Siria: ‘400 civili morti con le rivolte’

26 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Damasco – Dall’inizio della rivolta contro il regime di Bashar al Assad in Siria, il mese scorso, 400 civili sono stati uccisi. E’ il bilancio del gruppo Sawasiah per i diritti umani.

USA ORDINA PARZIALE EVACUAZIONE AMBASCIATE – Gli Stati Uniti hanno ordinato ieri sera alle famiglie dei diplomatici ed al personale non essenziale delle sue ambasciate di Damasco di lasciare la Siria, a causa “dell’instabilità e della situazione incerta” che regnano nel paese in preda alla contestazione. “Il dipartimento di Stato ha ordinato a tutte le famiglie dei dipendenti del governo degli Stati Uniti ed al personale non indispensabile di lasciare la Siria”, si legge in comunicato del dipartimento. “Vista l’instabilità e la situazione incerta attuali, i cittadini americani in Siria sono invitati a limitare i viaggi e gli spostamenti non essenziali nel paese”, aggiunge la nota.

TIRI FORZE SICUREZZA UDITI A DARAA – Spari delle forze di sicurezza siriane sono state udite stamani a Daraa, dove ieri una offensiva militare contro i contestatori anti-regime ha fatto almeno 25 morti. Lo rivelano fonti dell’opposizione sul posto. “Continuano a sparare proiettili contro i residenti”, ha dichiarato un militante dei diritti umani, Abdallah Abazid, secondo il quale stamani le forze di sicurezza hanno circondato la casa del muftì di Daraa, città che si trova a 100 km a sud di Damasco.

FARNESINA SCONSIGLIA VIAGGI – La Farnesina sconsiglia di recarsi in Siria. “In ragione del perdurare degli scontri la situazione nel paese rimane ancora fluida, si sconsigliano per il momento viaggi in Siria”, si legge infatti in un avviso, pubblicato stamattina, sul sito ‘Viaggiaresicuri’. “Per coloro che si trovano in Siria si raccomanda di tenersi informati sulla situazione attraverso i mass media locali ed internazionali evitando luoghi di eventuali manifestazioni ed assembramenti (compresa la capitale) e di segnalare sempre la propria presenza all’Ambasciata d’Italia a Damasco (e mail: consolare.damasco[email protected])”, spiega la Farnesina invitando anche a registrare la presenza nel paese anche sul sito dell’Unità di Crisi (www.dovesiamonelmondo.it) “Si raccomanda in particolare di evitare Homs, Daraa ed il sud del Paese, nonché le zone costiere settentrionali, con particolare riferimento a Lattakia e Banias”.

E, ancora, di “adottare comportamenti consoni al contesto locale, astenendosi dal fotografare, anche con i cellulari, o riprendere le eventuali manifestazioni”. Durante il fine settimana, specie dopo la preghiera del Venerdì, si sconsiglia inoltre “di trovarsi in prossimità delle zone limitrofe alle moschee e di evitare spostamenti non necessari all’interno delle città per il possibile rischio di trovarsi coinvolti in cortei o assembramenti non prevedibili”.

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Migliaia di soldati su carrarmati blindati hanno fatto incursione a Daraa per strozzare la contestazione contro il regime di Bachar El-Assad iniziata in questa citta’ situata nella regione meridionale della Siria.

Daraa e’ stata assiedata, le comunicazioni sono state interrotte e gli abitanti sono stati assaliti dai colpi d’arma da fuoco dell’artiglieria pesante che ha fatto piu’ di 37 morti e decine di feriti. Washington ha annunciato che varera’ delle sanzioni contro il governo siriano, mentre diversi paesi dell’Unione Europea hanno chiesto una condanna della Nazioni Unite.

Sono almeno 500 intanto le persone arrestate in Siria dopo la stretta decisa dal regime con l’invio dei carri armati a Deraa, cuore delle proteste contro al-Assad, dove oggi i militari hanno ripreso a sparare contro i civili. A denunciarlo e’ stata l’organizzazione per i diritti umani Sawasiah, secondo cui almeno 20 persone sono state uccise fra ieri e oggi nella citta’ vicino al confine con la Giordania.

