordato oggi Chuck Hagel, segretario alla Difesa: “Siamo pronti ad agire”.

Intanto, il Regno Unito sta preparando i piani per una eventuale azione militare in Siria, come è stato indicato dal portavoce di Downing Street, sede dell’ufficio del primo ministro britannico David Cameron.

L’attacco, in risposta all’uso “imperdonabile” e “innegabile” di armi chimiche di Damasco contro i civili siriani, dovrebbe durare non più di due giorni e cercare di mantenere l’America fuori da un maggiore coinvolgimento nella guerra civile che va avanti da 29 mesi in Siria, secondo quanto riferito dal Washington Post.

Secondo il New York Times, inoltre, sebbene Obama debba optare per un’azione militare, le operazioni sarebbero limitate: ciò comprenderebbe, per esempio, il lancio di missili cruise dalle navi americane nel Mediterraneo contro obiettivi militari siriani, secondo fonti dell’amministrazione americana citate dal giornale.

Non si tratterebbe di una campagna prolungata per destituire il presidente Assad o per cambiare l’equilibrio della guerra, ha aggiunto il Times. Nei prossimi giorni, gli uomini dell’intelligence Usa forniranno ulteriori informazioni a sostegno della tesi che la Siria è ricorsa ad armi chimiche.

Ma la Russia resta contraria. L’intervento militare in Siria, bypassando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe un disastro e porterebbe a una catastrofe in Medio Oriente. Così Mosca ha chiesto agli Stati Uniti e a Londra prudenza, secondo il ministero degli Esteri russo.

Mentre l’Iran ha avvertito le Nazioni Unite che un intervento militare contro Damasco avrà “pesanti conseguenze” per la Siria e per la regione. Lo ha dichiarato il ministero iraniano degli Affari Esteri.

Per Damasco, “gli sforzi bellici degli Stati Uniti e dei loro alleati serviranno gli interessi di Israele e in secondo luogo del Fronte al-Nusra”, organizzazione legata ad Al Qaida che combatte a fianco delle milizie ribelli, ha avvertito il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem.

“Abbiamo due scelte: arrenderci o difenderci con i mezzi a nostra disposizione: la seconda alternativa è la migliore e ci difenderemo” ha ribadito il capo della diplomazia siriana, assicurando che un eventuale offensiva non fermerà la “guerra contro i terroristi”. “Attaccare la Siria non è una questione di poco conto, disponiamo di mezzi di difesa che sorprenderanno” il mondo, ha concluso Muallem.
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Il segretario di Stato Usa John Kerry ha condannato in un discorso dal Dipartimento di Stato a Washington, l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad, il dittatore siriano, preparando il terreno all’annuncio di intervento da parte del presidente Obama, in un giorno o due.

Il compito di dettagliare quale intervento militare multinazionale, tramite le forze Nato e/o della Lega Araba (al consiglio di sicurezza dell’Onu resta la dura opposizione di Russia e Cina) e’ in preparazione contro la Siria, spettera’, entro la fine della settimana, al Presisente Barack Obama.

“Ho guardato e riguardato i filmati che tutti avete visto in tv, i massacri in Siria sono un’oscenità morale”, ha detto Kerry. E poi: “Il presidente Obama crede che debbanno essere chiamati a rispondere” quanti hanno fatto “questo uso indiscriminato” di armi chimiche in Siria. Parole che preludono a un intervento militare.

“L’uccisione di civili in Siria è “un’oscenita’ dal punto di vista morale”, l’attacco della scorsa settimana dovrebbe “scuotere le coscienze nel mondo. Siamo in possesso di molte informazioni circa il ricorso alle armi chimiche, e molte altre le stiamo valutano assieme agli alleati”.

Kerry parla di un uso “indiscriminato” e “su larga scala” dei gas.

“Quello che abbiamo visto la scorsa settimana in Siria dovrebbe scioccare le coscienze. L’uccisione indiscriminata di civili, di donne e bambini e di innocenti con armi chimiche e’ un’oscenita’ morale. E’ sotto ogni punto di vista imperdonabile e innegabile”.

