SINO A FINE ANNO WALL STREET
A GONFIE VELE

13 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – «Per la Borsa di New York il 2006 sarà un ottimo anno». Una previsione controcorrente ancorché qualificata, quella di Thomas J. Sowanick, responsabile e strategist mondiale di Merrill Lynch Wealth Management, nonché direttore del Research Investment Committee della stessa banca d’investimento, dove lavora fin dal 1985.

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Incontriamo Sowanick a Milano dov’è impegnato in una conferenza per i clienti. Ci spiega tanto ottimismo essenzialmente con due motivi: «La marcia al rialzo dei tassi d’interesse, con quattrodici rialzi consecutivi da parte della Fed, è al termine. E intere importanti aree del mondo hanno imboccato una ripresa che non si esaurirà facilmente».

Quali consigli sta dando in questi giorni alla sua clientela?
«Consigliamo una maggiore esposizione sull’azionario rispetto alle obbligazioni, con preferenza, nella prima metà dell’anno, per le azioni extraUsa e con un progressivo passaggio dai titoli value a quelli growth, quelli più aggressivi insomma. Gli investitori dovranno inoltre tener presente che le materie prime avranno ancora potenzialità di crescita e che il dollaro si deprezzerà rispetto ad altre valute, e noi per questi motivi consigliamo di regolare di conseguenza gli investimenti».

La sua previsione è controcorrente perché la maggior parte degli economisti al momento sostiene che i molti fattori di debolezza, dalle tensioni internazionali simboleggiate dal caro petrolio fino alla perdurante debolezza dell’Europa, finiranno con il rallentare l’espansione sia americana che mondiale. Lei sostiene il contrario?
«Sì e no. L’economia americana rallenterà, è vero, sia pur di poco. Ma nonostante questo rallentamento, ci aspettiamo un tasso di crescita dell’economia a livello mondiale simile a quello del 2005. Quanto all’Europa, è vero che c’è una sostanziale debolezza. La crescita nell’anno in corso andrà un po’ meglio, ma poco rispetto a quello che sarebbe necessario. E ora la Bce probabilmente aumenterà i tassi».

E’ vero che la temuta ‘inversione’ della curva dei tassi prelude a una recessione?
«Non necessariamente. Diciamo che i tassi sui bond americani diventano relativamente meno attraenti rispetto a quelli di altre aree».
Ma da dove arriverà la crescita mondiale?
«Senz’altro dall’Asia. India e Cina non hanno nessuna intenzione di fermarsi, ma soprattutto si è aggiunto il Giappone che dopo anni di false partenze stavolta ha imboccato davvero la ripresa. Vorrei chiarire che quando parlo di un 2006 in crescita mi riferisco essenzialmente ai mercati azionari. Quanto all’economia nel complesso, potrebbero esserci passi falsi e anche arretramenti. Questi però non avverranno prima della fine dell’anno. Per ora i mercati, che anticipano sì spesso gli avvenimenti ma non poi di tanto, continueranno la loro salita».

Ma perché l’America rallenterà?
«Intanto per una questione ciclica dopo anni di crescita. E poi perché notiamo una serie di deboli frenate in settori cruciali, dai consumi all’immobiliare».
Quindi s’interromperà il fenomeno del refinancing dei mutui?
«In parte sì, ma guardi che in Europa viene sopravvalutato il potere di questo fenomeno sui consumi in generale. Si tratta di valori fra loro indipendenti».

Il fattore Fed comunque ha influenza?

«Sicuramente, è il più importante. Ben Bernanke, il nuovo presidente della banca centrale, l’ha fatto capire chiaramente. La marcia al rialzo dei tassi intrapresa con caparbietà due anni fa dal suo predecessore, sta finendo. E di questo i mercati non potranno che gioire sul brevemedio termine».

La sua previsione è valida sia per il Dow Jones che per il Nasdaq? Su quest’ultimo i tecnologici continuano con i loro sbalzi.
«Sui titoli tecnologici non si può mai dormir tranquilli. Ma questo è dovuto al fatto che, malgrado siano ormai anni che sono su piazza e che dopo la bolla del 2000 veramente sono rimasti alcuni fra i più solidi e capitalizzati, gli analisti faticano spesso a trovare un punto di convergenza sulle previsioni. Sul titolo Google, il più trattato di tutti, continuano ad esserci analisi che lo vedono a 600 dollari (oggi 440, ndr) ma altre che nello stesso momento lo vedono crollare fino a 100».

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