Nel frattempo in Yemen l’opposizione ha accettato il piano di mediazione proposto dai Paesi del Golfo e che prevede le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, bersaglio di mesi di proteste, entro trenta giorni.

“Abbiamo dato il nostro assenso finale all’iniziativa (del Consiglio di Cooperazione del Golfo) dopo aver ricevuto assicurazioni dai nostri fratelli del Golfo e dagli amici europei ed occidentali riguardo ad alcune clausole della proposta”, ha annunciato il portavoce Mohammed Qathan. Quest’ultimo ha precisato anche che il Common Forum – coalizione parlamentare delle forze di opposizione – ha notificato la propria decisione al segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Abdullatif al-Zayani.

Un altro esponente del Common Forum, Hamid al-Ahmar, ha chiarito che l’accettazione del piano non comportera’ la fine delle proteste. “Il piano non implica una sospensione delle manifestazioni, che sono un diritto costituzionale degli yemeniti”, ha affermato. Lunedi’ centinaia di migliaia di persone sono tornate in piazza a Sanaa e in altre citta’ del Paese.

Nella capitale le forze di sicurezza hanno ucciso un manifestante e ne hanno feriti altri trenta, come riferito da fonti mediche. Un altro dimostrante e’ morto ad Al-Baida, nel sudest, per mano di un uomo armato che, secondo testimoni, apparteneva al partito del presidente Saleh.

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Almeno 25 siriani sono stati uccisi oggi a Daraa, nel sud della Siria, durante le vaste operazioni militari condotte dall’esercito regolare di Damasco all’interno. Lo riferiscono testimoni oculari citati dalla tv panaraba al Arabiya.

”I morti potrebbero essere molti di piu’. L’esercito sta colpendo il centro abitato con proiettili di mortaio. Dai blindati mitragliamo contro le case”, e’ quanto si legge sul sito di monitoraggio Rassd, che trasmette anche su Twitter e che cita testimoni oculari di Daraa. Le fonti ribadiscono che la citta’ meridionale e’ ”completamente isolata”. ”I cellulari e i telefoni fissi non funzionano”, affermano.

USA VALUTANO SANZIONI CONTRO ESPONENTI GOVERNO – Gli Stati Uniti stanno valutando una serie di opzioni per fare pressioni su Damasco, comprese sanzioni contro alti esponenti del governo siriano, hanno riferito oggi fonti americane. Le misure potrebbero comprendere un congelamento delle proprietà di tali esponenti nonché un divieto di rapporti d’affari con gli Stati Uniti.

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Nonostante le aperture di giovedì scorso del presidente Bashar al Assad, la tensione resta alta in Siria. Daniel Saud, capo del Comitato per la difesa dei Diritti umani in Siria e leader dei dissidenti, è stato prelevato durante la notte dalla sua abitazione a Banias e trasferito in una località segreta. A denunciare l’arresto è il suo legale, Khalil Maatouk, che ne incolpa il Mukabarat, il servizio segreto siriano. E gli attivisti sono stati impegnati ancora oggi nel conto delle vittime. Alcuni cecchini avrebbero aperto il fuoco durante i funerali a Izraa e a Douma dei manifestanti uccisi ieri negli scontri in Siria. Almeno dieci le vittime, secondo il racconto dei testimoni.

“I funerali si trasformeranno in momenti di protesta, come i precedenti”, aveva annunciato un’attivista siriano per i diritti umani. Una prosecuzione delle manifestazioni di ieri in tutto il Paese, dove sarebbero rimaste uccise 112 persone che protestavano contro il regime del presidente Assad. Tra questi, secondo gli attivisti che hanno diffuso una lista dei “martiri”, ci sarebbero anche una bambina di quattro anni e un bambino di dodici. Il ‘massacro del venerdì santo‘, com’è stato definito. Sarebbero così più di 320 le persone morte dall’inizio della rivolta popolare siriana, il 15 marzo nella città di Daraa, a sud del Paese.