Vedi testo integrale del discorso di Kerry a fondo pagina

Secondo alcune fonti di Washington, Obama vuole mettere in chiaro che l’uso di armi chimiche (come anche quelle batteriologiche o nucleari) non e’ tollerabile nemmeno nei conflitti armati piu’ aspri. Di qui l’intervento militare contro il regime dittatoriale di Assad, che pero’ non implica che gli Stati Uniti abbiano intenzione di scendere in campo nella guerra civile in Siria, uno scenario da incubo, per Obama. Anche perche’ tra i ribelli anti-Assad, ci sono le milizie di al Qaida ormai infiltrate ovunque.

Di qui un intervento militare multinazionale, ma senza coinvolgimento diretto di Washington con truppe di terra, ma solo tramite il lancio di missili a lunga gettata Tomahawk e Cruise lanciati dalle navi americane (4 destroyer come quello nella foto sotto, più 4 portarei) nel Mediterraneo. Ce ne sono 4 americane e una britannica, nella acque del mare che bagna la regione piu’ ad alto rischio del mondo.

Kerry e’ stato generico sulla possibilità da parte degli Stati Uniti di preparare una missione “punitiva” contro la Siria dopo il sospetto uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad contro i civili, che, secondo i ribelli, avrebbe provocato la morte di più di mille persone a pochi chilometri da Damasco, capitale del Paese. Kerry ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno altre informazioni sull’uso di gas sui civili che dovrebbero essere verificate nei prossimi giorni, anche se per l’amministrazione è stato un attacco chimico, senza alcun dubbio.

[ARTICLEIMAGE] Le parole del segretario di Stato arrivano mentre gli esperti dell’Onu si trovano a Damasco dove stanno indagando sul presunto utilizzo di gas nervino. Gli ispettori che avevano dovuto rinunciare alla missione dopo che il loro convoglio era finito sotto il fuoco di alcuni cecchini, sono riusciti a raccogliere campioni utili per le indagini in un ospedale da campo dove sono ricoverate alcune vittime.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, gli Stati Uniti – insieme agli alleati Onu – potrebbero mettere in atto un attacco aereo entro giovedì o venerdì di questa settimana, anche se il presidente Barack Obama nel fine settimana ha detto che non era stata presa ancora alcuna decisione sulla Siria.

Ma se gli Stati uniti decideranno di agire in Siria, non lo faranno unilateralmente, è il messaggio indiretto che viene fatto trapelare da Washington. Lo ha fatto capire anche il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel, in viaggio in Indonesia. Hagel ha confermato che la posizione americana e’ ancora di attesa, anche se la diplomazia è al lavoro e i militari stanno studiando tutti gli scenari.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sa perfettamente che i cittadini americani non ne vogliono sapere di un’altra guerra con truppe Usa sul campo, e delle conseguenze, in termini di morti, feriti e spese militari, dopo il decennio di due conflitti persi (e inutili in termini di mancata vittoria) in Irak e Afghanistan. Nonostante cio’ Kerry ha fatto capire che l’America non stara’ molto a lungo a guardare (anche se lo ha fatto finora, con 100.000 siriani, della popolazione civile, uccisi dal regime di Assad.

“Se sarà intrapresa un’azione, sarà di concerto con la comunità internazionale e con una base giuridica”, ha affermato il ministro della Difesa Hagel. Già ieri sera la Casa Bianca aveva frenato, smentendo le dichiarazioni del quotidiano britannico Daily Telegraph secondo cui un attacco anglo-americano sarebbe ormai imminente: “Il presidente (Obama) non ha deciso di intraprendere un’azione militare”, aveva assicurato un responsabile della Casa Bianca sotto anonimato.

Parallelamente, tuttavia, le incertezze degli Stati Uniti sull’utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano in attacchi su vasta scala si assottigliano sempre più. Il segretario di Stato John Kerry ha parlato per telefono nel fine settimana con il segretario generale dell’Onu Ban ki-moon e con i suoi omologhi di Francia, Gran Bretagna, Canada e Russia: secondo quando riferito da un diplomatico del dipartimento di Stato, Kerry avrebbe trasmesso loro il messaggio che “ci sono pochissimi dubbi sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano”.

A rafforzare la convinzione di Washington che Damasco ha fatto ricorso a queste armi di distruzione di massa, sempre secondo i diplomatici, ci sarebbe soprattutto il fatto che ormai le prove di un attacco con agenti chimici sono state certamente alterate dal tempo trascorso rispetto a mercoledì 21 agosto, quando si diffusero le prime immagini su un massacro di oltre 1000 persone – fra cui molti bambini – nella zona di Ghuta. “Se il regime siriano avesse voluto provare al mondo di non aver fatto ricorso ad armi chimiche, avrebbe sospeso i bombardamenti e offerto accesso immediato all’Onu già cinque giorni fa”, avrebbe detto Kerry ai suoi colleghi, secondo quanto riferito da fonti del dipartimento di Stato.

