SINI-STRALCIO MOBILE COME CASSIUS CLAY

16 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Approfittando del palpabile successo legato al varo alla Camera della riforma della Costituzione con la Casa delle libertà tornata unita, il premier ieri ha deciso un affondo di comunicazione anche sulla finanziaria. Precisando in prima persona la risposta che giovedì ha dato al Capo dello Stato, e che ha immediatamente dopo ricalibrato a palazzo Chigi con il governatore Fazio e Siniscalco.

L’obiettivo di Berlusconi è di definire tassativamente i tagli fiscali che gli stanno a cuore entro due settimane, possibilmente insieme al collegato per il sostegno alla competitività, e varare a fine mese un pacchetto unico infiocchettato con il rimpasto di governo, in modo da «oliare» con le nomine ogni distinguo polemico nella maggioranza. Nel gioco di sponda e controsponda apertosi tra palazzo Chigi, Quirinale, Bankitalia ed Economia, Berlusconi non nasconde ai suoi più intimi che ovviamente sa che le posizioni sono distinte, ma l’importante è non perdere la regia e anzi giocare l’un contro l’altro a proprio vantaggio le diverse posizioni.

Giovedì sera, uscito dal Quirinale, ha approfittato dell’invito a decidere presto venuto dal capo dello Stato per convocare subito Siniscalco e Fazio. Obiettivo: abbandonare definitivamente l’iniziale calendario di Siniscalco, traguardato a definire il collegato una volta esaurito il passaggio alla Camera della Finanziaria, e gli sgravi fiscali solo una volta che anche al Senato si fosse capito che cosa della finanziaria restava. Per evitare sorprese, Siniscalco ha incontrato Fazio prima di recarsi da Berlusconi, e il caso ha voluto che con il governatore ci fosse anche Cesare Geronzi.

Ma nel successivo incontro Berlusconi ha avuto buon gioco nell’ottenere il sostegno del governatore all’utilità di sgravi fiscali per rilanciare l’economia, a patto, ha detto il governatore, che non fossero coperti in disavanzo o partite di giro affiancate da nuove imposte. Berlusconi ha incassato, confermando davanti a entrambi gli interlocutori di aver sempre precisato a Siniscalco che gli sgravi non andavano coperti con altre tasse. A Siniscalco è toccato far buon viso, sia sui tempi più stretti che sulla necessità di reperire nuove risorse per i tagli alle imposte, con l’impegno di farlo d’accordo col governatore.

Finito l’incontro, tanto per non fidarsi, il premier ha ulteriormente dato un’unghiata a un pezzo della finanziaria che non lo convinceva, visto che trasgrediva l’ordine del no a nuove tasse: di qui la decisione a notte fonda di cancellare l’aggravio degli estimi catastali. Sommandosi al venir meno dell’adeguamento Istat degli studi di settore e alla necessità di reperire risorse per i 6,7 miliardi di sgravi voluti dal premier, la coperta di Siniscalco si fa più corta. Tanto che il nuovo nickname del ministro è Sini-stralcio.

Fazio, al momento, ha incassato dal premier la ragionevole certezza che il governo intende varare presto a questo punto la riforma del risparmio, senza però toccare le prerogative di Bankitalia sulla vigilanza e il mandato del governatore. In ballo ci sono anche altre partite, che tipo di sblocco dare al risiko bancario su Antonveneta tra Capitalia e Popolare di Lodi, che impegno aspetterà le banche in Alitalia tra poco e in Fiat domani, la malleabilità stessa di Bankitalia nel concedere le autorizzazioni previste per il fondo immobiliare pubblico da cui dovrebbero venire non poche delle risorse una tantum previste in finanziaria, il ruolo delle banche e il ridimensionamento dell’autonomia della Cassa depositi e prestiti nel fondo di rotazione alle imprese che da ieri Berlusconi ha riposto al centro del sostegno alla competitività.

Berlusconi vuole che il fondo attivi risorse – attraverso leva finanziaria – eguali allo sgravio fiscale, 6 miliardi di euro una voce e 6 l’altra. Ciò significa che la sostituzione tra contributi a fondo perduto e nuovi prestiti in conto capitale sta più sulla linea del 50 per cento del pregresso annunciata da Micciché, che sul 30 per cento cui pensava il ministro Marzano. Ed ecco perché ieri Montezemolo ha ringhiato fingendo di prendersela solo con il ministro Maroni, reo di aver ironizzato sul fatto che non si capiva ancora che cosa gli imprenditori in realtà volessero. Montezemolo ha rifatto l’elenco e bollato la finanziaria come “restrittiva”, perché dalla coperta sempre più stretta di Sini-stralcio sembra cadere la promessa sin qui data dal ministro, di toccare le imprese il meno possibile. Fazio sa invece che il riavvicinamento al premier può giovargli molto, e dargli anche voce in capitolo sulla nomina nel board della Bce del successore a Padoa Schioppa.

Gli altri partner di maggioranza, al momento, del gioco dei quattro cantoni istituzionali sono solo spettatori. Mercoledì o giovedì prossimo Siniscalco presenterà loro le prime ipotesi del compromesso istituzionale per il taglio fiscale. Persino Fini, dopo un anno e mezzo trascorso nel chiedere la cabina di regia economica, è stato tenuto fuori dalla cena a palazzo Chigi. Ma ai suoi è detto che è stato meglio così, lealtà al premier oggi significa pieno diritto di critica se venissero toccate le voci che ad An stanno a cuore, come i contratti pubblici. Gasparri ha sottolineato come positiva la smentita dell’innalzamento del prelievo sui Bot, mentre Alemanno fino al giorno prima era evidentemente a favore.

Chi rischia di più, purtroppo, tra ipotesi cassate di entrata e necessità di coprire gli sgravi, è attualmente il Ragioniere generale dello Stato. Il suo entusiasmo per la regola del due per cento, nei prossimi giorni, farà i conti con richieste aggiuntive di copertura sempre più stringenti. Con un ministro che tra i quattro angoli del ring istituzionale molleggia felino come Cassius Clay da giovane alle Olimpiadi di Roma, la Ragioneria dovrà mettere punti fermi, per evitare alla prossima trimestrale di cassa sorprese che non piacerebbero né al premier, né a Fazio né a Ciampi.

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