Le forze di sicurezza siriane hanno intanto imposto il coprifuoco a Barze, uno dei sobborghi di Damasco teatro ieri dell’uccisione di alcuni manifestanti. Violenze ridimensionate dal regime, che riferisce solo di otto vittime e 28 feriti tra manifestanti e agenti e aggiunge di aver sequestrato a un “gruppo armato criminale” alcune bottiglie di plastica riempite con “sangue vero”, usate per simulare il ferimento o l’uccisione di civili da parte delle forze di sicurezza. Oggi intanto due deputati, Nasser al Hariri e Khalil Rifai, hanno annunciato le loro dimissioni al parlamento siriano, in seguito alle uccisioni dei sivili. E’ la prima volta che accade dall’inizio delle proteste.

“Questo atroce ricorso alla violenza per fermare la protesta deve finire subito”. Così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha commentato gli scontri di ieri in Siria. Accusando anche il presidente Assad di cercare “l’aiuto iraniano nel reprimere la libertà dei cittadini siriani, attaverso le stesse azioni brutali che sono state usate dai suoi alleati di Teheran”. Accuse che un portavoce del governo di Assad ha definito “irresponsabili e parte di una provocazione che mette in pericolo la sicurezza del nostro popolo”.

Ma all’appello di Obama si è subito unita l’organizzazione per i diritti umani ‘Human Rights Watch‘, che ha chiesto all’Unione Europea di “imporre sanzioni mirate contro figure chiave del regime”. Non solo visti vietati e congelamento dei beni, ma gli attivisti chiedono che l’Ue “interrompa i suoi accordi con i regimi repressivi e conduca una politica estera degna dei suoi ideali”.

“Questi sono eventi storici che non potevano essere previsti, – ha aggiunto Nadim Houry, analista dell’organizzazione – è un’opportunità unica per costruire una relazione con la nuova società araba”. Anche dall’Italia arriva la condanna della “violenta repressione contro i manifestanti”, ieri in Siria. “Il diritto di manifestare pacificamente deve essere rispettato. – ha scritto in una nota Maurizio Massari, portavoce della Farnesina – L’attuazione concreta delle riforme ed il rispetto delle libertà fondamentali sono indispensabili per restituire al Paese quella stabilità sostenibile di cui necessita”.

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Le forze di sicurezza siriane hanno ucciso almeno 88 civili aprendo il fuoco ieri contro dimostranti pro-democrazia. Lo ha reso noto un gruppo di attivisti che coordinano le manifestazioni. I ‘Comitati di coordinamento locale’ hanno inviato alla Reuters un elenco con il nome di 88 persone, zona per zona, che il gruppo afferma sono state uccise in regioni che vanno dalla città portuale di Lattakia, a Homs, Hama, Damasco e fino al villaggio meridionale di Izràa.

Per la prima volta dall’inizio delle proteste la piattaforma di attivisti e dissidenti che a livello locale organizza la mobilitazione ha emesso un comunicato congiunto in cui si chiede la fine del monopolio del Baath, il partito al potere da quasi mezzo secolo, e l’instaurazione di un sistema politico democratico. Le proteste sono state convocate sui social network in tutte le città siriane.

CASA BIANCA, BASTA VIOLENZE, ATTUARE RIFORME PROMESSE – La Casa Bianca ha chiesto alla Siria di porre un termine alle violenze e di attuare le riforme promesse. Lo ha dichiarato a bordo dell’AirForceOne il portavoce del presidente Usa Barack Obama, Jay Carney. “Deploriamo l’uso della violenza”, ha detto Carney ai giornalisti al seguito di Obama, che sta tornando dalla California, prima di chiedere al governo di Damasco di “cessare e di rinunciare all’uso della violenza nei confronti dei dimostranti” oltre ad attuare le riforme promesse.

FRANCIA, AUTORITA’ DEVONO RINUNCIARE A VIOLENZA – La Francia ha chiesto alle autorità siriane di “rinunciare all’uso della violenza contro i propri cittadini” e di attuare le riforme. Lo si legge in una nota del ministero degli Esteri dopo la morte di almeno 70 persone durante le manifestazioni di oggi in Siria. “Le autorità siriane devono rinunciare all’uso della violenza contro i propri cittadini”, si legge in un comunicato del portavoce aggiunto del ministero, Christine Fages. “Chiediamo ancora una volta di avviare immediatamente il dialogo politico e di attuare le riforme che soddisfino le esigenze del popolo siriano. La revoca dello stato di emergenza deve tradotta in realtà”, prosegue la nota.