Intanto, gli esperti dell’Onu che indagano sul presunto utilizzo di armi chimiche in Siria hanno raccolto dei campioni nei pressi di uno dei siti in cui avrebbe avuto luogo un attacco con armi chimiche: lo hanno reso noto fonti del Palazzo di Vetro. Gli ispettori avevano inizialmente dovuto rinunciare alla missione dopo che il convoglio sul quale viaggiano era finito sotto il fuoco di alcuni cecchini; successivamente si sono recati in un ospedale da campo dove sono ricoverate alcune vittime dei presunti attacchi e hanno potuto raccogliere dei campioni utili alle indagini.

A Roma, la valutazione del governo è che il regime di Assad abbia “oltrepassato il punto di non ritorno”, ma l’auspicio è che per la crisi siriana si trovi “una soluzione in ambito multilaterale”. E’ quanto emerso nel tavolo a quattro tra il premier Enrico Letta, il vice Angelino Alfano, il ministro degli Esteri Emma Boniono e quello della Difesa Mario Mauro, secondo quanto riferito da fonti di palazzo Chigi.

Nel corso dell’incontro terminato da poco nella sede del governo si è fatto il punto della situazione e sono stati valutati tutti gli elementi sul tavolo. La prima decisione, riferiscono le stesse fonti, è “una sorta di convocazione permanente del tavolo a quattro per seguire quotidinamente l’evoluzione della vicenda”. Nel merito, il governo ha espresso una “condanna totale del comportamento del regime di Assad: riteniamo si sia oltrepassato il punto di non ritorno”. Ma la risposta non può essere affidata a fughe in avanti: “Abbiamo avuto e avremo contatti con gli alleati europei e con gli Usa e auspichiamo una soluzione in ambito multilaterale”.

Inanto gli ispettori dell’Onu incaricati di far luce sull’impiego di armi chimiche in Siria hanno visitato l’oasi di Ghouta, alla periferia est di Damasco, bersaglio del presunto attacco al gas nervino denunciato dall’opposizione mercoledi’ scorso. L’ispezione e’ stata preceduta da un incidente, quando alcuni cecchini “hanno deliberatamente aperto il fuoco a piu’ riprese all’indirizzo del primo veicolo dei sei veicoli del convoglio, “nell’area della zona-cuscinetto” alle porte della capitale.

A denunciare gli spari e’ stato un portavoce del Palazzo di Vetro, Martin Nesirky, che ha aggiunto che non ci sono stati feriti anche se il convoglio e’ dovuto rientrare per sostituire il veicoli colpito che era stato messo “fuori uso”. Gli ispettori sono comunque “tornati indietro incolumi fino al posto di blocco governativo”, ha sottolineato Nesirky: una volta rimpiazzata l’auto” danneggiata, hanno ripreso il loro percorso.

“Va messo ancora una volta in evidenza”, ha ammonito il portavoce, “che tutte le parti in causa debbono offrire la propria collaborazione, in modo che la Squadra sia in grado di svolgere in suo importante lavoro in condizioni di sicurezza”.

Il regime di Bashar al-Assad ha accusato i ribelli per l’attacco. Il ministero per l’Informazione, ha attribuito l’agguato a non meglio precisati “terroristi” mentre per i ribelli l’agguato e’ opera delle forze lealiste. Gli ispettori, che indossavano caschi e giubbotti antiproiettile, sono poi entrati nella citta’ di Moadamiyet al-Sham, scortati da civili e da alcune guardie di sicurezza.

Li’ “hanno visitato la sede della Croce Rossa, dove hanno incontrato alcuni medici”, ha comunicato via skype Abu Nadim, un attivista della provincia di Damasco. Dopo la visita ad alcuni luoghi e edifici colpiti, gli ispettori hanno parlato con alcuni feriti a cui hanno prelevato campioni di sangue e di capelli. Poi sono tornati verso l’hotel dove alloggiano a Damasco.

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Il testo integrale del discorso di John Kerry

SECRETARY OF STATE JOHN KERRY DELIVERS REMARKS ON SYRIA

Well, for the last several days, President Obama and his entire national security team have been reviewing the situation in Syria. And today, I want to provide an update on our efforts as we consider our response to the use of chemical weapons.