A MIGLIAIA MANIFESTANO ANCHE AD ALEPPO -Migliaia di siriani sono scesi in piazza a manifestare oggi anche ad Aleppo, seconda città siriana e a nord di Damasco. Lo riferiscono i siti di monitoraggio Rassd e Now Syria che trasmettono anche su Twitter. Citando testimoni oculari, i siti precisano che il corteo di dimostranti si è diretto verso la centrale piazza di Salah ad-Din (Saladino), mentre un numero imprecisato di agenti in borghese delle forze di sicurezza ha fatto irruzione nella moschea Amina della città, malmenando i fedeli anche all’interno della sala di preghiera. Altri testimoni riferiscono di decine di manifestanti arrestati ad al Bab, sobborgo settentrionale di Aleppo.

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Venerdì Santo di sangue in Siria: la protesta popolare contro il regime di Bashar al Assad, a cui hanno partecipato migliaia di persone in molte città del Paese, è stata repressa brutalmente dalle forze di sicurezza che hanno ucciso, secondo un bilancio provvisorio, almeno 60 persone. La protesta, che gli organizzatori hanno battezzato come “Grande Venerdì” è stata la più ampia dall’inizio delle manifestazioni contro il regime di Bashar al Assad, il 14 marzo scorso, la cui repressione finora ha provocato oltre 230 vittime.

Oggi, almeno 14 persone sono morte nella località di Ezra, nella provincia di Daraa, epicentro della contestazione; altre nove sono state uccise a Duma, 15 chilometri a nord di Damasco; sempre nei pressi della capitale sono morte altre sei persone, mentre quattro sono state uccise a Homs, due a Latakia e altre due a Hama. Decine di persone sono state inoltre ferite dai colpi delle forze dell’ordine che tentavano di disperdere i dimostranti in molte città: proteste e scontri si sono avuti anche a Damasco, nei quartieri di Maadamiyah, Zmalka e al Qabune.

Nonostante l’annuncio dato ieri dal governo siriano della revoca dello stato d’emergenza in vigore dal 1963, la protesta è andata avanti crescendo sempre più. Le manifestazioni sono cominciate all’uscita dalle moschee per la preghiera musulmana del venerdì: tra le 5mila e le 6mila persone hanno manifestato a Qamishli, nel nordest della Siria, e quasi 10.000 a Daraa nel sud. A Baniyas, secondo dignitari religiosi, circa 10mila manifestanti sono scesi in piazza per la libertà. Le manifestazioni hanno coinvolto anche la capitale Damasco, dove circa duecento persone hanno sfilato in centro prima di essere disperse dalle forze dell’ordine, secondo alcune fonti anche con il ricorso a gas lacrimogeni. Il “Grande venerdì” della protesta è coinciso con il venerdì Santo dei cristiani: le festività pasquali in Siria sono celebrate dalla comunità cristiana locale con una certa visibilità, ma quest’anno, secondo la Bbc, sono state relegato all’interno delle chiese.

I “Comitati locali siriani” della protesta, secondo quanto riporta la Bbc, chiedono la fine delle torture, degli arresti e delle violenze, tre giorni di lutto di Stato per i morti, un’inchiesta indipendente sulle morti che sfoci in procedimenti giudiziari contro i colpevoli, la liberazione di tutti i prigionieri politici e una riforma della costituzione siriana, con un limite di due mandati per il presidente.

Proteste e morti si sono avuti oggi anche nello Yemen, dove almeno venti soldati yemeniti sono morti in diversi scontri avvenuti nel Paese nel corso delle ultime 24 ore: la capitale San’a ha vissuto la più imponente manifestazione popolare dall’inizio delle proteste antigovernative, nel gennaio scorso, per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdallah Saleh, che ha invece ribadito il proprio attaccamento alla “legittimità costituzionale” . Decine di migliaia di persone hanno partecipato al “venerdì dell’ultima possibilità” nel centro della capitale, con la prospettiva di dichiarare uno sciopero generale per la giornata di domani; qualche chilometro più in là i sostenitori di Saleh hanno organizzato una contro manifestazione denominata “venerdì della riconciliazione”, e migliaia di agenti e militari sono stati dispiegati per evitare ogni contatto fra i due cortei.