What we saw in Syria last week should shock the conscience of the world. It defies any code of morality. Let me be clear: The indiscriminate slaughter of civilians, the killing of women and children and innocent bystanders by chemical weapons is a moral obscenity. By any standard, it is inexcusable and — despite the excuses and equivocations that some have manufactured — it is undeniable.

The meaning of this attack goes beyond the conflict in Syria itself, and that conflict has already brought so much terrible suffering. This is about the large-scale, indiscriminate use of weapons that the civilized world long ago decided must never be used at all, a conviction shared even by countries that agree on little else.

There is a clear reason that the world has banned entirely the use of chemical weapons. There is a reason the international community has set a clear standard and why many countries have taken major steps to eradicate these weapons. There is a reason why President Obama has made it such a priority to stop the proliferation of these weapons and lock them down where they do exist. There is a reason why President Obama has made clear to the Assad regime that this international norm cannot be violated without consequences.

And there is a reason why, no matter what you believe about Syria, all peoples and all nations who believe in the cause of our common humanity must stand up to assure that there is accountability for the use of chemical weapons so that it never happens again.

Last night, after speaking with foreign ministers from around the world about the gravity of this situation, I went back and I watched the videos, the videos that anybody can watch in the social media, and I watched them one more gut-wrenching time. It is really hard to express in words the human suffering that they lay out before us.

As a father, I can’t get the image out of my head of a man who held up his dead child, wailing, while chaos swirled around him, the images of entire families dead in their beds without a drop of blood or even a visible wound, bodies contorting in spasms, human suffering that we can never ignore or forget.

Anyone who could claim that an attack of this staggering scale could be contrived or fabricated needs to check their conscience and their own moral compass. What is before us today is real, and it is compelling.

So I also want to underscore that while investigators are gathering additional evidence on the ground, our understanding of what has already happened in Syria is grounded in facts, informed by conscience, and guided by common sense. The reported number of victims, the reported symptoms of those who were killed or injured, the firsthand accounts from humanitarian organizations on the ground, like Doctors Without Borders and the Syria Human Rights Commission, these all strongly indicate that everything these images are already screaming at us is real, that chemical weapons were used in Syria.

Moreover, we know that the Syrian regime maintains custody of these chemical weapons. We know that the Syrian regime has the capacity to do this with rockets. We know that the regime has been determined to clear the opposition from those very places where the attacks took place. And with our own eyes, we have all of us become witnesses.

We have additional information about this attack, and that information is being compiled and reviewed together with our partners, and we will provide that information in the days ahead. Our sense of basic humanity is offended not only by this cowardly crime, but also by the cynical attempt to cover it up.

At every turn, the Syrian regime has failed to cooperate with the U.N. investigation, using it only to stall and to stymie the important effort to bring to light what happened in Damascus in the dead of night. And as Ban Ki-moon said last week, the U.N. investigation will not determine who used these chemical weapons, only whether such weapons were used, a judgment that is already clear to the world.

I spoke on Thursday with Syrian Foreign Minister Muallem, and I made it very clear to him that if the regime, as he argued, had nothing to hide, then their response should be immediate, immediate transparency, immediate access, not shelling. Their response needed to be unrestricted and immediate access. Failure to permit that, I told him, would tell its own story.

Instead, for five days, the Syrian regime refused to allow the U.N. investigators access to the site of the attack that would allegedly exonerate them. Instead, it attacked the area further, shelling it and systemically destroying evidence. That is not the behavior of a government that has nothing to hide. That is not the action of a regime eager to prove to the world that it had not used chemical weapons.

In fact, the regime’s belated decision to allow access is too late, and it’s too late to be credible. Today’s reports of an attack on the U.N. investigators — together with the continued shelling of these very neighborhoods — only further weakens the regime’s credibility.

At President Obama’s direction, I’ve spent many hours over the last few days on the phone with foreign ministers and other leaders. The administration is actively consulting with members of Congress, and we will continue to have these conversations in the days ahead. President Obama has also been in close touch with leaders of our key allies, and the president will be making an informed decision about how to respond to this indiscriminate use of chemical weapons.

But make no mistake: President Obama believes there must be accountability for those who would use the world’s most heinous weapons against the world’s most vulnerable people. Nothing today is more serious, and nothing is receiving more serious scrutiny.

Thank you.